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Luca Serianni 
Un treno di sintomi
I medici e le parole: percorsi linguistici nel passato e nel presente, Garzanti, Milano, 2005 

Questo libro intende «tracciare un bilancio di una lingua speciale così carica di storia e insieme con tante ricadute nell’orizzonte linguistico dei comuni parlanti». E Luca Serianni lo fa, come di consueto, con lo stile e il linguaggio del divulgatore attento al lettore. L’assetto attuale del linguaggio medico si è formato a partire dall’Ottocento e si è mantenuto fino a oggi, anche se ora è minacciato dall’inglese, che è ormai la lingua della comunicazione scientifica. Il rischio attuale è una divaricazione fra un linguaggio più semplice per non addetti e uno iperspecialistico che rischia di essere incomprensibile anche fra i medici stessi.

La trattazione di Serianni, tenendo presente il legame fra il passato e il presente, va dal rapporto fra medicina e letteratura, con le accuse e le ironie letterarie, l’autocritica dei medici, i medici scrittori e gli scrittori che scrivono di medicina, al rapporto fra medici e gente comune, alle differenze fra gli antichi e i moderni, fra i significati vecchi e nuovi. Poi si addentra nell’esame più propriamente linguistico, con i tecnicismi e la loro origine, la formazione delle parole, la divulgazione, lo stile. Risaltano le componenti umanistico-letterarie della cultura medica, la centralità della comunicazione verbale, le ricadute nella lingua comune di un linguaggio che inoltre «ha il suo fulcro nel lessico», complicato anche dalle variazioni nel tempo dell’uso e del significato. Una costante di tutti i medici, nei secoli e con tutti i progressi scientifici, è «l’attenzione alla lingua, alla precisione terminologica»: la differenza sta nella capacità (o volontà) di essere comprensibili.

Umberto D'Angelo