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DOMANDA

Ho notato che nel vasto catalogo della vostra azienda manca un prodotto a parer mio molto importante negli attuali tempi “globalizzati”. Si fa, insomma, un gran parlare di dialogo ma sovente ci si trova davanti all’ostacolo principale della comunicazione: la diversità di linguaggio. Mi rendo conto che un “dizionario universale” sia al di là della possibilità di chiunque, ma sono già stati fatti tentativi da parte di altre case editrici di porre almeno parzialmente rimedio a questo ostacolo con prodotti che hanno comunque il pregio di consentire una pronuncia approssimata delle parole straniere... In termini semplici: mi riferisco ad un dizionario che consenta un’interpretazione corretta e scientifica delle scritture e fonie diverse da quella latina/italiana, come il cirillico, il coreano, l’arabo, il georgiano... e che accompagni il tutto con una tabella accurata del sistema fonetico internazionale. Ovviamente, non andrebbero trascurate le lingue in cui esistono vari metodi di traslitterazione con relative pronunce (cinese, giapponese...).

RISPOSTA

 

Il dizionario universale sembra in effetti parto di un’immaginazione borgesiana o trascrizione addomesticata di certi congegni miracolosi come i “traduttori universali” che, nella space opera fantascientifica degli anni Cinquanta, permettevano agli eroi terrestri di comunicare istantaneamente con gli alieni di turno, a meno che non ci si trovasse di fronte a un evolutissimo extraterrestre, come quello interpretato da Keanu Reeves nel remake di Ultimatum alla Terra, il quale, appena giunto sul nostro pianeta, cominciasse da subito a comunicare, bel bello, in una lingua nativa – l’inglese, naturalmente.
 
Cessando di celiare, la necessità avvertita dal signor Del Mastio ha fondamento. Forse si tratta di capire bene a che cosa dovrebbe mirare una volontà di comprensione e comunicazione, in «tempi “globalizzati”», che intenda utilizzare uno strumento comunque parziale come un dizionario. Intanto, va segnalato che, sia per i parlanti comuni, sia per coloro che hanno a che fare, per professione o altro motivo, con linguaggi settoriali (tecnica, scienza, finanza ecc.), i buoni dizionari dell’uso italiani operano un’ampia inclusione dei termini stranieri più diffusi nel nostro idioma, dandone la precisa resa grafica e di pronuncia, secondo i dettami dell’Alfabeto fonetico internazionale (o versioni leggermente semplificate). Questo è già un servizio fondamentale che si offre al parlante e allo scrivente, poiché, nonostante tutto, il bisogno primario di un italiano che voglia avere uno sguardo “globale” è quello di conoscere l’identità dei termini stranieri più vivi nella lingua italiana contemporanea o comunque in essa presenti a vario titolo, penetrativi in vari periodi storici e con differenti frequenze e ambiti d’uso. Tali termini, infatti, sono vere finestre sul mondo che sta oltre i nostri confini.
 
Naturalmente non può che essere selettivo il criterio di inclusione dei vocaboli d’origine straniera (forestierismi), in quanto, per l’appunto, i dizionari monovolume della lingua italiana sono dizionari della lingua dell’uso e prendono in considerazione, come dire, il parco lessicale effettivamente movimentato. Diciamo dunque che, per quanto riguarda le necessità non dell’erudito, ma del parlante comune (quale anche l’erudito è, peraltro), i dizionari della lingua italiana dell’uso rispondono a necessità di interpretazione e comprensione basiche delle voci straniere più diffuse e importanti appartenenti al patrimonio lessicale della nostra lingua: non è poco. Esistono poi numerosi dizionari bilingui che consentono di trovare corrispondenze tra le parole italiane e quelle di numerose lingue straniere. In rete, poi, ci sono numerosi esempi di strumenti di consultazione multilingui (per esempio, www.alphadictionary.com).
 
Nulla vieta, naturalmente, che una benemerita casa editrice prima o poi si decida a intraprendere l’opera di un dizionario che «consenta un’interpretazione corretta e scientifica delle scritture e fonie diverse da quella latina/italiana», come chiede il signor Del Mastio. Andrebbe ben soppesata però la necessità di calibrare il progetto in modo realistico: quante lingue includere?; di quale estensione pensare il lemmario e con quale taglio progettarlo (per esempio: soltanto lessico comune o anche lessici specialistici)? In definitiva si tratterebbe di decidere a chi dovrebbe servire questo dizionario e per farci che cosa. Davvero, se no, staremmo parlando di un’affascinante utopia.

UN LIBRO

Vita. Storia di una parola

Giuseppe Patota

Ed ecco la storia di una parola irrequieta, che non riesce a star ferma ed imbalsamata in un vocabolario e condensa «significati e sfumature di significato» davvero sorprendenti, su cui vale la pena di soffermarsi.