Icona_Motore-di-ricercaMotori di Ricerca Banche dati
  Biblioteche Meteo
 

Wags, donne da diporto

Chi sono le wags italiane? Basta fare una carrellata guidati da Google e si è esposti a una raffica di gallerie fotografiche che sparano immagini di giovani e belle donne in costume da bagno o in pose più o meno blandamente erotiche. Accomunate dal fatto di essere mogli, fidanzate, compagne, “ragazze” di calciatori famosi, vivono un ciclico momento di celebrità riflessa, coincidente, quest’anno, con i campionati europei di calcio. Mentre i mariti, fidanzati, compagni, “ragazzi” sgambettano sui campi di gioco in Polonia e Ucraina, queste donne hanno il merito, per i giornali di mezz’Europa (si dice così, ma forse si potrebbe osare: di tutt’Europa), di poter essere, con geniale senso dell’infotainment, associate ai maschi in calzoncini e scarpini, che sono notizia di bruciante attualità, e dunque rivendute – non viene in mente termine meno crudo ma sincero – come corredo pseudo-informativo. In realtà, l’informazione non c’è. Le varie Melissa Satta, Silvia Hsieh, Malisa Catalani, Alice Grignani stanno qui e là al mare a mostrar le chiappe chiare come tutti noi, se possiamo, in questo periodo. Ma, naturalmente, ci sono chiappe e chiappe: quelle famose e belle, giustificate nel loro esserci dall’ebbra deontologia del gossip e del voyeurismo giornalistico – amplificatore deformato di pulsioni che stanno dentro molti maschi italiani ed europei e terrestri – finiscono in rete, in passerella, anche nei siti di rispettabilissimi supplementi di rispettabilissimi quotidiani on line come Repubblica.it (http://d.repubblica.it/rubriche), che, peraltro, capace che fra due giorni ospiti, per dire, un qualche intervento della filosofa Michela Marzano, da tempo impegnata a ragionare sull’uso maschilista e “pornificatore” – mi si passi l’invenzione lessicale – della figura e del ruolo della donna nella società contemporanea. Et voilà: Le wags italiane sfilano sulla spiaggia (titolo) e il feromone è servito, anche se, va detto, di solito a basso dosaggio.

In giro a fare shopping
 
Dunque cerchiamo di capire non tanto chi siano le wags italiane (questo è stato spiegato), quanto perché siano state chiamate così. I media ci vanno a nozze con l’inglese, si sa. In particolare, questa paroletta viene dritta dritta, senza troppe modifiche semantiche, proprio dal giornalismo britannico dei tabloid, applicato ai ludi calcistici (e dintorni). Wags, secondo quanto recita il curioso e aggiornato Urban Dictionary (http://www.urbandictionary.com/),è un acronimo che sta per Wives and Girfriends, coniato dai media inglesi nel corso dei campionati mondiali di calcio del 2006 (quelli vinta un po’ a sorpresa dall’Italia), con riferimento al gruppo di mogli e fidanzate dei calciatori della nazionale di calcio inglese. Il gruppo offrì un’alternativa di svago agli annoiatissimi mariti & fidanzati durante i lunghi ritiri pre-partita. Una sorta di nazionale femminile da e del diporto, presenzialista soprattutto davanti alle vetrine dei negozi per lo shopping quotidiano, ad alto indice di spesa, e sempre pronto a non sottrarsi all’attenzione dei fotogiornalisti sguinzagliati all’usta; infine, debitamente schierato in tribuna per manifestare il proprio tifo a beneficio degli undici in campo.
La più famosa e già allora celeberrima wag è stata Victoria Beckam, ex cantantina delle Spice Girls, moglie del belloccio esterno ambidestro David Beckam (venuto a svernare in tarda età calcistica anche in Italia, presso la squadra di papi Berlusconi). Altre pregiate protagoniste del gruppo erano Cheryl Tweedy (moglie di Ashley Cole), Colleen McLoughlin (ragazza di Wayne Rooney), Alex Curran (allora flirtava con Steven Gerrard).
Per evidente procedimento estensivo, il significato di wags, originariamente riferito alle sole compagne dei calciatori inglesi della nazionale, si è potuto allargare a ricomprendere le compagne (meglio se belle e se famose, di per sé o di riflesso) di tutti i calciatori di una qualche nazionale di calcio.
 
Le mani e le curve
 
Il giornalismo sportivo è il più pronto, naturalmente, a cogliere la ghiotta occasione di poter sfoderare cosce e caviglie levigate di belle donne – da sempre ritenute incentivo all’intrattenimento televisivo, alle vendite in edicola e alle consultazioni in rete – oltre alle corrispettive cosce e caviglie pelose d’ordinanza dei giocatori (anche se non sono pochi quelli che si depilano…). L’avvento delle wags consente di affinare l’arguzia retorico-stilistica del mestierante, che può cominciare così un articolo, presentando con ardito parallelismo la sfida tra Spagna e Italia e tra i due portieri e capitani delle rispettive squadre: «Le mani di Iker Casillas contro quelle di Gigi Buffon, le curve di Sara Carbonero contro quelle di Alena Seredova». Per poi proseguire: «Se sul tappeto verde sono i calciatori a sfidarsi, dagli spalti la gara è aperta per le wags: le chicas contro le mediterranee di casa nostra» (http://www.tgcom24.mediaset.it/). Questa è l’epica dei tempi nostri, non di rado arrapati e impotenti.
 
Il family day azzurro
 
Il quotidiano «La Repubblica», versione cartacea, ha cercato di menare un colpo pure alla botte: va bene il miele delle wags desnude, ma diamo conto anche del pane delle wags rivestite di sentimenti domestici. Mammifera seducente o angelo dei lari casalinghi: non c’è verso, la donna, ai media italiani (e non soltanto ai media) piace così, crocifissa a questa alternativa psicopatica (in merito, da ascoltare la filosofa Nicla Vassallo http://www.radio.rai.it/).
«Ricambio generazionale anche nella formazione delle Wags all’italiana, portatrici sane di entusiasmo», scrive martedì 12 giugno Francesco Saverio Intorcia da Cracovia. Questo annuncio frizzantino, che sembrerebbe preludere a un qualche resoconto di goliardica e seducente avventatezza, è invece cloroformizzato all’interno di un articolo corredato di foto con wags irriconoscibili, velate di sorrisi teneri e di abiti di mezza stagione che fanno l’effetto di lenzuolate di burqa, rispetto ai bikini che affollano la rete. L’articolo stesso, è all’insegna, come recita il titolo, della scoperta della serenità / lo stress si batte in famiglia e, come raddoppia il sottotitolo, siamo addirittura nel family day azzurro. Nemmeno la seconda membratura del sottotitolo, E spunta una nuova amica di Mario, con allusione allo scapestrato giocatore Mario Balotelli,  così pregna di potenziali sviluppi piccanti, trova riscontro nel casto articolo, che si risolve in una placida esaltazione delle virtù emollienti e lenitive della famiglia calciatrice in missione: quasi uno spot per accompagnare la crociera degli azzurri tra i verdi rettangoli dei voivodati, bisognosa di essere pensata come impresa pura e purificatrice dai fanghi, intesi non come terapia di wellness praticata dalle wags, ma come habitat naturale del calcio scommesse, realtà non ignota agli ambienti italioti della pedata.
 
Silverio Novelli

SCELTI NEL WEB

Lingua Italiana

La cultura in rete secondo Treccani

UN LIBRO

Dimmi come ti chiami e ti dirò perché. Storie di nomi e di cognomi

Enzo Caffarelli

Il libro di Caffarelli è un caleidoscopico saggio d'assaggio di tutti gli umori sprigionati dalla mirabolante concentrazione di lingua, umanità e storia che si realizza in quei segni particolari che sono i nomi e i cognomi d'Italia

TAG