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Risultati e punteggi di I ferri del mestiere - 1

1.
 
A. 1 punto; B. 0 punti; C. 3 punti
 
I foni sono, in sostanza, i suoni articolati. I fonemi sono invece quei foni che alternandosi in uno stesso ‘contesto fonico’ hanno funzione (capacità) distintiva, determinando diversi significati. Ad esempio in rane: se “scambiamo” il fonema /r/ con altri fonemi (/c/, /p/ ecc.) “otteniamo” (giusto per mantenere il senso ludico di gioco commutativo…) altri significati: cane, pane, tane, vane  ecc. Per cui 3 punti alla C. E 1 punto alla A: considerando una svista cristallizzata ilconfondere in un unico insieme identico foni e fonemi (d’altronde proprio a fugare qualche dubbio serve un glossogramma: 1 meno meno ‘sulla fiducia futura…’; e in più: un antico valore di ‘suono articolato’ ecc. in senso esclusivamente ‘combinatorio’ pertiene alla storia etimologica del termine). Inaccettabile il calcolo improbabile (con tanto di rilievo in rima) della B: 0 punti.
 
2.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
L’afèresi è in sostanza la ‘caduta’ (in toscano antico il ‘tagliamento’, per dirla con la versione cinquecentesca del Priscianese) di uno o più suoni all’inizio di una parola… Paradossalmente (e arbitrariamente: si sa che la referenzialità parziale è spesso ingiusta…) 1 punto alla B. Perché sto scemo è “aferetico”; nel senso che sto (3 punti alla linearità discorsiva della A: perdonando il corsivo pretestuoso delle potenzialità) è frutto della caduta popolaresca del gruppo fonico iniziale ecc. Afèresi è una voce dotta (dal latino tardo aphāeresi(m), a sua volta – attingendo al Dizionario – dal greco apháiresis: da apó ‘via’ + áiresis ‘presa’) che malsopporta le menzogne della C. 0 punti.
 
3.
 
A. 3 punti; B. 1 punto; C. 0 punti
 
Nella B si confonde la metatesi (che è, per l’appunto, ‘lo spostamento d un suono da una sede a un’altra all’interno di una stessa parola’ senza che ci sia un mantenimento della posizione originale: drento per ‘dentro’, ecc.) con la propagginazione (che invece, in soldoni, salva entrambi i suoni, vìa: giusto per corredare la spiegazione tecnica con una qualche suggestione metaforica onnicomprensiva). Nonostante il tranello del termine non attestato (ma chi può dirlo, poi? Il rovello di ogni asterisco posto prima di parola… la percezione dell’ancora non…): 3 punti alla A. 1 punto alla B (considerando – del tutto arbitrariamente e letterariamente – la propagginazione come un arzigògolo della metatesi…). Malgrado il nostro indefesso joycianesimo (altro tranello per i lettori di sempre): 0 punti alla C. Perché di là dalle (e oltre le) divagazioni pseudoscientifiche è proprio il finto esempio che annichilisce il punteggio.
 
4.
 
A. 0 punti; B. 1 punti; C. 3 punti
 
Per una volta diamo ragione senza indugio al prescrittore della C (3 punti). L’attestazione “i buon consigli” è petrarchesca (1 punto alla B); ma nell’italiano contemporaneo la vocale soggetta ad apocope (ovvero ‘il troncamento’, la ‘caduta di una vocale, di una consonante o di una sillaba in fine di parola’) non può essere la -e o la -i nel caso in cui abbiano valore morfologico (quando cioè segnalano un plurale). 0 punti alla A: per l’apostrofo incongruo, per l’accettazione di un’apocope impossibile e per l’errore ariostesco.
 
5.
 
A. 3 punto; B. 0 punti; C. 1 punto
 
Nonostante il gran numero di finzioni dantesche nel corso di un anno e più di glossogrammi… Va detto che vipistrello è realmente di Padre Dante (per gl’increduli: If XXXIV, 49). E che vipistrello > pipistrello è un esempio di assimilazione (tra due suoni vicini uno “rende simile” a sé l’altro: danaro, tanaglia: ampiamente attestati in toscano ecc.) regressiva. Assimilazione che si ha quando il primo fonema si assimila al secondo (come in questo caso). Per cui: 3 punti pieni e legittimi alla A. La B (oltre all’ignoranza vipistrelliana) si confonde un po’ troppo, nonostante lo sfoggio di dati scientifici. La forma tarantina cèccia è un esempio di assimilazione regressiva. Assimilazione progressiva è invece il romanesco callo per ‘caldo’ (in cui si vede che il primo fonema ha “reso simile a sé” il secondo ecc.). Troppa confusione, quando non è avvalorata da spunti artistici, costringe agli 0 punti. 1 punto alla C. Non vede Dante, non spiega tutto, ma è grammaticalmente corretta.
 
6.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
1 punto alla B; ma solo perché siamo costretti. La definizione (ripresa anche nella – sembra un epiteto formulare – corretta C: 3 punti) è esatta. Solo che c’è una delirante confusione tra elisione e apocope (con tanto di vaneggiamenti grafici: un ora, tutt altro ecc.): per cui 1 meno meno meno meno (quasi uno pseudokubrickiano zero più, se fosse possibile). 0 punti alla A. Che, di là dal delirio santificato, confonde senza scampo l’apocope e l’elisione (anche con una certa arroganza, ci sembra di notare…). Allora: buon giorno (apocope); l’oro, un’ora, mezz’ora (elisione). Ricordarlo non guasta.
 
7.
 
A. 0 punti; B. 3 punti; C. 0 punti
 
0 punti tanto alla A (si parla di epentesi, non di epitesi) quanto alla C (che oltre a indicare la prostesi s’inoltra etimologicamente nella “questione del latino Hispānia(m)” ecc.). Punti (3) solo alla B (nonostante l’imbarazzo finale). Quasi gli esempi fossero – toscanamente – citazioni da qualche filme.
 
8.
 
A. 0 punti; B. 1 punto; C. 3 punti
 
L’1 meno meno ecc. della B è molto vicino allo Zero più del glossogramma 6. Nonostante la sicurezza tracotante, è giusto solo il rilievo sull’oscillazione grafica secolare tra gramatica e grammatica. Che è la trascrizione latina grammătica(m) del greco grammatiké (con sottinteso téchnē: ovvero ‘(arte) dello scritto (gramma)’ ecc.). Per questo: 3 punti alla C. 0 punti alla A, che ipotizza una primazia ghiramatica e si stupisce delle migrazioni (di popoli, di lingue). Senza nemmeno capire quanto c’è di vero e di falso nella storia; e nelle storie.
 
9.
 
A. 3 punti; B. 0 punti; C. 0 punti
 
Sulle soglie dello Zero più la C (si segnala “una sonorizzazione”): ma si tratta di semisonorizzazione (3 punti solo alla A); in più gli esempi riportati sono senza senso. (Una vergogna, nella storia dei glossogrammi…). Per cui: decisamente zero. Come alla B. Che parla di occlusive tenui senza costrutto. (E si consideri che lo stesso esempio della – formulare – corretta A è in qualche modo graficamente fuorviante, non potendosi rappresentare con l’esattezza del ‘cerchietto sottoscritto’ dei linguisti il fenomeno fonetico, ecc.). (In sostanza: un glossogramma pieno di insidie, se volete la nostra opinione). (Magari con una sua utilità didascalica; però).
 
10.
 
A. 0 punti; B. 0 punti; C. 3 punti
 
In questi glossogrammi pieni di trabocchetti (o, quantomeno: ipotesi di trabocchetti) s’è ormai consumata “la fiera degli Zero più”. Alla A (è vero che sintassi è voce dotta dal lat. tardo syntăxi(m) dal greco syntaxis, tanto ‘ordinamento’ quanto ‘sistema’: ma il resto è impresentabile). Zero e basta alla B. Che dovrebbe inoltre spiegare ai lettori l’assurdità dell’invenzione etimologica. Tre punti alla C. Di là dall’ossessione grammaticalmente commossa, si cita Bembo (“catena delle voci”) e Salviati (“intrecciatura”) attingendo al Dizionario. E si arriva da sùbito – malgrado qualche incertezza argomentativa – alla corretta definizione. Più o meno.
 
 
RISULTATI
 
Da 0 a 10 punti: Apocopati – Vi manca qualcosa, alla fine. Ma non riuscite nemmeno ad accorgervene perché non vi rimane traccia di quel che non c’è. Forse il primo passo vero i campi elisi della linguistica è proprio questa consapevolezza socratica. E la ricerca sfuggente di un qualche suono che vi guidi.
 
Da 11 a 20 punti: Fonemàtici – Voi, sì, vi distinguete da tutti quelli che considerano le voci della linguistica dei suoni inarticolati. Solo: vi manca ancora qualcosa; o almeno così vi sembra. Sentite che non siete ancora perfettamente padronidella situazione. Non riuscendo – per indole – a concentrarvi sul risoluto pane al pane.
 
Da 21 a 30 punti: Epitètici – Eccessivi in tutto, perfettamente a vostro agio tra aferesi, epentesi e agglutinazioni, rischiate di dedicarvi troppo alle attestazioni fiorentine primonovecentesche di filme dimenticandovi di vedere Citizen Kane mentre lo proiettano. Dedicatevi alla “catena delle voci” dei vostri pensieri mentre li descrivete periodicamente.
 

 

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