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3_immagine_recensioneAnna Iuso e Quinto Antonelli (a cura di)
Scrivere agli idoli
Museo Storico in Trento, 2007

 

Per gli studiosi della lingua italiana del Novecento, lo studio delle lettere scritte da un mittente in posizione subordinata rispetto al destinatario, il quale gode di maggior potere, censo, cultura, prestigio, costituiscono un interessante segmento di quella comunicazione asimmetrica che, almeno per gli aspetti pragmatico-testuali, risulta ancora poco o insufficientemente indagata. Quando poi il destinatario sia un «divo» della cultura televisiva e mediale di massa, l'ottica tradizionale degli studi sull'italiano popolare o, meglio, non istituzionale diverge in parte - ed è facile comprendere il perché - da quella impiegata nell'analisi dei fenomeni che caratterizzano le lettere indirizzate, per esempio, da un impiegato a un superiore o da un medico a un paziente. Entra in gioco un atteggiamento psicologico differente: non la deferenza o il timore reverenziali, ma l'entusiasmo e, spesso, l'adorazione. Fattori che incidono in modo relativo su grafia, fono-morfologia e lessico, in modo più sensibile su pragmatica e testualità. È quanto dimostrano Rita Fresu e Ugo Vignuzzi nel loro saggio «Scusami gli errori ma in italiano non sono molto brava», dedicato, come recita il sottotitolo, a scrittura giovanile degli anni Sessanta e alfabetizzazione di massa in un corpus di lettere dell'archivio di Gigliola Cinquetti.

 
Il saggio è incluso in un volume collettaneo davvero molto interessante, Scrivere agli idoli, che deriva dai lavori del seminario internazionale della scrittura popolare del 2005, incentrato sull'analisi del cospicuo corpus di 140.000 lettere, in gran parte scritte tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento, indirizzate alla cantante Gigliola Cinquetti. La cantante ha serbato tutto il materiale e ha depositato nel 2002 il fondo presso l'Archivio del Museo Storico in Trento. Vincitrice, a 16 anni, nel 1964, del Festival di Sanremo, con la canzone Non ho l'età, la Cinquetti è oggetto di un processo di mitizzazione e di risignificazione che permette di leggere in modo inedito un frammento di «autobiografia collettiva» (come scrivono con acutezza Quinto Antonelli e Anna Iuso, introducendo il volume) attraverso gli occhi degli italiani del boom, sospesi (e lacerati?) tra attaccamento alla tradizione e spinta verso il nuovo, ammirazione per l'«anti-Lolita» (Quintarelli-Iuso) e deplorazione per la ragazzina spudorata, folklore (il santino neo-popolare) e logica del consumo culturale di massa (tensione all'imitazione, tentativo di identificazione, richiesta, più o meno esplicita, di "raccomandazione").
 
I contributi presenti nel libro, curato con rigore da Anna Iuso e Quinto Antonelli, sono davvero molti. Si va dai raffronti con altri archivi di lettere simili (in particolare, quelli di Claudio Villa e Fabrizio De André) a riflessioni settoriali sull'uso di archivi moderni; dall'analisi antropologica alla riflessione politica; dallo studio della mentalità delle donne (su un campione di 8.686 lettere, il 73% risulta scritto da donne, molte delle quali giovani) all'indagine sui gusti musicali delle nuove generazioni degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
 
L'analisi delle dinamiche linguistiche è presente, oltre che nel saggio di Fresu e Vignuzzi, in due contributi di Serenella Baggio: Lettere a Gigliola Cinquetti: aspetti storico-linguistici e Lettere a Gigliola Cinquetti dal Trentino. Nel primo contributo, di taglio generale, l'autrice sottolinea il fatto che il corpus delle lettere «copre tutte le regioni d'Italia (la televisione è nazionale), dando una straordinaria panoramica sui temi dell'alfabetizzazione, dell'italianizzazione, della standardizzazione»; per uno storico della lingua, attento ai fattori sociali e culturali di mutamento del sistema, queste lettere sono importanti perché «rappresentano [...] il momento critico del diasistema della lingua italiana, cioè della formazione di un nuovo standard e di un ri-collocamento gerarchico delle varietà tradizionali». Insomma, è il momento in cui «il riassestamento generale vede numerosi tratti sub-standard elevarsi a componenti del tipo neo-standard, grammaticalizzarsi». In appendice, l'autrice allega e analizza alcuni testi. Alla lettura, si conferma la sensazione di trovarsi di fronte a un panorama ricco e frastagliato, in cui la "nuova" medietà emergente nel codice è in dinamica e contrastata relazione con le ali estreme della realizzazione standard (minoritaria), fedele alla norma anche nel rispetto delle regole dell'organizzazione testuale, e della marcatezza sub-standard.
 
Un attacco come il seguente si colloca all'estremo della studiata compostezza (un po' sospetta, in una «bambinetta di 13 anni»): «Sono una bambinetta di 13 anni ed una tua grande ammiratrice. Porto la tua pettinatura, ho i capelli e gli occhi del tuo stesso colore. Vorrei proprio essere una seconda Gigliola, anche se molti mi consolano, dicendo che ti assomiglio molto». All'estremo opposto, sta la lettera del giovane militare: «Cara Cigliola scusami se ti parlo del tu ti faccio sapere per prima cosa che sono un militare che ti scrive non ti o scritto prima perche non sapevo il tuo indirizzo ma ieri o comprato il soriso e canzone dove o trovato il tuo indirizzo». Al centro, in tensione tra i due poli, l'italiano di questa lamentela moralistica di una «mamma»: «quando difronte a noi sei apparsa l'altra sera a presentarci la tua nuova canzone la "Rosa Nera" in minigonna, non ci sei veramente piaciuta e io sono rimasta veramente mortificata; ricordati Gigliola, io sarò una Matusa, però noi ti vogliamo tutti veramente bene ed io per prima dico che a mia figlia permetterei andare al mare in costume alludo ai due pezzi ma in minigonna mai perché è uno sconcio "SCONCIO"».
 
Silverio Novelli