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I nostri lettori cacciatori di parole nuove/2

Anno nuovo, rubrica (semi)nuova: ecco qui la seconda puntata della “caccia alle parole nuove”, sguinzagliata tra i nostri lettori da qualche mese a questa parte. Si tratta di una rubrica destinata a crescere su sé stessa, poiché la segnalazione di parole nuove da parte degli utenti del Portale Treccani.it non conosce sosta. Come abbiamo scritto in occasione della puntata di apertura, il lavoro volontario dei cacciatori di parole sarà tenuto in gran conto dalla redazione del Vocabolario Treccani.it. Anche se le parole proposte non dovessero essere idonee all'inclusione nel grande repertorio on line, saranno collocate in una speciale quarantena, tenute sotto controllo e monitorate. Non è detto che quanto oggi sembra occasionale o effimero non possa, nel corso del tempo, imporsi nell'uso e quindi essere promosso come neologismo vero e proprio agli onori della lessicografia. Partiamo con le nuove proposte.

Collavorare
 
A. U. propone il verbo intransitivo collavorare (ausiliare avere), del quale offre un articolato ventaglio di accezioni: «1. Stile di lavoro che implica la partecipazione e la condivisione esplicita nello svolgimento di un lavoro o di una attività professionale, all’interno di una organizzazione, tra funzioni aziendali diverse o tra organizzazioni diverse, utilizzando ogni strumento disponibile, reale o virtuale, per coinvolgere attori a dare il proprio contributo. 2. Coinvolgere socialmente in forma non gerarchica e propositiva persone che pur lavorando indipendentemente condividono gli stessi valori e sono interessati alle dinamiche sinergiche che si creano grazie a questa forma di lavoro. 3. Contribuire a eliminare ogni ostacolo, fisico o virtuale, ma anche psicologico o sociale che impedisca la collaborazione tra soggetti nello svolgimento del loro lavoro».
Siamo nell'ambito concettuale del cosiddetto Humanistic Management (altra espressione relativamente nuova che andrà monitorata), ovvero dell'innovazione organizzativa che, incrociando la cultura tecnologica e mediale affiorante e la tradizione valoriale umanistica, immagina un “lavorare in condivisione” (collavorare) che rompa col paradigma identitario, gerarchico e produttivo dell'azienda classica (si veda il saggio Lavorare o collaborare? di Nicola Palmarini).
La parola collavorare è formata innanzi tuttoda con-, prefisso di parole composte, sia derivate dal latino – come consorte, condensare – sia formate modernamente – come concittadino, concentrare –. Davanti a una parola che comincia con consonante, l'assimilazione regressiva fa sì che tra due consonanti in contatto quella che segue retroagisca su quella che precede, assimilandola a sé: *con-lavorare > collavorare.
Già attestato nei media e in rete, il verbo collavorare rimanda al sostantivo coworking, di recente impiego in inglese. Coworking 'utilizzo di un ambiente di lavoro condiviso da parte di organizzazioni diverse per attività indipendenti' è documentato anche in italiano, come sostantivo maschile invariabile.
Candidato a entrare nel Vocabolario, insieme con coworking,in attesa di qualche attestazione scritta in più da raggranellare nel corso del tempo.
 
Gravitivo
 
L'utente lucernaardente segnala l'aggettivo gravitivo.Più che un neologismo, gravitivo è un termine tecnico-scientifico inevitabilmente ignoto ai più: è presente in testi medici di semeiotica e diagnostica come tecnicismo collaterale, nell'accezione di 'non acuto e istantaneo; persistente, continuo', e si trova anche in altre discipline, con significati diversi (in geofisica, si parla di onde acustiche gravitive). Esiste un ascendente di gravitivo. Si tratta deltermine latino gravitivus, attestato in un testo medico dell'accademico secentesco tedesco Theodorus Craanen, che scrisse «de dolore gravitivo et fixo».
Improbabile che il termine gravitivo metta il naso fuori del lessico medico.
 
Monitare
 
S. D. segnala «"Monitare", inteso come l'attività del "rivolgere moniti". Usato per lo più in terza persona e prevalentemente riferito al presidente della Repubblica ("Napolitano monita..."), particolarmente frequente in siti e blog in rete, talvolta anche nella carta stampata (cfr. "Il Fatto Quotidiano")».
Il «solenne e severo ammonimento» (Zingarelli 2014, s. v. monito) che costituisce il monito è per tradizione legato ai pronunciamenti pubblici dei presidenti della Repubblica italiana, rivolti alla nazione di solito in occasioni solenni o in momenti di particolare crisi del Paese.
Ben prima del giornalista Marco Travaglio, è stato Beppe Grillo a creare l'abbinamento monitare/Giorgio Napolitano (in quanto presidente della Repubblica), derivando dal sostantivo monito il verbo monitare.Un verbo, va detto, carico di ironia, che trasforma l'anziano presidente in una sorta di burattino della Commedia dell'arte (o del ben più scadente “teatrino della politica”), un vecchio antipatico e borbottone sempre con l'indice sollevato, pronto ad annoiare con i suoi sclerotici ammonimenti. In rete e, talvolta, nei media tradizionali, si trova monitare 'pronunciare moniti' riferito anche ad altri personaggi.
Quel che certamente non va è il fatto di usare monitare nel significato di monitorare, come sempre più spesso accade di leggere, evidentemente a causa della somiglianza formale tra i due verbi (un esempio sul quotidiano «Libero» on line: Prato: Pdl veneto, cabina di regia per monitare fenomeno laboratori clandestini).
Da monitorare (appunto).
 
Sbatta
 
M. B. segnala come neologismo sbatta, «termine molto usato dai più giovani. Significa "fatica, forte impegno". Ad esempio: “Mi devo fare la sbatta di spalare la neve", "Ho dovuto passare 2 ore in coda: che sbatta!”».
Sbatta viene da sbattimento (nel duplice significato figurato, molto pop, di 'seccatura, noia, malumore' e di 'darsi un gran da fare') ed è registrato nell'ottimo “Dizionario storico dei linguaggi giovanili” (sottotitolo) Scrostati gaggio! (titolo), di Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno (Utet libreria, 2004). Il dizionario fornisce due esempi tratti dal volumetto Kumpalibre scritto nel 2002 dal duo comico milanese, allora giovane e anche giovanilistico, dei Pali e Dispari. In un caso, sbatta entra a fare parte della locuzione (essere) in sbatta 'essere di malumore, essere depresso'.
Con una segnalazione da Bergamo, il vocabolo è registrato anche in Slangopedia, «il primo dizionario slang della digital generation, teeagers anni 2000 che riscrivono e reinventano ogni giorno l'alfabeto a botte di sms, mail e blog», come scrive Maria Simonetti introducendo le più di 1.200 voci finora segnalate dagli utenti. Con due segnalazioni da Milano, sbatti e la sua variante sbatta sono presenti in un altro utile repertorio on line di gergalismi giovanili, Brutta storia - Manuale di lingua e mitologia urbana.
Come si desume dagli esempi a disposizione, sembra di poter affermare che il centro di irradiazione delle espressioni gergali giovanili sbatta, sbatti, in sbatta sia la Lombardia.
Prudenza consiglia di tenere conto ma di non accogliere in un dizionario della lingua italiana “generalista” le voci provenienti dalle lingue giovanili, almeno fino a quando tali voci non si diffondano – come talvolta accade – oltre i confini anagrafici, stilistici e geografici di partenza.
 
Trollaio
 
V. D. segnala trollaio, invenzione maliziosa e ironica che circola tra gli utenti di internet per indicare un luogo virtuale diventato impraticabile perché funestato dagli interventi provocatori, offensivi o insensati di disturbatori abituali, già da alcuni anni definiti in rete troll, riprendendo il nome delle creature rese popolarissime negli ultimi anni dai cicli cinematografici del Signore degli anelli e dello Hobbit. Nei suoi romanzi, Tolkien immagina i troll come esseri giganteschi, sostanzialmente stupidi o violenti, ma in realtà le tradizionali credenze popolari scandinave vedono nei troll esseri fiabeschi di taglia varia, magici e maligni abitatori dei boschi. Il sostantivo trollaio rappresenta bene la capacità dell'italiano di modificare strutture fonomorfologiche estranee (in questo caso, la terminazione in doppia consonante), adattandole alle proprie. In questo caso, al sostantivo straniero si affigge un suffisso di lunga tradizione toscana e dunque italiana, -aio, che serve anche a formare derivati nominali indicanti luoghi in cui, in senso concreto o figurato, abbonda o è contenuto o si ripone ciò che è designato dal nome che funge da base (granaio, ginepraio, letamaio, pollaio, ecc.). Il trollaio è, figuratamente, un pollaio in cui schiamazzano i troll (e può ben essere che in trollaio risuoni per paronomasia il dispregiativo figurato troiaio). Attestati in internet anche il verbo trollare (che riecheggia l'inglese trolling)'comportarsi da troll in una comunità virtuale' e il verbo fraseologico farsi trollare 'in internet, cadere vittima di provocazioni da parte di troll'.
Da monitorare, ma da recepire senz'altro subito nel senso di introdurre nel Vocabolario Treccani.it, s. v. troll, l'attuale accezione gergale della parola.
 
Tra un mese circa, altre cinque proposte dei nostri lettori e utenti: Inviateci le vostre segnalazioni, buona caccia!
 
Silverio Novelli
 

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Il piacere di scrivere. Guida all'italiano del terzo millennio

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Il manuale di Cignetti e Fornara, due linguisti che insegnano Didattica dell'italiano alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, mantiene ciò che promette nella Premessa: far sì che la realtà della lingua e degli usi guidi il percorso di intervento del docente

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