10 giugno 2019

Ho trovato nell'articolo di giornale sportivo in una dichiarazione di un allenatore di calcio scritto “eppoi” tutto attaccato. Magari ha sbagliato il giornalista? Io ho l'impressione che scrivere così sia sbagliato.

Ci sono oscillazioni che attraversano tutta la storia della lingua italiana  e che perdurano ancora oggi di casi in cui è ammesso, alternativamente, usare soltanto la forma univerbata (per esempio pertanto e non più per tanto; soprattutto e non più sopra tutto), sia la forma univerbata sia quella scissa (dimodoché si può scrivere tutto attaccato ma anche separando i componenti: di / modo / che). A questo si aggiunga che negli ultimi quarant'anni si afferma la tendenza a tradurre per iscritto la naturale univerbazione che avviene nella pronuncia. Perché? Accade anche e soprattutto per influsso della lingua giornalistica – ce ne dà prova anche il gentile lettore –, desiderosa di riprodurre le caratteristiche del parlato. E ci si mettono anche i fumetti e pure certi filoni della narrativa più recente, che frequentemente adottano questo genere di soluzione, per cui i vari epperò, eppoi, evvai, massì, mannò, ecc. sono ampiamente rappresentati.

Secondo noi, ciò che è consentito allo scrittore o al giornalista, perché risponde alle esigenze stilistiche del testo, non è consigliabile a chi voglia scrivere, per esempio, un componimento scolastico standard, l’elaborato per una prova di concorso, una circolare ministeriale o un comunicato stampa ufficiale. In tutti i casi in cui è importante o preferibile attenersi a un modello di lingua standard, è bene scegliere la soluzione tradizionale e, se si hanno dubbi, consultare le grammatiche e i dizionari.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0