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DOMANDA

Pensare di accettare una cosa è già affermazione di accettazione o vi è ancora possibilità di rifiuto?

RISPOSTA

Domanda interessante, che mette in gioco la forza illocutiva dell'enunciato prodotto (“penso di accettare”). Qual è il grado della volontà espressa dall'enunciato? Impossibile dirlo in astratto. La forza illocutiva dell'enunciato è espressa dal verbo pensare, nel senso di 'ritenere', 'essere propenso'. Una propensione è già qualcosa di significativo, ma non è una certezza.

In determinate circostanze, l'enunciato illocutivo “penso di accettare” può coincidere con l'azione. Vi sarebbe dunque una forza performativa massima, simile a quella contenuta in sé per sé in un verbo come dichiarare (“dichiaro di accettare”: in pratica, accetto nel momento in cui dichiaro dei accettare). “Pensare”, però, per esprimere una evidente forza performativa ha bisogno di realtà testuali o contestuali, per dir così, di conferma.

Per esempio, se chi pronuncia la frase “penso di accettare” si esprime con un tono convinto e due secondi dopo suggella l'affermazione con un sorriso, un cenno del capo, una stretta di mano o addirittura la firma in calce a un documento, allora possiamo dire che il “pensare di accettare” “è già affermazione di accettazione” e ciò che si dice in pratica si realizza in coincidenza con l'esecuzione di un'azione preannunciata come possibile.

In astratto, viceversa, al di fuori di una concreta interazione comunicativa o di un testo che disambigui l'affermazione, è impossibile dire se il “pensare di accettare” costituisca “già “affermazione di accettazione”.

UN LIBRO

Scugnizzo. Una storia italiana

Nicola De Blasi

Scugnizzo è davvero una storia italiana perché non è solamente la storia della parola ma – come deve essere – l’analisi storica di ciò che ruota attorno alla vita di quella parola, la descrizione del suo percorso (dalla prima attestazione, alla sua più ampia diffusione), l’indagine del tortuoso viaggio che ha dovuto compiere, delle geografie che l’hanno prodotta e che ha attraversato.