15 aprile 2019

Vista l'importanza attribuita normalmente alle definizioni delle parole presso il vostro dizionario, mi chiedevo con quale criterio venissero assegnate le priorità alle varie accezioni. Mi spiego subito con un riferimento ad una parola precisa: lavoro. Quando, senza dire nulla altro che questa parola, ad una persona comune, che non sia quindi uno specialista, chiediamo il significato, con le proprie parole normalmente fa riferimento al mestiere con cui ci si guadagna da vivere. Ma questa parola ha una importanza tale da potersi trovare in mezzo a mille discussioni in cui il concetto di "retribuito" va esplicitato, talvolta risultando ridondante, talvolta invece offensivo, eccetera. Le faccende di casa non sono un lavoro, se è casa mia, ma solo se considero una certa accezione di questa parola. Mi chiedo dunque quale sia il percorso o la serie di vie che arrivino a portare questo preciso significato ad essere il "d)" , molto dopo vari altri considerati come "il primo significato" ed altri via via più lontani. Ma addirittura arrivare al quarto, quando ce lo si aspetterebbe primo, mi porta alla domanda. Forse non ho trovato o cercato abbastanza bene online dove lo spiegate già. Vi ringrazio per l'attenzione ed il tempo dedicato alla lettura. Ancora di più se avrete la gentilezza di rispondere.

Trovare on line nel portale della Treccani una risposta al perché una singola voce, pur importante, sia strutturata in un certo modo non è proprio possibile. Non è possibile che ciò accada anche compulsando altri dizionari della lingua italiana dell’uso, se l’obiettivo è ristretto alla parola lavoro.

 

Nel caso in questione, infatti, è in gioco, più che una singola parola, il modello stesso di organizzazione concettuale del dizionario intero, che nell’architettura di ogni voce si rispecchia: un’architettura informata da princìpi che si vorrebbero di coerenza rigorosa; un’architettura che può essere anche sensibilmente diversa da dizionario a dizionario, determinandone gli obiettivi e, per dir così, la personalità.

 

Limitandoci al Vocabolario on line della Treccani, si noterà che in ogni voce si procede dalla base di una piramide (rovesciata, perché da lì si parte con la prima accezione) verso il vertice, collocato, in fondo, alla fine. Il rapporto gerarchico tra alto e basso è rovesciato: la prima accezione è la più generale e semanticamente vasta, di solito portatrice dei contenuti della parola permanenti (ci si riferisce al permanere nel corso dei secoli). L’ultima, quella più specifica, è meno presente nell’uso perché confinata in tempi storici lontani, oppure propria di àmbiti periferici o settori superspecialistici. Non deve stupire, pertanto, che la sottoaccezione di ‘lavoro retribuito’ sia collocata alla lettera “d” e non alla lettera “a” dell’accezione 1 di lavoro. E si noti, comunque, che stiamo pur sempre parlando della prima accezione, cioè della grande base semantica della parola, gerarchicamente in vetta.


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