Un po’ perfiduccio, Alberto Arbasino definì «romanzino» l’agile Pao Pao di Pier Vittorio Tondelli (Correggio, 1955 – Reggio Emilia, 1991 http://tondelli.comune.correggio.re.it/), uscito giusti giusti vent’anni fa. Tondelli adorava Arbasino; Arbasino faceva il prezioso, di fatto non riconosceva il valore di Tondelli. Tondelli, dopo gli scoppiettanti, adrenalinici e insieme consapevolissimi Altri libertini (1980), Pao Pao (1982) e Rimini (1985), attraverso meditate e innovative attività di scouting e mobilitazione di giovani energie letterarie, approderà poi, come narratore, alla dolorosa pienezza espressiva, prosciugata e meditativa, di Camere separate (1989).
A chi scrive piace invece ricordare quel testo giovanile che parlava di giovani militari di leva e dei loro amori poco marziali. La tortura burocratico-disciplinare della sottomissione alla decerebrata routine di caserma era tutta rappresa e simbolizzata nel Picchetto Armato Ordinario, che Tondelli, nella sintesi della sigla, trasformava in una felice parodia di scanzonato saluto (Pao Pao come ciao ciao), rivolto alla giovinezza che
«era già un passato e un rito, un festeggiamento anticipato del tempo che ci avrebbe distaccati e di nuovo gettati ognuno nella propria storia separata, ma io lo sapevo, lo sapevo maledizione che era già tutto finito ma fingevo, non avevo via di scampo, mi dicevo sto bene, sono felice, devo ricordarmelo che qui, ora, stanotte sto bene, anche se in fondo ero molto malinconico quando mi specchiavo nei grandi occhi malinconici di Renzu, anche se lui forse sapeva…» (p. 95).
Mimetico e visionario
Tondelli, secondo Enrico Testa, è stato l’autore più rappresentativo di quella corrente della “narrativa giovane” sbocciata negli anni Ottanta del Novecento, capace di fondere «mimetico e visionario» in un’inesausta «affabulazione esistenziale senza requie e freni», giocata su un «impasto di imprecazioni, elementi di incomposta oralità, voci gergali, forestierismi, mimetismi fonici e materiali provenienti sia dalla cultura dei mezzi di comunicazione di massa che dalla cultura “alta”» (Lo stile semplice, Einaudi, 1997, p. 345).
Polisindeti tra ghirlande e catene
In Pao Pao v’è la stessa vibratile estroversione e giocosità lessicale, la stessa musicalità modulante che c’era nei racconti di Altri libertini. E le scorrerie dell’io narrante funzionano bene. L’io narrante di Pao Pao ingloba tutto, discorso diretto, indiretto libero, diegesi, reimpastando ciò che è esterno all’occhio del narratore mentre dà la sensazione di agglomerare indistintamente la totalità dell’essere e degli esseri sulla pagina, con una carica bilanciata di entusiasmo, collaudatissima letterarietà e freschezza narrativa, che costituiscono una precisa novità nella narrativa italiana di quegli anni. Centrifugo, estroflesso, dinamico, tra un espressionismo alterativo (faccione) e crude esplicitezze (dotatissimo di cazzo), anche con giochi di contraffazione testuale (e guardo il cazzo dall’oblò in luogo di e guardo il mondo da un oblò, verso di una canzone del 1980 di Gianni Togni, Luna), tra la colta parodia (il tìaso di donne ungenti che rinnovellai riti dionisiaci della Grecia arcaica) e il volgarismo lezioso (froce ‘omosessuali maschi’), questo Tondelli srotola a perdifiato le ghirlande di immagini lungo catene di polisindeti, spesso disgiuntivi, vera cifra del suo stile, studiato come una sorta di correlativo retorico dell’idea di irruenza giovanile e pànica:
«Aveva un faccione molto largo ma io non ricordo fosse grasso – come sosteneva sprezzantemente invece Renée la Baffina – benché avessimo fatto una doccia assieme, ricordo solo che era dotatissimo di cazzo, una cosa un po’ anomala come ha poi confermato Beaujean che lo aveva sorpreso tutto cotto e rosolato sulla spiaggia di Ostia circondato da un tiaso di sorelle che se lo spupazzavano e se lo ungevano cinguettando leggiadre: “E guardo il cazzo dall’oblò – però ci sto òòò” e la Bella Perotto era sempre lì nuda e distesa con tutte le froce attorno e non appena visto Jean arrivare era saltato su per corrergli intorno con tutte le vele-al-vento che strillavano torna qui torna qui, ma lui niente, dritto in braccio a Beujean a sigillare il loro nuovo incontro, ma poi il Giane si stufò di andar con lui perché non poteva starsene un attimo tranquillo con tutte quelle assatanate e manco togliersi un centimetro in più di guardaroba che tutte volavano e sfarfallavano come indemoniate, anche dietro il casottino delle bibite[…]» (p. 97).
Gli esserini di Keith Haring
Con qualche sorriso in più, rispetto ad Altri libertini, Pao Pao lascia intravedere dietro il vitalismo corporale la presenza di un «Dio [che] sceglie di concepire il suo popolo dal ventre di una prostituta» (sono parole di Tondelli). Quando il percorso da centrifugo, estroverso, dinamico porterà Tondelli a essere centripeto, introflesso e contemplativo, la latente sensibilità per il mistero religioso (approfondita dal critico Antonio Spadaro http://www.antoniospadaro.net/) troverà un corrispettivo nella prosa elegante, nel ritmo placato, nella monodia narrativa di Camere separate. Prima del ricovero struggente nella solitudine dell’interiorità scissa dal mondo, c’è stato, strabocchevole e fluttuante, il mondo occidentale dopo il Muro. Esplosivo, esploso, febbrile di party, loft, terrazze italiane, berlinesi e americane, gallerie, drink e “roba buona”, sesso facile ogni santo weekend postmoderno, quel mondo, sperimentato, vissuto, usato e consumato consumandosi e dimenandosi come elettrici esserini di Keith Haring, per esprimersi aveva avuto bisogno del sound dei primi libri di Tondelli (compresi i suoi scritti giornalistici), costruiti con una scrittura che progredendo fermamente impetuosa si era fatta essa stessa struttura narrativa. Prima di piegare l’essere alla meditazione sulla consistenza della (propria) vita, Tondelli ha trasmesso, con Altri libertini, Pao Pao e Rimini, come nessun altro in Italia ha saputo fare, il meglio di una tensione creativa che ha portato una generazione a una «euforica immersione nella rutilante abbondanza e varietà delle cose» (Giuseppe Antonelli).
Silverio Novelli