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DOMANDA

Pensare di accettare una cosa è già affermazione di accettazione o vi è ancora possibilità di rifiuto?

RISPOSTA

Domanda interessante, che mette in gioco la forza illocutiva dell'enunciato prodotto (“penso di accettare”). Qual è il grado della volontà espressa dall'enunciato? Impossibile dirlo in astratto. La forza illocutiva dell'enunciato è espressa dal verbo pensare, nel senso di 'ritenere', 'essere propenso'. Una propensione è già qualcosa di significativo, ma non è una certezza.

In determinate circostanze, l'enunciato illocutivo “penso di accettare” può coincidere con l'azione. Vi sarebbe dunque una forza performativa massima, simile a quella contenuta in sé per sé in un verbo come dichiarare (“dichiaro di accettare”: in pratica, accetto nel momento in cui dichiaro dei accettare). “Pensare”, però, per esprimere una evidente forza performativa ha bisogno di realtà testuali o contestuali, per dir così, di conferma.

Per esempio, se chi pronuncia la frase “penso di accettare” si esprime con un tono convinto e due secondi dopo suggella l'affermazione con un sorriso, un cenno del capo, una stretta di mano o addirittura la firma in calce a un documento, allora possiamo dire che il “pensare di accettare” “è già affermazione di accettazione” e ciò che si dice in pratica si realizza in coincidenza con l'esecuzione di un'azione preannunciata come possibile.

In astratto, viceversa, al di fuori di una concreta interazione comunicativa o di un testo che disambigui l'affermazione, è impossibile dire se il “pensare di accettare” costituisca “già “affermazione di accettazione”.

UN LIBRO

Vita. Storia di una parola

Giuseppe Patota

Ed ecco la storia di una parola irrequieta, che non riesce a star ferma ed imbalsamata in un vocabolario e condensa «significati e sfumature di significato» davvero sorprendenti, su cui vale la pena di soffermarsi.