Un vecchissimo gioco liceale era quello di scrivere sui diari dei secchioni – parola famigerata e fuorviante perché troppo spesso usata (per mediocrità, malanimo o semplice, devastante incapacità di comprendere il reale spicciolo) per indicare sia i ‘geni’ sia ‘gli sgobboni senza grazia’ – l’aforisma (mutuato dagli slogan delle crociate antitabagiste degli anni Ottanta) “chi studia avvelena anche te, digli di smettere”.
Aforisma ridicolo (che molto bene avrebbe a posteriori descritto il reaganismo allora in corso insieme con gli sviluppi pseudosalutisti e filonuclearisti nonché guerrafondisti delle classi dirigenti nordoccidentali negli anni) presto declinato anche nella sua forma adulta di “chi lavora avvelena anche te - con quel che segue”.
Ed è la semplice lettera offerta dal gioco, tristissimo (trasportato da uno sgabuzzino del cervello all’altro nel corso delle varie ristrutturazioni mnemonico-cerebrali), che ci porta d’un balzo dalle nebbie della stupidità collettiva ai pericoli della colpevolezza oligarchica.
Quel che è accaduto e accade all’Ilva di Taranto è il frutto marcito di anni di corruzione, inquinamento, accumulo indiscriminato di ricchezza alla maniera della malavita. Ma anche: ricatto per il lavoro, sfruttamento della povertà, ricatto (termine da reiterare, perché si stampi bene nelle menti di chi legge e di chi scrive di linguistica) del presente immediato sul futuro.
E, quel ch’è evidente, di là da qualsiasi tentativo di trasformazione metaforica del reale, è che la metafora s’incarna e si estingue da sé, sùbito, nella piattezza referenziale della semplice descrizione dei fatti. Un gioco al massacro. Con da una parte chi – senza esserne inquinato, ricavandone soldi e privilegi – il gioco l’ha condotto finora; tuttora tutelato dalla mancanza (in questo nostro sciagurato paese) di un’opinione pubblica in grado di incalzare prima e di costringere all’ammissione di colpa poi (con quel che segue). E, dall’altra parte, chi si trova a dover scegliere tra il morire avvelenato o il morire di fame in un futuro vicino; augurandosi comunque un presente pieno di lavoro inquinato e malpagato. Con il rischio di doversi assumere anche la colpa della fine della crescita. Per quel che vuol dire, in un paese in cui il conto delle liquidazioni degl’incompetenti di Stato (al meglio della definizione) varrebbe da solo un paio di finanziarie.
Così. Se siete davvero stanchi, e indignati. Se pensate sempre più spesso che i bivi della Storia imposti a questo Nostro Paese siano riconducibili alle alternative per laureandi raccontate da Woody Allen. Se il vostro inamovibile ottimismo è costretto a qualche reiterato tossicchiare che, si spera, non assomigli troppo a quello dei personaggi dell’Ombra dello Scorpione di Stephen King. Ecco. Mettetevi alla prova con i glossogrammi che seguono. Se vi va.
1. Veleno
A. «Da venēnum abbiamo nell’italiano antico veneno e poi, per dissimilazione, veleno…»
B. «La parola veleno ha una piena corrispondenza con il greco phármacon… E così come phíltron rimanda a philéin, ‘amare’, così venĕnum si lega a vēlle, ‘volere’…»
C. «A tutt’oggi, la parola italiana veleno vale sia ‘sostanza dannosa’ sia ‘sostanza curativa’…»
2. Inquinamento
A. «Il verbo inquinare ‘infettare con germi o sostanze nocive’ è conosciuto in italiano fin dal Trecento; e deriva dal latino inquināre…»
B. «Inquinamento in senso figurato è attestato almeno dal Seicento; nel suo valore tecnico di ‘modificazione in senso negativo di una sostanza ecc. ecc.’ è invece primonovecentesco…»
C. «Il termine inquinare viene dal latino inquīrere ‘fare oggetto di accurate indagini’… L’inquinātor era anticamente ‘il responsabile rigoroso delle analisi delle acque, dei siti’ ecc. Incredibilmente, una figura di prestigio della latinità classica…»
3. Pericolo
A. «Il pericolo, si sa, s’è detto e ripetuto, è un ‘complesso di circostanze atte a provocare un grave danno’…»
B. «Il pericolo era, nella tarda latinità, il perīculu(m), ‘tentativo’, poi ‘rischio’, infine ‘la membrana che avvolge il cuore’…»
C. «Il pericolo era, nella tarda latinità, il perĭculu(m), poi perécolo:la ‘fandonia’ e la ‘calunnia’ nei casi giudiziari di ‘procurato allarme’…»
4. Corruzione
A. «La parola corruzione è attestata nel senso di atto ed effetto del ‘corrompere’ e del ‘corrompersi’, anche ‘moralmente’, almeno a far tempo dal XVIII secolo…»
B. «Dal latino tardo corruptēla(m) s’è avuto corruttela; con il significato di ‘depravazione dei costumi’ fin dal XV secolo…»
C. «Con corruzione s’intende, almeno dal Seicento, ‘contrazione (momentanea)’ ma anche ‘coercizione’ non necessariamente illegale delle regole amministrative di uno Stato…»
5. Delinquenti
A. «Con delinquente ‘persona capace di disonestà e abiezione’ siamo nel primo Novecento… Anche se, tecnicamente, delinquente nel senso di ‘chi ha commesso azioni illecite’ ecc. è già due-trecentesco…»
B. «L’etimologia di delinquere ‘commettere delitti’ ecc. si fonda su delineāre, letteralmente ‘uscire fuori dalla linea tracciata’ ecc.»
C. «Nella tarda latinità il delinquĕnte(m) – da delūdere – era semplicemente ‘chi, in un qualsiasi agone sportivo, si trovasse a non ottenere i risultati sperati’…»
6. Salute
A. «In italiano la salute è, dal Trecento, lo ‘stato di benessere fisico e psichico dell’organismo umano’…»
B. «In italiano la salute è, dal Trecento, la ‘percezione di salvezza da una qualche malattia per intercessione esterna’…»
C. «In italiano la salute è, dal Trecento, la ‘salvezza operata nei casi di guarigione immediata in séguito a danno o colpa gravi piovuti immeritatamente dall’esterno’…»
7. Celermente
A. «L’aggettivo modale celermente si fonda sulla fusione del sostantivo cĕlere(m) ‘forza di polizia’ con il sostantivo mente(m) ‘mente, ragione’… Letteralmente ‘forza di sicurezza organizzata con intelligenza’ ecc.»
B. «L’aggettivo modale celermente deriva dall’aggettivo celere ‘rapido, svelto’, attestato già nel XVI secolo…»
C. «L’avverbio celermente si fonda sull’aggettivo celere; dal latino cĕlere(m), in qualche modo avvicinabile (e riconducibile) al greco kélēs, ‘cavallo da corsa’…»
8. Colpevolezza
A. «Con colpa s’intende una qualche azione contro la legge (e non solo) almeno dal Cinquecento…»
B. «La prima attestazione italiana del termine colpevolezza – ovvero ‘l’essere colpevole’ – risale più o meno all’inizio del XIX secolo…»
C. «La cūlpa era, nella tarda latinità, il diminutivo di cŭlter, ‘coltello’, dal greco kulpéton ‘lama per affilare altre lame’…»
9. Carcere
A. «Il termine carcere, anticamente ‘recinto’ (dall’arabo haršūf), è stato usato nel Medioevo per indicare ‘un uomo sciocco, incapace’… Poi ‘da recintare’, ‘da confinare’ ecc. ecc. …»
B. «La parola carcere, da carcūriu(m) ‘balestra a lunga gittata’, valeva nell’alto Medioevo ‘palla d’artiglieria infiammabile’ ecc. Con tutta probabilità l’idea delle lamine di ferro di cui la palla era costituita ha dato ‘carceri’ nel senso di ‘sbarre’ ecc.»
C. «La parola carcere, attestata a far tempo dalla fine del Duecento, è alla base del derivato – d’attestazione iacoponica – carcerare ‘imprigionare’ ecc. …»
10. Indegno
A. «L’aggettivo indegno vale, fin dal Trecento, sia ‘che non merita stima, considerazione’ ecc. sia ‘iniquo, vergognoso’…»
B. «L’aggettivo indegno – dal latino indīgnu(m), per l’appunto ‘non degno’ – è attestato fin dal Trecento nel senso di ‘immeritevole’ ecc.; ma solo dal Settecento con il valore di ‘vergognoso’…»
C. «L’aggettivo indegno è attestato a far tempo dal primo Seicento con il valore di ‘iniquo’ e, dall’inizio del secolo dopo, con il senso di ‘immeritevole di considerazione’…»