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Governance

Governance, tutti insieme aziendalmente

Nell’accezione di ‘insieme dei princìpi, dei modi, delle procedure per la gestione e il governo di società, enti, istituzioni, o fenomeni complessi, dalle rilevanti ricadute sociali’, il sostantivo aziendalistico-imprenditoriale governance, dritto dritto nell’italiano e nelle altre lingue europee del cosiddetto mondo economicamente più sviluppato, si impone, trasvolando l’Oceano Atlantico, a partire dagli inizi degli anni Novanta del Novecento (il GDU, diretto da Tullio De Mauro, certifica il 1988 come data della prima attestazione nell’italiano scritto).
L’anglicismo, che propriamente vuol dire ‘modo di dirigere, conduzione’, inizialmente ha battuto e ribattuto sulle pagine della stampa italiana le piste del mondo dell’impresa, soprattutto perché abbinato all’aggettivo (anglosassone pure lui) corporate ‘aziendale’, nella locuzione corporate governance (in italiano dal 1994), che vale, «nel linguaggio aziendale, il metodo e la struttura organizzativa con la quale si distribuisce il comando tra i dirigenti di un’impresa» (Treccani.it).
 
L’orizzonte s’è allargato
 
Insomma, prima di togliersi, almeno un poco, di dosso le stimmate aziendalistiche, governance ci ha messo qualche anno, almeno a giudicare dai referti archivistici del quotidiano «La Repubblica»: a partire dalla prima attestazione nelle pagine del quotidiano, che è del 1994, nei tre anni successivi devono allinearsi l’una dopo l’altra 26 attestazioni sì, certo, di governance, ma soltanto come secondo elemento della locuzione corporate governance (usata metà delle volte al maschile, metà al femminile: e ancor oggi una sentenza definitiva sul genere non c’è), prima che, finalmente, compaia una governance “scorporata”, libera del marchio a fuoco delle regole e procedure organizzative relative alla distribuzione del comando e alle buone pratiche dirigenziali in azienda che l’aggettivo corporate porta con sé: nel 1997, alfine, si scrive degli «organi della governance economica internazionale» (vedi il primo esempio). E sia, sempre nell’ambito dell’economia restiamo, ma perlomeno l’orizzonte s’è allargato, la governance s’è significativamente traslata altrove: dal grattacielo coi vetri a specchio siamo passati ai consessi degli organismi che tengono (o credono di tenere) il pallino dell’economia internazionale nelle loro mani.
In questa accezione allargata di ‘governo, direzione’, governance finisce ormai da tempo, nel nuovo millennio, col riferirsi a fenomeni di più ampio e generale momento (sempre inquadrabili, in prima istanza, da un angolo visuale economico), fenomeni-cornice, si potrebbe dire, come certifica questo attacco di articolo del 2011, tratto dal «Corriere della sera»: «Il governo Sarkozy aveva dato grande rilievo alla definizione di un set di regole per la governance globale di Internet» (vedi l’ultimo esempio).
 
Le locuzioni in corporate
 
Va detto, comunque, che la configurazione dell’azienda (verrebbe da dire: dell’azienda-sistema e dell’azienda-struttura), come entità centrale nelle logiche e nei flussi di contrattazione (interni ed esterni) del denaro e del potere è caratteristica del pensiero economicistico contemporaneo e ha evidenti ricadute sul lessico, che, come si sa, tende a farsi carta assorbente delle ideologie dominanti. Basti un esempio: l’aggettivo cruciale di cui sopra, corporate ‘aziendale’, entra in composizione, negli ultimi trent’anni, in un numero crescente di locuzioni nominali anglosassoni, che poi si impongono nel linguaggio economico e aziendale delle principali lingue di cultura tradizionali, italiano compreso. Ecco allora, nella nostra lingua, arrivare una serie di locuzioni sostantivali, femminili e maschili, come corporate finance ‘complesso di princìpi, metodi e procedure per la gestione finanziaria di un’impresa’ (dal 1986); corporate bond ‘obbligazione emessa da una società privata’ (dal 1987); corporate identity ‘area della comunicazione d’impresa che stabilisce l’identità e la mission dell’azienda’; corporate communication ‘comunicazione d’impresa’ (1998); corporate image ‘reputazione di cui gode un’impresa presso i consumatori’ (1987), corporate strategy ‘strategia mirata alla creazione di valore d’impresa’ (1994). Oltre, ovviamente, al(la) corporate governance di cui già si è detto.
 
La gubernantia di Boezio
 
Il bello delle lingue, specialmente se omogenee o reciprocamente permeabili per via di radici in parte comuni e a causa della fittezza di scambi economici, sociali, culturali (per non dire di rapporti politici diretti, fatti di dominio e sottomissione, nel passato) intrecciati tra le comunità parlanti, è che spesso fanno circolare tra di loro parole che appaiono, si impongono in una forma e significato, poi scompaiono da una parte, permangono in altre, ma forse un po’ modificate nell’aspetto o nel senso, poi – come si dice colloquialmente – “ricicciano” dopo decenni, o magari secoli, da un altro punto dell’ecumene e rientrano nel vocabolario in forme in parte nuove e, ancora, in accezioni specifiche diverse rispetto all’origine. È il caso di governance, che – non senza una inusitata sapienza etimologica – il programma di correzione automatico del computer sul quale è stato scritto questo articolo cambia subito in governante. Già, perché l’etimo, evidentemente ha gli stessi lontani natali: governante da governare, da governo; governance (inglese) già nell’antichità dal francese gouvernance, a sua volta dal latino medievale gubernantia di Boezio (a sua volta dal verbo, del latino classico, gubernare, da cui il nostro governare). Di questa storia di trasmigrazioni e mutazioni, fortune e sfortune di parole apparentate nella vecchia Europa, scrive Tullio De Mauro nel lemma governance del suo godibile Dizionarietto di parole del futuro (Laterza, Roma-Bari 2006, p. 40). L’antico francese gouvernance «ebbe vita modesta e si usava per precisare meglio ciò che parole come governo, govern o go(u)vernment dicevano già benissimo: governo non solo come istituzione politica, ma come modi di regolare la vita sociale, economica ecc. di un’impresa, istituzione ecc.». Succede poi che verso il 1985 la parola inglese “riciccia”, rilanciata virtuosamente dalle istituzioni economiche internazionali. Il successo del “cavallo di ritorno” è immediato. In particolare, scrive ancora De Mauro, «[i]n tedesco e italiano l’anglismo pare senza alternative e piace anche a imprenditori nella locuzione corporate governance, governo d’impresa».
 
Il lemma
 
governance ‹ġa’vnëns› sostantivo ingl. (propr. «modo di governo, conduzione, direzione»), usato in italiano al femminile – A partire dal linguaggio aziendale, in cui indica maniera, stile o sistema di conduzione e di direzione di un’impresa (in particolare nella locuzione sostantivale corporate governance, propr. «governo, direzione dell’impresa»), il significato del sostantivo si è rapidamente allargato all’accezione di insieme dei princìpi, dei modi, delle procedure per la gestione e il governo di società, enti, istituzioni, o fenomeni complessi, dalle rilevanti ricadute sociali.
 
Elaborato dalla redazione di “Lingua italiana” del Portale Treccani
 
Esempi d’uso
 
Che se questo Paese ha recuperato negli ultimi anni qualcosa nella considerazione mondiale della sua essenza statale, questo è dovuto all’azione giudiziaria contro la corruzione pubblica e contro la criminalità di stampo mafioso. Gli organi della governance economica internazionale hanno infatti assunto questi due disvalori (corruzioni, crimine organizzato) come parametri universali di un giudizio che pesa su tutto il resto.
Andrea Mazzarella, «La Repubblica», 26 luglio 1997
 
Il quarto argomento è quello della governance della mondializzazione.
«Il Foglio», 24 agosto 2000 (citato in G. Adamo - V. Della Valle, Neologismi quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio, Leo Olschki ed., Firenze 2003, s.v. governance).
 
La più parte di essi ritiene che le risposte ai guasti della globalizzazione debbano essere apprestate dai singoli stati nazionali attraverso risposte politiche interne, e non da strumenti di governance sovranazionale.
«Il Manifesto», 28 agosto 2001 (citato in GDLI. Supplemento 2009, diretto da Edoardo Sanguineti, s.v. governance).
 
Il Ministro dell’Economia sulla costruzione della carta - «All’Ue non serve l’egemonia di un solo pensiero politico» - I pericoli vengono da una antidemocratica e tecnocratica «governance» - Con il «metodo comunitario» i Parlamenti e i governi delegano il potere d’intervento.
Titolazione da «La Stampa», 28 febbraio 2002
 
Il governo Sarkozy aveva dato grande rilievo alla definizione di un set di regole per la governance globale di Internet, presentato come un tema di rilievo dell’agenda del G8 di Parigi. Dire che la montagna ha partorito un topolino suona perfino ottimistico: le velleità francesi sono naufragate di fronte all’opposizione unanime delle altre potenze.
Carlo Formenti, «Corriere della sera», 1° giugno 2011
 
Silverio Novelli

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