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Alla neve, alla neve!

Mentre un intero Paese – il Nostro – è intirizzito dalla neve e dal freddo, rintontito dal vento siberiano, meravigliato dalla particolarità delle nevicate a Roma del ’56 (e qui un Califano d’antan che arrochisce “Rroma era tutta ccandidaa…”) e del 1985 (ma sempre evitando di ricordare che a pochi chilometri dalla Capitale, ai Castelli: l’arco incatenato che va più o meno da Montecompatri a Rocca di Papa, da Marino a Genzano, la neve è consuetudine pressoché annuale). Proprio mentre i telegiornali intervistano persone stupite – davvero, stupite – del fatto che in febbraio fa freddo (considerazione tanto naturale da presupporre una certezza indicativa) e i giornali continuano a comunicare il conto crescente delle vittime per il freddo (in Italia, nel Secondo Millennio dopo Cristo); mentre i responsabili – davvero, responsabili – non rinunciano al piglio arrogante e patetico di chi ammetta, orgogliosamente, di non essere neppure capace di leggere un bollettino meteorologico.
Mentre – il ricorso ghiacciato al presente – la banalità fredda dei discorsi sul tempo si fonde con la tragedia, viene in mente il Jonathan Lethem di Chronic City (con le parole italiane prestategli da Gianni Pannofino, evidentemente), quando l’inverno in città continua senza tregua: “Tutti scherzavano sulle condizioni meteorologiche, e la battuta più in voga era «Tutti si danno da fare per il clima, ma mai nessuno che ne parli», anche se non faceva per niente ridere”.
E allora che fare, in un Paese – il Nostro – in cui di là dal Maltempo e dall’orrore della Morte colpevole, di là dal furto organizzato e particolare (con tanto di prospettiva di restituzione parziale e proposta unilaterale di pena detentiva), di là da Tutto e dal Contrario di Tutto ― davvero che fare quando si ha la consapevolezza di fatto di una reiterata (e reiterata e reiterata) mancanza generalizzata di Assunzione di Responsabilità da parte di Chiunque sia comunque in debito (e in debito; e in debito) con la Società Civile?
Magari affidiamoci alla tenerezza felpata di qualche ricordo buono – carverianamente buono, non ci si confonda – innevato e lucido come in una canzone poscritta da un Paul McCartney già orfano dei Beatles (“It’s beautiful Outside…”, Footprints).
E perché però la Bellezza Senza fiato della Neve non si trasformi in una coltre opaca e pericolosa, ripartiamo dalle parole; raccogliendole una per una. Anche solo per reimparare a leggere una comunicazione meteorologica, appunto; senza necessariamente costringersi a rimpiangere la voce in bianco e nero del colonnello Bernacca.
Quindi. Mentre il freddo continua e Nada è l’unico limite musicale tra il Bianco di fuori e il niente hemingwayano di Avere e non avere di dentro (e di fuori). Mentre ci si accorge che la grottesca, insopportabile classe dirigente di un intero Paese – il Nostro – è riuscita a svilire e a sporcare anche la meraviglia strepitosa della neve. Ripartiamo, per favore, dal rigo bianco e dalle parole. Da qui in poi, con questi glossogrammi invernali.
 
1. Inverno
 
A. «Dante usa più frequentemente verno di inverno, in realtà…»
B. «La traduzione latina ĕmberēnnu(m) o ĕmperēnnu(m) per il greco antico enbaréon, ‘perenne’ (detto di neve) ha poi dato *emberno e *enneverno inizialmente per il ‘freddo (perenne)’ dei nevai…»
C. «Molto probabilmente, dopo l’hibĕrnum del latino tardo, da hibĕrnu(m) tĕmpu(s), s’è avuto limbĕrnu(m) e poi lĕmbērnu(m)… per analogia con līmbu(m) ‘tempo di passaggio’…»
 
2. Ghiaccio
 
A. «Nei testi più antichi, insieme con ghiaccio si trova il più etimologico femminile ghiaccia, si potrebbe dire…»
B. «Il termine ghiaccio si fonda sul francese antico jalne, poi jaune, dal latino gălbinu(m), ‘bianco intenso’, poi *jalbīnicu(m) ecc. …»
C. «Con ghiaccio s’intende, naturalmente – stando alla definizione dizionaria – ‘forma solida cristallina assunta dall’acqua a temperature che vanno dai 2 agli 8,5 gradi centigradi circa…»
 
3. Metano
 
A. «Il termine metano è un calco dal germanico *mattàngh, ‘panacea’, ‘soluzione’, poi antifrasticamente, nel medioevo, più o meno il corrispettivo di ‘pannicelli caldi’, ‘mancata soluzione’ ecc.»
B. «L’aggettivo metanifero, ‘che produce metano’, è attestato più o meno dalla prima metà del Novecento…»
C. «La parola metano è una voce dotta, mi pare, composta della prima parte di met(allo) e dal suffisso -ano ‘riservato in chimica agli idrocarburi ipotermici’…»
 
4. Freddo
 
A. «Il sintagma “sudore freddo” (nel senso di ‘provocato da spavento, o da malattia’ ecc.) è attestato già a far tempo dal XIV secolo…»
B. «Il sostantivo freddo ‘sensazione provocata dalla bassa temperatura’ ecc. ha assunto questo significato solo a partire dai primi esperimenti galileiani, attestandosi poi pienamente nel tardo Seicento…»
C. «Il verbo freddare (e il deverbale freddo ecc.) vengono dal latino fricāre, di incerta etimologia…»
 
5. Brina
 
A. «Il termine brina viene dal latino parlato ruīna(m) con possibile influenza di brūma…»
B. «La brina era, nel Cinquecento dei Gonzaga, la labbrina o lebbrina ‘piccola lebbra’ – da cui, per discrezione, ‘la brina’ – ovvero le ‘bolle d’acqua’ che riempivano un oggetto, l’inverno ecc.»
C. «La brina è la rugiada congelata, in sostanza, che si forma sugli oggetti, l’inverno… quando è sottozero…»
 
6. Gelo
 
A. «Il gelo era, nel Medioevo, lo *zjelu(m) e *zjeru(m), poi ‘zelo’ e ‘gelo’ e ‘zero’ ecc., sempre identificando nel termine ‘le temperature basse’ ecc.»
B. «L’aggettivo gelido vale ‘freddo come gelo’ dal Trecento e, in modo figurato ‘totalmente privo di affetto ecc.’ a partire dal XVI secolo…»
C. «Con gelo s’intende tanto ‘ghiaccio’ quanto ‘temperatura pari o inferiore ai dieci gradi centigradi circa, mi pare…»
 
7. Bianco
 
A. «Con tutta probabilità, il termine bianco è il germanico blank, in origine ‘Stella del Mattino’, poi ‘Astro’ o ‘ Stella’…»
B. «Il termine bianco è mutuato dall’antico alto tedesco bilùnkh ‘giusto, corretto, pio’; e ‘pio, santo’ è stato proprio il primo significato medievale del termine…»
C. «La parola bianco è, più o meno dal XII secolo, il termine adoperato per indicare ‘tutto ciò che ha colore chiaro in antitesi a un equivalente scuro’…»
 
8. Catena
 
A. «La prima attestazione di catena e catene è nel sintagma tardo-ottocentesco (e dotto) “catene da neve”, per l’invenzione del torinese Antonio Valzabul Ortense durante la nevicata del 1885…»
B. «Già nel Duecento catena aveva anche il valore metaforico di ‘legame’…»
C. «La parola catena è probabilmente di origine sveva: ed era anticamente usata soltanto per definire la ‘giogaia’ dei monti, la “catena di monti”, una ‘serie di montagne che si susseguono’ ecc.»
 
9. Sale
 
A. «Il sale era, nell’antichità, tutto ciò che era ‘compatto, intero, privo di rotture’…»
B. «Con l’espressione “avere poco sale in zucca” s’intende, se non sbaglio, ‘avere poca intelligenza’, almeno dal Seicento…»
C. «Anche se sembra un refuso sveviano, la salinità è in realtà il ‘rapporto tra la massa di sale contenuta in una determinata quantità di acqua e la stessa acqua che contiene lo stesso sale’, più o meno…»
 
10. Incapacità
 
A. «Il latino tardo incapāce(m), più o meno attestato tra il IV e il V secolo, è un composto di in- con valore intensivo e di capēcie(m) ‘presuntuoso’, ‘vanaglorioso’…»
B. «Il latino uncapacitāte(m) viene dall’antico germanico *unkpaccitadt, ‘grande abilità’; s’è poi trasformato nel contrario semantico per l’uso e la congruenza di un- e in- …»
C. «L’incapacità è, evidentemente, la ‘mancanza di attitudine, capacità o idoneità’. Già dalla prima metà del XVI secolo…»
 

 

Glossogrammi
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di Giordano Meacci
 
I Glossogrammi, affrontati dieci alla volta due volte al mese, liberano dai rischi di un eccessivo dimagrimento linguistico; evitano - se assunti con il giusto tono – che la familiarità con l’uso della lingua italiana deperisca giorno dopo giorno. Servono, in sostanza, a tenere sotto controllo per iscritto il peso della vostra attenzione grammaticale.
Una serie di test, quiz, domande, trabocchetti e giochi di parole nascosti per mettere alla prova le proprie convinzioni (e convenzioni) grammaticali. E per rendersi conto, se è il caso, di come spesso quello che credevamo vero è invece falso; oppure è vero, , ma – come insegna il maestro Obi Uan Kenobi al giovane Luke Skywalker – «solo da un certo punto di vista». Ecco. Se vi state chiedendo cosa possa legare le forze segrete dell’universo al plurale esatto della parola ciliegia: bene. Questa rubrica è per voi. 
 

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