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3_immagine_recensioneFabio Rossi
Lingua italiana e cinema
Carocci, 2007
 
Fabio Rossi, ricercatore di Linguistica italiana ed esperto di lingua della musica e di parlato dei media, si cimenta in questo volume, Lingua italiana e cinema, nello studio della lingua della settima arte, mostrando gli snodi fondamentali della storia della lingua cinematografica italiana.
Rossi analizza, in prospettiva diacronica, il linguaggio cinematografico italiano dalla sua origine fino ai nostri giorni, con particolare attenzione a quello in uso nel doppiaggio, e i rapporti tra cinema, teatro e letteratura.
Fra i punti su cui l’autore sofferma la propria attenzione si possono ricordare: l’avvento del sonoro, ostacolato da intellettuali del calibro di Pirandello, ma foriero di un profondo rinnovamento dello stile linguistico, ora più colloquiale; la varietà e l’insospettabile libertà del cinema fascista, dovuta alla scarsa considerazione che i governanti avevano del mezzo espressivo; l’avvento del neorealismo grazie al quale il dialetto si trasforma da mera macchia di colore in lingua del popolo con finalità ideologiche e morali; il rilievo del plurilinguismo evidente in Totò e Sordi, il primo maestro indiscusso dell’espressionismo linguistico, il secondo della parodia e della satira di costume.
Rossi passa poi ad analizzare il cinema degli ultimi trent’anni notando un rinnovato interesse per la riproduzione di vari diletti anche grazie al sempre più frequente impiego della presa diretta.
Varietà ibridate di dialetti come il toscano, il napoletano e il siciliano tornano a nuovo vigore in film dal forte impegno sociale, ma con minore capacità di influenzare le abitudini dei parlanti. Una lingua del cinema, insomma, lontana da quella che influenzò la lingua comune, come quella di Totò (pinzillacchera “cosa da nulla”, ciofeca “liquido schifoso”) e quella di Federico Fellini (amarcord “ricordo personale, rievocazione nostalgica del passato”, bidone “imbroglio, raggiro”).
 
Rosalba Provantini