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I ferri del mestiere - 1

Hanno cominciato gli abitanti di Macondo. Almeno ci sembra. A etichettare il reale con le loro schede di fortuna, per reagire e sopravvivere alle nefandezze di un’amnesia collettiva. Questo è un tavolo. E poi ancora: “ci si può sedere intorno a un-”; “è fatto di legno-”. Tutta la messe pensabile di un raccolto di parole: quelle necessarie; e però comunque figlie di un’urgenza soggettiva, di una necessità di definire che, se sottovalutata, potrebbe portare all’incomprensione e non solo.
Trasformerà gli oggetti, una volta persi i loro nomi puntuali e le loro infinite possibilità d’uso conquistate nel tempo, in chiazze di realtà inservibili e inconoscibili.
(O non sarà stato invece Gulliver in uno dei suoi viaggi meno noti? Un ricordo sfumato di persone che si parlano tra loro indicandosi cose; una pretesa prewittgensteiniana piena delle risate di Swift e delle comode iterazioni foniche di cui sono fatte le frasi).
Chi sarà stato il primo a dirsi che “passami quello” o “questo” mentre si sta operando un ferito non era quel che si dice la soluzione più sensata? Soprattutto perché c’è differenza tra bisturi e bisturi (non solo nei modi di chi ne fa uso), tra uno strumento specialistico e l’altro. Tra – per restare nella nostra quotidianità più vicina – una chiave inglese e un cacciavite a stella.
Ci sembra quantomeno bizzarro che per più di un anno i tecnicismi linguistici (almeno alcuni) siano stati quasi dati per scontati, già noti, famigliari, ratificati.
C’è un modo, per capire se questo corrisponde al vero (per quello che vuol dire; forsebisognerà chiedere ai sempre ricordati abitanti di Macondo).
Si può parlare di grammatica senzaconoscernel’etimologia? Forse sì, forse no. Si può descrivere lo “stile paratattico” di Hemingway senza sapere cosa significaparatassi? Questo, certamente no.
E poi: anche per scoprire se c’è una qualche poesia nascosta in un’apocope – il consiglio è quello di leggere i glossogrammi che seguono; e valutare.
 
1. Fonema
 
A. «Con fonema si intende qualsiasi ‘suono normale del linguaggio’; è il corrispettivo di ‘suono articolato’: in pane, cane ecc., p, a, c, n ecc. sono altrettanti fonemi»
B. «Con fonema si intendono, tecnicamente, le vocali ripetute in uno stesso contesto fonico; ad esempio: in calamita ci sono tre fonemi…»
C. «I fonemi sono i ‘suoni articolati’ che hanno, per così dire, la ‘capacità’ di distinguere differenti significati; per cui in cappa e tappa c e p sono fonemi…»
 
2. Afèresi
 
A. «Se uno dice sto scemo invece di ‘questo scemo’, magari non si accorge… Ma oltre a dare un ‘giudizio colorito’ sta “sfruttando” anche le potenzialità dell’aferesi…»
B. «L’afèresi è la duplicazione fonica di un suono nel parlato quotidiano… stoscèmo, ad esempio, è aferetico in quanto fondato sul ripristino fonetico della sibilante…»
C. «Il termine tecnico afèresi (composto letterale di apha nel senso di ‘respiro’ e di réseos ‘rinnovato’) indica qualsiasi suono allungato all’interno di parola: sia nella locuzione quotidiana, sia nello scritto»
 
3. Propagginazione
 
A. «Per propagginazione s’intende, in linguistica storica, l’estensione di un suono dalla sua posizione originaria (che viene mantenuta)… … anche in un’altra sede… Giusto per fare un esempio fittizio, il caso di un ipotetico *areronautico, con r che si estende ecc.»
B. «Per propagginazione s’intende, in linguistica storica, lo spostamento di un suono dalla sua posizione originaria (che non viene mantenuta), in un’altra sede… Giusto per fare un esempio, il caso, se vogliamo, di areonautico da aeronautico…»
C. «Per propagginazione s’intende, in linguistica storica, l’interferenza di suoni simili (e di parole simili) che concorrono alla formazione di un’unica parola finale… il caso aereo-neothic dell’invenzione joyciana…»
 
4. Apocope
 
A. «Se in italiano dici “il buon consiglio” o “i buon’ consigli” non fai altro che assecondare un uso legittimo dell’apocope… Considera che “i buon’ consigli” è attestato per la prima volta in Ariosto»
B. «Se in italiano dici “il buon consiglio” o “i buon consigli” non fai altro che assecondare un uso legittimo dell’apocope… Considera che “i buon’ consigli” è attestato per la prima volta in Petrarca»
C. «Se in italiano scrivi “il buon consiglio”… ecco: questo è un uso legittimo dell’apocope… Non puoi dire “i buon consigli” nonostante l’attestazione antica… Scusa se eccedo in prescrizioni… Ma è così»
 
5. Assimilazione
 
A. «Il vipistrello dantesco è diventato pipistrello per quella che si definisce un’assimilazione regressiva…»
B. «Non conosco vipistrelli danteschi… Però posso dirti che vipistrello > pipistrello è “frutto” di un’assimilazione progressiva… Come callo per ‘caldo’ nel romanesco… O il tarantino cèccia (da sèccia per ‘seppia’)…»
C. «Sono sicuro che vipistrello non è dantesco… E che poi ci sia stata assimilazione, in vipistrello > pipistrello… Be’, di questo sono ugualmente sicuro…»
 
6. Elisione
 
A. «L’elisione è una perdita fonetica e grafica della vocale finale: per cui – a differenza di quello che molti credono – non lascia traccia. Si pensi all’antico san(t) Giovanni da cui san Giovanni ecc. O buon(o) giorno > buon giorno»
B. «L’elisione è la perdita di una vocale atona finale davanti alla vocale della parola seguente. Per cui non lascia traccia: un ora, tutt altro (da cui l’univerbazione), bell uomo ecc. Nonostante la confusione con l’apocope, l’elisione non vuole l’apostrofo»
C. «L’elisione esige l’apostrofo. La perdita della vocale atona finale davanti a vocale seguente ecc. è sempre segnata dall’apostrofo… malgrado molti confondano elisione e apocope…»
 
7. Epitesi
 
A. «L’epitesi è l’aggiunta di un suono cosiddetto “non etimologico” all’interno di una parola… Pensa alla –r- di balestra, che in latino era ballista(m)… Ma gli esempi sono moltissimi…»
B. «L’epitesi è l’aggiunta di un suono cosiddetto “non etimologico” alla fine di una parola… Quando un romano dice sìne o nòne per ‘sì’ e ‘no’… Be’… Quelle sono… epitesi…»
C. «L’epitesi è l’aggiunta di un suono cosiddetto “non etimologico” all’inizio di una parola… Il motivo… Insomma… Quando dici “per iscritto” o “in Ispagna”…»
 
8. Grammatica
 
A. «Davvero non sai da cosa deriva la parola italiana grammatica? Pensa che è incredibile… Per secoli c’è stata un’oscillazione ghiramàtica/grammàtica… E la forma scempia sarebbe la più corretta… Perché dipende dal fràncone ghiràma ‘recinto’… Poi uniformato alle classi aggettivali latine... Più o meno il recinto entro cui far confluire le règole… I barbari che portano le regole! Strano, no?»
B. «Grammatica viene dal greco, è evidente… Per secoli c’è stata l’oscillazione gramatica/grammatica… Viene dal greco gráimathon: un termine che indicava un particolare tipo di “canna”, di “bastone” con cui si calcolava l’anno solare… Dal calcolo alle regole in generale il passo è stato breve…»
C. «L’italiano grammatica viene dal latino. E il latino grammătica(m) viene dal greco. Troppo referenziale?... Penso che l’argomento lo mèriti…»
 
9. Lenizione
 
A. «La lenizione è, tecnicamente, una sonorizzazione parziale perlopiù centromeridionale… Casi come… “questo caldo mi ha devasdato” o simili…»
B. «La lenizione è, tecnicamente, un assordamento parziale tipicamente centrosettentrionale… Casi come… “hai parlato con il commentatore? (invece di commendatore) o simili…»
C. «La lenizione è, tecnicamente, una sonorizzazione totale dei suoni sordi di una qualsiasi parola: come nei casi cristallizzati di cuccuma, aborigeno, ecc.»
 
10. Sintassi
 
A. «Con sintassi, propriamente ‘sistema’, s’intende l’insieme completo dei rilievi fonetici e morfologici su di una lingua morta (latino, greco antico, provenzale) ecc.»
B. «La sintassi, dal greco synethexenai (letteralmente tanto ‘spiegare il velo’ quanto ‘sciogliere i capelli’), è propriamente la capacità combinatoria dei suoni all’interno di una o più parole. Da qui, il valore iperonimico di “grammatica”»
C. «Per arrivare a sintassi, lo studio delle… modalità di collegamento tra le parole di una frase… o tra le frasi di un periodo… nel corso dei secoli si è passati attraverso termini evocativi come “catena delle voci” o “intrecciatura”… Una sorta di incanto della frase, a pensarci bene…»
 
 
Glossogrammi
Pesate le vostre competenze linguistiche
di Giordano Meacci
 
I Glossogrammi, affrontati dieci alla volta due volte al mese, liberano dai rischi di un eccessivo dimagrimento linguistico; evitano - se assunti con il giusto tono – che la familiarità con l’uso della lingua italiana deperisca giorno dopo giorno. Servono, in sostanza, a tenere sotto controllo per iscritto il peso della vostra attenzione grammaticale.
Una serie di test, quiz, domande, trabocchetti e giochi di parole nascosti per mettere alla prova le proprie convinzioni (e convenzioni) grammaticali. E per rendersi conto, se è il caso, di come spesso quello che credevamo vero è invece falso; oppure è vero, , ma – come insegna il maestro Obi Uan Kenobi al giovane Luke Skywalker – «solo da un certo punto di vista». Ecco. Se vi state chiedendo cosa possa legare le forze segrete dell’universo al plurale esatto della parola ciliegia: bene. Questa rubrica è per voi. 
 

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La cultura in rete secondo Treccani

UN LIBRO

Dimmi come ti chiami e ti dirò perché. Storie di nomi e di cognomi

Enzo Caffarelli

Il libro di Caffarelli è un caleidoscopico saggio d'assaggio di tutti gli umori sprigionati dalla mirabolante concentrazione di lingua, umanità e storia che si realizza in quei segni particolari che sono i nomi e i cognomi d'Italia

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