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Chi finanzia la finanza?

Tra lettere e letterine (molto vicine alla filastrocca punitiva del “dire, fare, baciare” con inevitabile testamento finale); tra propositi e proposte, promesse disattese e premesse pericolose, invenzioni dell’ultimo minuto e inflazioni dimenticate, economia “di finzione” e ineludibile “orchestrina sul Titanic che affonda” (quante volte? verrebbe da dire: anche con inquietanti toni confessionali…).
Ecco: tra le pieghe di tutto questo i cittadini – intere popolazioni – ondeggiano al fluttuare dei grafici televisivi. Più sei, meno cento, più zero virgola tre, meno quattrocentocinquantanove. Cominciando (ma sarà poi vero?) a rendersi conto di quanto sia azzardato, e dannoso, e irrazionalmente stupido (per aggravare la presa di coscienza di una terminologia tecnica specifica) confidare in istituzioni che hanno nel caso più o meno manipolato “con destrezza” la loro base e il loro fondamento.
L’alta e bassa finanza, la borsa quando ha a che fare con la vita (giusto per ricondurre al già noto una qualche traccia proverbiale). Cosa sarebbe di tutto questo senza la secolare avidità di guadagno immediato e poco-faticato che – dalle storie di Gilgameš alle Mille e una notte, dal Decameron ai Racconti di Canterbury fino ai romanzi di Bret Easton Ellis o ai film di Oliver Stone – l’umanità si è comunque sentita raccontare per secoli apparentemente senza trovarne giovamento?
Con quella cretinerìa colpevolee senza alibi di chi – un Bernard Blier da amicimièi alle prese con i criminali epperò svincolato da qualsiasi patema, il Convertito al neoliberismo di turno – davvero, pensa di poter “cavalcare le tigri”, o condizionare i mercati, o convivere con il malaffare impostato secondo regole altrui, o diventare milionario a svantaggio di molti. (Perché questo è, la speculazione che nulla crea e troppo distrugge: un cancro anche contrario ai precetti fisici di base).
Perciò. Sarà il caso di tornare (cominciare?) a riflettere sui termini che condizionano la nostra percezione della realtà. Fino a voler farci credere che, in certi casi fortunati, posso investire cento milioni di euro dei risparmiatori e guadagnarne giustamenteuna decina per me. Come se Gordon Gekko fosse Martin Luther King.
E allora. Se davvero non siete più in grado di distinguere finanziario da finanziere. Se pensate che la finanza sia poco meno (o poco più) di una qualche fonte giornalistica primaria alla fine. Se tremate per spread, debito pubblico, spesa corrente, ultimatum bancario. E se, soprattutto, siete perfettamente persuasi che, qualunque cosa stia succedendo, non ne siete responsabili. Ecco: (solo in quest’ultimo caso) i glossogrammi per voi.
 
1. Decreto
 
A. «Nella lingua italiana contemporanea, decreto e decretale sono perfetti sinonimi tecnici…»
B. «Il termine decretone esiste ed è attestato dal Seicento: è l’èsito del latino decrĕttōnem ‘trascrizione’…»
C. «Da sempre il decreto ha in sé una forzatura, un’idea di “deroga democratica”… Quantomeno: è più di un’impressione…»
 
2. Azione
 
A. «Fino a tutto il Settecento, stando alle attestazioni, con il termine carati s’intendevano le azioni…»
B. «L’azione – dal greco aktiotionén, ‘guadagnare’ – indica da sempre, negli affari commerciali, la ‘certezza del guadagno’ a fronte di una speculazione…»
C. «Con azione s’intende, in realtà, tanto la ‘quota del capitale di una società’, ecc. quanto il ‘complesso di beni organizzato per la produzione di altri beni e servizi’, ecc.»
 
3. Borsa
 
A. «La parola bórsa nel senso di ‘istituzione controllata dallo Stato dove si riuniscono persone che trattano affari commerciali, ecc.’ è, in realtà, alla sua origine, un deonomastico dal nome proprio Borsa, più o meno…»
B. «La parola borsista è una ‘traduzione’ abbastanza recente dal tedesco borsisten, ‘portaborse’…»
C. «Il termine borsista ‘chi usufruisce di una borsa di studio’ nasce all’inizio – se non mi sbaglio – come sinonimo di borsino e borsinista, tanto ‘mercatino’ quanto ‘speculatore’…»
 
4. Tasso
 
A. «Con il termine tasso s’intende, evidentemente, dal linguaggio tecnico della botanica linnea a quello dell’economia, ‘l’ordine con cui si dispongono parti di un vegetale’, ecc.»
B. «Nell’Ottocento ci sono le prime attestazioni di tasso ‘interesse fruttato da una lira in un anno dato in percento’, ecc.»
C. «Senz’altro tasso viene da tassare, probabilmente con l’influenza di tasso ‘incudine quadrata, ecc.’…»
 
5. Affare
 
A. «Il significato originario di affare, se non sbaglio ‘attività a carattere commerciale’, ‘operazione economica’, è attestato già dal Trecento… Ma dovrei ricontrollare, c’è qualcosa che non mi torna…»
B. «Con affarismo s’intende, dal Duecento – dal tedesco auffarrïsme – la semplice ‘contrattazione commerciale’…»
C. «Affare sembra nato da locuzioni come (avere) a fare con il dipiù dell’influenza del francese affaire…»
 
6. Mercato
 
A. «Nel Quattrocento il mercato era il marchatto, ‘l’unità di peso tedesca’ usata come vaglio nelle contrattazioni…»
B. «Già nel Trecento s’indicava con mercato, adoperando il termine nel suo senso “estensivo”, qualsiasi ‘traffico illecito’…»
C. «Il valore di ‘complesso degli scambi di un determinato prodotto’, per mercato, è molto antico: le prime attestazioni sono duecentesche, nei Jurisprudentia di Lano de’ Dominici…»
 
7. Speculazione
 
A. «Ribadiamo che con speculazione s’intende, tra le altre cose ‘ricerca di guadagno commerciale’ e, anche – riferimento inestricabilmente legato nelle intenzioni – ‘pretesto per conseguire un guadagno per sé o per il proprio partito’…»
B. «La speculazione è, etimologicamente, la actīo specula(m), letteralmente ‘l’agire a specchio’, la ‘copia della realtà’ attraverso i numeri, ecc.»
C. «Con speculazione al ribasso s’intende ‘compiere speculazioni prevedendo un rialzo dal ribasso dei titoli…»
 
8. Fallimento
 
A. «Dal Seicento in poi, con fallire s’intende anche ‘cadere in un dissesto finanziario’…»
B. «Di fronte ad alcuni fallimenti epocali delle banche bisognerebbe attingere di nuovo al significato antico e primo, del termine… Quello di ‘colpa’…”
C. «Il termine fallimento viene dal latino refallēre, traduzione letterale del greco falleinéin ‘iniziare un affare (economico)’, ‘intraprendere una qualche attività’; anticamente con significato operativo neutro…»
 
9. Interesse
 
A. «Il Rigutini ha definito “insopportabile eufemismo” il sintagma stato interessantedetto di donna incinta’…»
B. «È attestato un antico interesso, nel secolo XVI, nel significato di ‘denaro contante’, ‘moneta spicciola’…»
C. «Nel tardo Novecento interesse ‘partecipazione alle vicende altrui’ ha preso col significare, deteriormente, ‘avidità di guadagno’…»
 
10. Politica
 
A. «La politica è, dizionariamente, un s. f. che vale ‘scienza e arte di governare uno Stato’…»
B. «La politica è, dizionariamente, un s. f. che vale ‘scienza del governo di uno Stato per tràmite finanziario’…»
C. «La politica è, dizionariamente, un s. f. che vale ‘arte del governo di uno Stato comunque sottoposto al vaglio economico di organismi extrastatuali…»
 
Glossogrammi
Pesate le vostre competenze linguistiche
di Giordano Meacci
 
I Glossogrammi, affrontati dieci alla volta due volte al mese, liberano dai rischi di un eccessivo dimagrimento linguistico; evitano - se assunti con il giusto tono – che la familiarità con l’uso della lingua italiana deperisca giorno dopo giorno. Servono, in sostanza, a tenere sotto controllo per iscritto il peso della vostra attenzione grammaticale.
Una serie di test, quiz, domande, trabocchetti e giochi di parole nascosti per mettere alla prova le proprie convinzioni (e convenzioni) grammaticali. E per rendersi conto, se è il caso, di come spesso quello che credevamo vero è invece falso; oppure è vero, , ma – come insegna il maestro Obi Uan Kenobi al giovane Luke Skywalker – «solo da un certo punto di vista». Ecco. Se vi state chiedendo cosa possa legare le forze segrete dell’universo al plurale esatto della parola ciliegia: bene. Questa rubrica è per voi. 
 

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La cultura in rete secondo Treccani

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