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DOMANDA

Pensare di accettare una cosa è già affermazione di accettazione o vi è ancora possibilità di rifiuto?

RISPOSTA

Domanda interessante, che mette in gioco la forza illocutiva dell'enunciato prodotto (“penso di accettare”). Qual è il grado della volontà espressa dall'enunciato? Impossibile dirlo in astratto. La forza illocutiva dell'enunciato è espressa dal verbo pensare, nel senso di 'ritenere', 'essere propenso'. Una propensione è già qualcosa di significativo, ma non è una certezza.

In determinate circostanze, l'enunciato illocutivo “penso di accettare” può coincidere con l'azione. Vi sarebbe dunque una forza performativa massima, simile a quella contenuta in sé per sé in un verbo come dichiarare (“dichiaro di accettare”: in pratica, accetto nel momento in cui dichiaro dei accettare). “Pensare”, però, per esprimere una evidente forza performativa ha bisogno di realtà testuali o contestuali, per dir così, di conferma.

Per esempio, se chi pronuncia la frase “penso di accettare” si esprime con un tono convinto e due secondi dopo suggella l'affermazione con un sorriso, un cenno del capo, una stretta di mano o addirittura la firma in calce a un documento, allora possiamo dire che il “pensare di accettare” “è già affermazione di accettazione” e ciò che si dice in pratica si realizza in coincidenza con l'esecuzione di un'azione preannunciata come possibile.

In astratto, viceversa, al di fuori di una concreta interazione comunicativa o di un testo che disambigui l'affermazione, è impossibile dire se il “pensare di accettare” costituisca “già “affermazione di accettazione”.

UN LIBRO

Il liceo classico: qualche idea per il futuro

Michele Napolitano

È un libro notevole che aggiunge un contributo prezioso a un dibattito già molto vivace: chi insegna materie letterarie nella scuola o nell’università troverà ampia materia di riflessione e utilissimi suggerimenti