Da leggere_enigmistica

Ilaria Bonomi

La lingua che fa scena. Dalle grammatiche rinascimentali alla comunicazione via web

Firenze, Franco Cesati Editore, 2018

 

L’importante collana Linguistica e critica letteraria dell’editore Cesati s’arricchisce ulteriormente, grazie ad un nuovo, prezioso volume, dal titolo La lingua che fa scena, dedicato, da allievi e amici, a Ilaria Bonomi, amata professoressa dell’Università degli Studi di Milano, in occasione della conclusione della sua pluridecennale attività d’insegnamento. E il suo maestro, Maurizio Vitale, emerito caposcuola degli studi storico-linguistici e linguistico-letterari presso l’Ateneo milanese, commenta così nella Prefazione al volume: «Provo anche ora una certa emozione, pensando che pure la mia seconda scolara milanese lascia, con suo dispiacere per la perdita del contatto gradito con gli allievi, l’insegnamento; ma sono certo che la sua operosità scientifica non patirà termine alcuno» (p. 13). Il contatto gradito con gli allievi e l’operosità scientifica sono, non casualmente né certo retoricamente, affiancati nelle parole del Maestro, che ben conosce la passione che ha sempre guidato Ilaria Bonomi in entrambi gli aspetti del suo lavoro. E ben lo sanno anche gli allievi curatori del volume, che dal suo insegnamento e dalla variegata attività di ricerca hanno tratto massimo giovamento.

I 21 saggi di Ilaria Bonomi raccolti nel volume spaziano, come indica il sottotitolo, dalle grammatiche rinascimentali alla comunicazione via web, e sono divisi in 4 sezioni che intendono ripercorrere le tappe del suo magistero. Inizialmente docente di Grammatica italiana, allo studio di questa disciplina dedica, nel corso degli anni, importanti pubblicazioni, alcune delle quali qui riproposte, ad esempio sulle teorie linguistiche e grammaticali di Leon Battista Alberti, sul Varchi, sul Giambullari. Ma non solo Quattro e Cinquecento: pregio della studiosa, che accomuna questo ad altri ambiti delle sue ricerche, è la capacità di abbracciare orizzonti temporali assai lontani tra loro, passando dai primi tentativi di codificazione del volgare alla grammaticografia italiana più recente. Il saggio conclusivo della sezione è infatti dedicato a Norma e uso nella grammaticografia italiana del XIX e del XX secolo e presenta in modo sintetico ma chiarissimo l’evoluzione delle grammatiche italiane dal primo Ottocento al primo decennio del Duemila, offrendo così una panoramica esaustiva e di assoluto interesse.

 

La seconda sezione del volume è intitolata Lingua e musica e, ancora, il legame tra ricerca e insegnamento, tra passione e operosità, è strettissimo. Ilaria Bonomi ha attivato, negli ultimi anni, il corso “Linguistica italiana e drammaturgia”, ora denominato “Lingua italiana e testi per musica”, che, come giustamente ricordano i curatori, è corso «affatto originale, poco o per nulla ravvisabile nel pur ampio panorama accademico odierno» (p. 15). I saggi di questa sezione riguardano studi lessicali e terminologici. Di grande rilevanza quello sugli Italianismi musicali nelle lingue europee, francese inglese spagnolo tedesco russo ungherese danese e un ultimo paragrafo dedicato al giapponese, che hanno preso a prestito dall’italiano termini musicali relativi a strumenti (come il ‘contrabbasso’ che è contrebasse in Francia, contrebajo in Spagna, Kontrabaß in Germania), canto e opera (e proprio ‘opera’ è noto italianismo, diffuso in tutta Europa, così come ‘libretto’, ‘tenore’, ‘baritono’), forme e composizioni (‘duetto’, ad esempio, è passato al francese, allo spagnolo, all’inglese, al tedesco, persino all’ungherese e al russo), tecnica esecutiva e indicazioni di partitura, per le quali l’italiano è stato «quasi un esperanto del linguaggio musicale» (p. 120). Lo studio, anche in questo caso, non è sincronico, ma viaggia lungo i secoli, illuminando attraverso le parole «le linee d’influenza dei diversi generi della musica italiana nel corso del suo periodo d’oro» (p. 122), ovvero tra il XVII e i XIX secolo, e di conseguenza descrivendo l’afflusso d’italianismi nelle diverse lingue secolo per secolo.

Altri saggi presentano invece un’accurata analisi linguistica dei libretti d’opera (La lingua dei libretti pariniani, Lingua e drammaturgia nei libretti verdiani, I libretti di Riccardo Bacchelli fra tradizione e modernità), ed è doveroso citare anche i libri che Ilaria Bonomi ha dedicato proprio alla lingua dell’opera: Il docile idioma. L’italiano lingua per musica (Bulzoni, 1998), Il magnifico parassita. Libretti, librettisti e lingua poetica nella storia dell’opera italiana (Franco Angeli, 2010) e La lingua dell’opera lirica (Il Mulino, 2017), gli ultimi due scritti assieme all’allievo Edoardo Buroni.

 

L’altro grande ambito in cui si intrecciano passione, ricerca e insegnamento fa capolino con la terza sezione, dedicata allo studio dei ‘Mass media’. Docente di “Linguistica dei media”, Ilaria Bonomi ha a lungo studiato la lingua dei giornali, studio certamente complesso, se si pensa ai continui cambiamenti del sistema giornalistico negli ultimi due secoli, tutti per altro approfonditi dalla studiosa: dalla stampa periodica ottocentesca, alle varietà novecentesche, ai free press, ai quotidiani online. Studio complesso, appunto, e ancor più oggi, visto com’è caratterizzato «da una evoluzione velocissima nella direzione dell’interattività, della multimedialità e della convergenza mediatica» (p. 341). Ma Ilaria Bonomi, anche grazie alla consueta e sempre produttiva prospettiva storica, non ha solo colto (vien da dire, in tempo reale) le novità dovute ai nuovi strumenti tecnici che veicolano la comunicazione (le forme di una scrittura ‘web usability’ e crossmediale), ma pure saputo comprendere gli aspetti linguistici in comune tra giornalismo cartaceo e on line, a partire da fenomeni microsintattici (lui/lei pronomi soggetto, raro gli dativo plurale, prevalenza di cosa rispetto a che/che cosa nelle interrogative, scarso ricorso al che polivalente) e verbali (tenuta del congiuntivo, qualche esempio di presente pro futuro). Tali considerazioni si leggono nel saggio conclusivo della sezione, L’italiano giornalistico dalla carta al web: costanti e novità. Tuttavia, se il linguaggio giornalistico è stato quello maggiormente approfondito, l’interesse per la comunicazione massmediale ha portato Ilaria Bonomi a studiare anche il linguaggio televisivo e, in generale, tutto quanto riguardi il rapporto tra ‘la lingua italiana e i mass media’, titolo del libro curato assieme a Silvia Morgana (I ed. Carocci, 2003; II ed. riveduta ed ampliata Carocci, 2016).

 

Chiude il volume la sezione dedicata a ‘Lingua e letteratura’. S’incontrano saggi manzoniani e sulla narrativa italiana più recente. Due di questi riguardano la scrittura femminile, l’uno più complessivo sulla narrativa italiana odierna, l’altro specifico su Gina Lagorio. Questo filone di ricerca sulla lingua letteraria italiana, notano i curatori, «le deriva dalla scuola a cui si è formata» (p. 15), e con questi saggi posti in chiusura Ilaria Bonomi sembra voler dire (e insegnare) che lavori illustri su ambiti certo innovativi rispetto alla propria ‘scuola’, quali sono quelli su lingua della musica e mass media, non possono né devono far dimenticare gli studi più tradizionali sulla lingua letteraria, tanto decisiva per una lingua che fa scena.

 

 

Jacopo Ferrari

Università degli Studi di Milano

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