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Umberto Eco

Sator arepo eccetera

Roma, Nottetempo, 2006

 

 

In questo breve e appassionante libro, Umberto Eco, scrittore e semiologo italiano, raccoglie giochi linguistici fatti per lo più in forma privata.
Giochi per tenere in esercizio la lingua e per divertirsi. È interessante vedere come un grande intellettuale si possa appassionare a esperimenti ludici per mettere in gioco la letteratura e il linguaggio e nello stesso tempo esaltare la potenza della parola, che può essere trasformata, reinterpretata e fraintesa.
Non a caso il titolo del libro riproduce il contenuto del famoso quadrato magico “sator arepo tenet opera rotas”, un testo enigmatico che ha attraversato la storia dell’occidente, a lungo studiato e variamente interpretato. L’autore stesso alla fine del libro si diverte a proporne alcune variazioni all’insegna dell’acrostico, gioco consistente nel trovare un dato numero di parole di cui si dà la definizione, e le cui iniziali lette in ordine danno una parola o una frase di senso compiuto.
Nella prima parte, si offre anche, nella sezione  À rebours, la riscrittura di alcuni famosissimi versi della Divina Commedia, dei quali si ribalta il significato: “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita” diventa “Al margin del ristar di vostra morte / mi persi in un deserto illuminato, / ritrovando le piazze più distorte”.
Una sezione è dedicata agli omonimi, omografi e omofoni. Un “Incitamento di leghista succube” recita: Tra siepi di Padania ed alti bossi / vado a incontrare il mio padrone Bossi / e in anglo-latin l’incito: “Boss, i!”.
Dilettevoli anche i 38 consigli di buona scrittura tra cui: Usa meno virgolette possibili: non è “fine”; e gli acronimi come IRPEF, Impone Robusti Prelievi E Frega.
 

Rosalba Provantini