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Valeria Della Valle 
Dizionari italiani: storia, tipi, struttura
Roma, Carocci, 2005 

Il volume colma una lacuna nell’odierno panorama editoriale offrendo un’introduzione alla lessicografia italiana che risponda alle esigenze dei nuovi corsi di laurea e garantisca un orientamento critico allo stesso tempo rapido ed esauriente.

Dopo aver fatto chiarezza sui termini basilari della disciplina e dopo alcuni cenni sulle origini della lessicografia in Occidente, la trattazione si concentra sulla nascita e sullo sviluppo dei dizionari in Italia. Tra XV e XVI secolo si assiste a una produzione ricca ed eterogenea, che trova in Venezia il centro della sua massima espansione, ma che si distribuisce lungo tutta la penisola, da Napoli, a Firenze, a Ferrara. Favorita dalla diffusione della stampa, l’esperienza cinquecentesca pone le basi per la nascita del celeberrimo Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), che elegge a sommo modello di lingua il fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio e colloca l’Italia all’avanguardia nello scenario lessicografico europeo per la complessità e la maturità dei criteri di impostazione; attraverso le sue cinque edizioni, quest’opera sarà destinata a collocarsi sempre al centro dei dibattiti teorici, ricoprendo un ruolo determinante per le sorti stesse della lingua italiana. Se il XVIII secolo segna l’apertura al lessico scientifico e alla lingua d’uso, l’Ottocento è a buon diritto ricordato come il “secolo dei vocabolari”, caratterizzato dapprima dal proliferare di operazioni puristiche, poi orientato in tutt’altra direzione con il dizionario storico del Tommaseo e con quello di Giorgini e Broglio, ispirato a criteri manzoniani e da considerare come il primo vocabolario sincronico dell’uso. Il Novecento, infine, vede moltiplicarsi e diversificarsi le imprese lessicografiche: il dizionario storico di Battaglia, quelli dell’uso di Duro e De Mauro, i numerosi repertori etimologici e, alle soglie del nuovo millennio, progetti che si avvalgono delle nuove tecnologie informatiche, come il TLIO.

L’opera prosegue con una rassegna delle diverse tipologie lessicografiche, che illustra le caratteristiche peculiari dei dizionari storici, dell’uso, etimologici, di sinonimi, di neologismi, fino ad arrivare a strumenti meno noti al pubblico non specialista, come i dizionari metodici (nei quali le parole sono raggruppate in base all’affinità delle nozioni che esprimono), le concordanze (che documentano il patrimonio lessicale di un’opera o di un autore), i lessici di frequenza (che quantificano la ricorrenza di un lemma in un corpus), i dizionari d’ortografia e pronuncia, quelli dialettali, quelli inversi, ecc. Infine, l’attenzione si concentra in modo specifico sulla struttura interna dei vocabolari: vengono introdotti i concetti di lessema, lemma, intestazione, definizione e marca d’uso e si illustrano i criteri di selezione della fraseologia e il trattamento di categorie come gli arcaismi, i forestierismi, i tecnicismi, i gergalismi, ecc.

Due caratteristiche contribuiscono a fare del volume un prezioso strumento di studio: la notevole capacità di sintesi, che garantisce un’estrema chiarezza nell’esposizione senza che sia sacrificato nessuno dei nuclei fondamentali della disciplina (lo schema riassuntivo che conclude ogni capitolo risulta, inoltre, un efficace espediente didattico); la scelta di riportare per intero le voci di alcuni dizionari e di analizzarne la composizione nei particolari, per mostrare da vicino, in corpore vili, l’effettiva applicazione dei criteri teorici. L’interessante confronto della voce sipario in quattro opere di recente pubblicazione (pp. 96-97) costituisce, ad esempio, un ritratto perfetto della natura del vocabolario: uno strumento dinamico e non necessariamente obiettivo, che riflette il momento storico che l’ha prodotto e che deve essere letto e utilizzato con atteggiamento critico.

Emiliano Picchiorri