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Valeria Della Valle – Giuseppe Patota
L'italiano. Biografia di una lingua
Sperling & Kupfer editori, Milano, 2006

Opere di taglio divulgativo che traccino una storia della nostra lingua sono meno infrequenti di un tempo. Per originalità d'impianto, profondità di ricerca unita ad agile scorrevolezza, si è distinta recentemente la Breve storia della lingua italiana per parole di Leonardo Rossi, edita da Le Monnier nel 2005. Ora è la volta di questo L'italiano di Della Valle e Patota, la prima professoressa di lessicografia e lessicologia italiana presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", il secondo professore di Storia della lingua italiana presso l'Università degli Studi di Siena-Arezzo.

In L'italiano la storia della lingua viene ripercorsa in undici densi capitoli dalle origini (L'italiano deriva dal latino. Quale?) fino ai giorni nostri (Un patrimonio comune dell'umanità). I pregi dell'opera, rivolta a un pubblico vasto e curioso, che può andare dallo studente delle ultime classi di liceo fino al semplice amante e curioso delle vicende storiche dell'italiano, stanno principalmente in due elementi: 1. La gradevole fluidità del discorso, punteggiata di notazioni colloquiali che intendono attualizzarlo, già collaudata dalla coppia di autori in una fortunata serie di manuali per il buon uso della lingua italiana. Un paio di esempi. Commentando il passo della Divina Commedia in cui si descrive la truce condizione dei seminatori di discordia (XXVIII canto dell'Inferno), gli autori scrivono: «Immagini pulp, diremmo oggi»; a proposito del Canzoniere petrarchesco, si scrive, con semplicità ed efficacia: «una specie di diario d'amore in versi»; 2. La capacità notevole di esemplificare sempre i ragionamenti circa le trasformazioni e le caratteristiche della lingua alle varie altezze cronologiche ricorrendo a citazioni tratte dai documenti (soprattutto letterari): cinquanta di numero, queste ultime, e sempre assai utilmente corredate, quando è il caso, di una "versione" nella lingua d'oggi. Non mancano, inoltre, utili raffronti tra versioni differenti dello stesso testo, per verificare la prassi correttoria di importanti scrittori (l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, prima e dopo la "cura" in senso fiorentinista, per eliminare i tratti linguistici "padani"; I promessi sposi di Alessandro Manzoni, rivisti alla luce della maturata propensione dell'autore verso il fiorentino contemporaneo dell'uso vivo); altrettanto utile è il confronto tra un passo dei Promessi sposi, uno del Decameron boccacciano e uno tratto da un romanzo storico di Alessandro Verri, contemporaneo di Manzoni: salta subito all'occhio, senza bisogno di tante chiacchiere, la modernità della lingua manzoniana, dalla quale tanto si discosta l'italiano pomposo e tradizionalista del Verri (che si dichiarava «nemico della Crusca», cioè della normatività arcaizzante in fatto di lingua) da collocarsi assai più vicino alla prosa latineggiante e culta del Boccaccio che alla distesa, ricca e insieme sobria prosa manzoniana.

Due altri elementi sono da segnalare: l'aggiornamento della materia agli ultimi approdi della ricerca (come esempio di latino antico si cita il testo della «nuova epigrafe del Garigliano, frutto di una scoperta archeologica recente»; come primo esempio di poesia in lingua italiana si riportano alcuni dei «versi d'amore di Ravenna», XII secolo, rinvenuti nel 1997 dallo studioso Alfredo Stussi); l'attenzione al dibattito sulla "salute" del nostro idioma e sull'opera di diffusione dell'italiano come grande lingua di cultura nel mondo.

Silverio Novelli