17 giugno 2020

Vorrei segnalare che alla voce "ridondanza" c'è un errore, laddove si dice: "In linguistica, mancanza di contenuto informativo specifico in uno o più elementi di un testo orale o scritto, per cui quegli elementi risultano superflui (o ridondanti)". La ridondanza è in realtà un principio costitutivo ed ineliminabile delle lingue; l'accezione è la stessa della teoria della comunicazione, cioè la ripetizione in più punti, nella strutturazione dei messaggi verbali, di elementi morfologici e lessicali, per vincere il "rumore", nel senso di qualsiasi elemento che possa compromettere la corretta ricezione del messaggio, e consentirne la corretta comprensione. Chiaramente, il senso di "pleonastico, superfluo" è collegato, ma nella terminologia linguistica vi è stata una ridefinizione del termine "ridondanza".

Se leggiamo in altri valenti dizionari la correspettiva accezione, ci accorgiamo in realtà che non ci si discosta da quanto scritto nel Vocabolario Treccani.it.

Si scrive nel Nuovo dizionario De Mauro online: «proprietà di un codice o di una lingua che per un dato numero di messaggi presenta o prevede unità distintive più numerose di quelle strettamente necessarie al fine di distinguere i messaggi stessi»; nel Garzanti linguistica online si passa dall’accezione relativa alla proprietà del codice a quella collegata del fenomeno che realizza la proprietà: «nella teoria della comunicazione, parte di un messaggio che può essere eliminata senza perdita sostanziale di informazione».

Quanto scrive la nostra gentile lettrice ci trova perfettamente concordi: si tratta di una sintetica analisi dell’importanza del fenomeno della ridondanza nella lingua parlata, in cui il ridondare non di rado è finalizzato al buon esito dell’atto linguistico. In tal senso la migliore sintetica definizione di ridondanza (nella teoria della comunicazione) è presente s. v. nel Dizionario di linguistica diretto da Gianluigi Beccaria (Einaudi, 1994): «Nozione strettamente connessa con il processo di comunicazione, che definisce la quantità di informazione che deve essere ripetuta per rendere un messaggio comprensibile anche in situazione di disturbo». In questo senso, forse, nessun dizionario della lingua italiana dell’uso ha inteso addentrarsi nella dimensione “positiva” del termine, limitandosi a inferire il dato collaterale della presunta superfluità dell’elemento ridondante: un ossequio alla concezione vulgata di ridondanza perpetuato dalla tradizione grammaticale scolastica?

 


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