La vecchia questione dei “pacta” che “sunt servanda” – per dire – ha sempre lasciato troppo in ombra la questione fondamentale del “con chi vengono stipulati, questi pacta?”
Il mònito eccezionalmente logico – e spietato – della pur esecrabile Titina De Filippo in Totò, Peppino e i fuorilegge (1956). Quando (per spillarle dei soldi) Totò (suo marito nel film) e Peppino (suo fratello nella vita, complice di Totò anche nella vita, probabilmente) le propongono di aprire un salone di barbiere a Roma. “Ottima idea” pensa e rivela Titina. E poi, a Peppino: “A patto che il barbiere non foste voi. Voi siete l’antitesi, del barbiere…”.
La domanda trita del “comprereste una macchina usata da queste persone?” nella politica statunitense. Che, qui da noi, si trasforma immediatamente in tristi e colpevoli proposte di collaborazione: che lasciano infuriati e indignati (ma non interdetti, per dire). Come quando un ministro della Repubblica (il corsivo è d’obbligo) disse pubblicamente che con “la mafia bisogna convivere”. Ecco.
Così, qui da noi, se di cinema si deve parlare, l’ipotesi di patti tra lo stato e l’antistato mafioso (il crimine, il delirio, lo sconcerto, la vergogna che aleggiano da anni intorno alle istituzioni forzandone ‘l’odore della paura’, sempre per restare nel cinema) – se di film si deve parlare qui da noi (s’è detto) bisogna piuttosto riandare alla scena del Padrino parte II in cui Al Pacino – Mike Corleone – parla con il senatore corrotto (prima del tiro mancino della mafia allo stesso senatore, sempre per dire). E gli dice che loro due sono le (due) “facce della stessa ipocrisia”. Un patto scellerato e archetipico su cui, nel nostro sciagurato paese, si sono fondate – con tempi e modi diversi, ma sempre con lo stesso tipo di strette di mano – costruzioni azzardate di quartieri e di città, cementificazioni, acquisizioni di terreni e di coste, disboscamenti selvaggi. Tutto questo insieme con il corollario sostanziale e tragico degli omicidi e del sangue. Che, quasi inutile dirlo, nonostante le mura riservate del Palazzo – per ricordare almeno qui, per tutti, Pier Paolo Pasolini – lasciano le stesse tracce sporche delle guerre decise a tavolino, dei bombardamenti unilaterali di Belgrado (per dire), della reiterazione del segreto di stato sulle morti di Ustica, del pestaggio di Stefano Cucchi. I ‘patti tra uomini d’onore’ – con quel che vuol dire – che qui da noi integrano, e sostituiscono, il luogo comune (comunque fittizio, da sempre) del gentlemen’s agreement.
Così. Se vi sentite da tempo lacerati, offesi, arrabbiati, presi in giro, impossibilitati a sciogliere la vostra rabbia nel sacrolaico diritto di manifestare il proprio civile dissenso contro pratiche incivili. Se il solo pensiero che le vostre istituzioni democratiche possano davvero – dopo decenni di altra colpevolezza endemica – aver proposto loro un armistizio alla mafia. Ecco. Questi glossogrammi che seguono non vi basteranno, evidentemente. Ma sono comunque un modo per riflettere.
1. Delitto
A. «L’aggettivo delittuoso, attestato nella “legislazione toscana”, è settecentesco…»
B. «Il termine tecnico delitto ha, paradossalmente, la stessa origine etimologica comprovata di delizia…»
C. «Con delitto s’intende ‘violazione della legge penale’ ecc. solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento…»
2. Vergogna
A. «Se non mi sbaglio, con vergogne, al plurale, s’intendono ‘gli organi genitali’ già nel Seicento… Se non già dal Cinquecento della Controriforma, mi pare…»
B. «La vergogna è in sostanza l’èsito popolare della parola latina verecŭndia(m)…»
C. «La vergogna nasce come univerbazione del sintagma “vēra gūnia(m)”, poi “vera gogna”: l’espressione con cui s’indicava chi era ‘messo alla berlina da tutti senza reali motivi’…»
3. Menzogna
A. «La menzogna ha origine, etimologicamente, nel sintagma latino mens sōmniat, letteralmente ‘la mente sogna’: o, più specificamente, ‘errata percezione in chi ascolta’, per malanimo, malafede ecc.»
B. «Con menzogna s’intende dal Quattrocento tanto ‘asserzione falsa’ ecc. quanto ‘tavola di legno’ ecc. …»
C. «Nel Trecento è già attestato menzogna con il significato di ‘dichiarazione coscientemente falsa’…»
4. Patto
A. «La parola patto è attestata nel senso di ‘accordo stabilito tra due o più parti’ da poco meno di tre secoli…»
B. «L’espressione “fare patto col diavolo” è attestata almeno dalla seconda metà del Seicento…»
C. «L’espressione “scendere a patti” ha, fin dal Trecento, il valore dell’espressione latina originaria ad păcta condescēndere, ‘votarsi alla soluzione migliore’, all’’unica soluzione’ ecc.»
5. Criminale
A. «L’aggettivo criminale, ad esempio nelle locuzioni del tipo ‘patto criminale’, ‘scelta criminale’, ‘decisione criminale’ ha sempre il valore di patto, scelta, decisione ‘che riguarda il crimine’…»
B. L’aggettivo criminale, ad esempio nelle locuzioni del tipo ‘patto criminale’, ‘scelta criminale’, ‘decisione criminale’ non ha mai il valore di ‘che riguarda il crimine’; perché l’uso del sostantivo neutralizza il senso dell’aggettivo…»
C. L’aggettivo criminale, ad esempio nelle locuzioni del tipo ‘patto criminale’, ‘scelta criminale’, ‘decisione criminale’ non ha il valore di ‘che riguarda il crimine’ in Linguistica Pragmatica solo se patto, scelta o decisione sono seguiti da una pausa lunga…»
6. Tradimento
A. «Con tradire, da tempi più o meno recenti, ci si riferisce al senso di ‘ingannare la buona fede di qualcuno’, anche ‘mancando a un dovere’ ecc.»
B. «Il verbo tradire viene da trans-dĭre, ovvero letteralmente ‘dire’ al di là nel senso di ‘essere travisati’, ‘essere male intepretati’ ecc.»
C. «Curioso che, dalla seconda metà dell’Ottocento (a Unità d’Italia già compiuta, per dire) il riflessivo tradirsi valga ‘manifestare involontariamente pensieri, propositi ecc.’…»
7. Offesa
A. «Il sostantivo offensiva, dal senso militaresco di partenza è poi passato a indicare, estensivamente, ‘azione decisa condotta al fine di ottenere qualcosa’… già nel Trecento…»
B. «Nel Duecento offesa ha già assunto il doppio significato di ‘danno’ e di ‘insulto, oltraggio’. Come a dire, per esempio, che un’offesa alla nazione è sia un danno sia un oltraggio almeno – in questa lingua – dal XIII secolo…»
C. «L’offesa, nella latinità tarda, era il ‘dono dato’ o ‘la promessa fatta a qualcuno per placarlo o invogliarlo’…»
8. Misfatto
A. «Il termine misfatto, a quel che mi risulta, non è stato mai utilizzato in nessuna zona del napoletano o del siciliano…»
B. «La parola misfatto viene dal francese antico mesfait, attestato già nel XV secolo con il valore di ‘dabbenaggine’…»
C. «La parola misfatto, attestata nel Notaio da Lentini, ha il valore di ‘delitto’ fin dal Duecento…»
9. Copertura
A. «Con copertura s’intende, in senso gergale, ‘un’attività commerciale fittizia tesa a coprire un’attività illecita’ ecc.; e anche, com’è noto, ‘un’azione dei servizi segreti votata a eliminare prove di colpevolezza’ ecc.»
B. «Il valore di coprire, dal XIII secolo, è anche quello di ‘tenere nascosto, dissimulare’ ecc.»
C. «La copertura era, anticamente, tanto una ‘coperta leggera’ quanto un ‘pretesto’, ‘una scusa’ ecc.»
10. Lutto
A. «Il lutto – si sa, s’è detto – è, già nel Trecento, il ‘cordoglio per la morte di qualcuno’…»
B. «La parola lutto viene dal latino lŭctu(m), da lugĕre ‘piangere’ ecc. …»
C. «Il lutto era, già nel Cinquecento, un ‘gioco d’azzardo consistente nell’estrarre cinque numeri su novanta ecc.’, dal francese lot…»