23 settembre 2019

La scoperta della lingua italiana. Linguistica per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria

di Margherita Sermonti

Raffaella Setti

La scoperta della lingua italiana. Linguistica per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria

Firenze, Franco Cesati editore, 2019

 

«Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo». Sono queste le parole che Maria Montessori (1870-1952) volle lasciare scolpite sulla sua lapide, ricordando a tutti quanto sia potente la mente di un fanciullo e, come naturale conseguenza, quanto sia centrale il ruolo dell’educatore.

Ai futuri insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria si rivolge principalmente Raffaella Setti, storica della lingua e docente di Linguistica italiana presso l’Università degli studi di Firenze, con La scoperta della lingua italiana.

Lo stupore dei bambini di fronte ad eventi che per un adulto possono sembrare scontati e il loro senso della meraviglia sono leve che ciascun insegnante dovrebbe saper maneggiare con sapienza nell’intraprendere il percorso educativo.

La parola scoperta presente nel titolo di questo manualetto di linguistica ha un significato preciso: «se ci soffermiamo a esaminare il processo attraverso il quale ciascuno di noi è passato dal possesso e uso della propria lingua materna alla capacità di riflettere su di essa fino a renderne impliciti i meccanismi che la regolano, vediamo bene che tutto questo non è altro che una scoperta, una stupefacente scoperta dal cui fascino ogni bambino, a partire dai cinque/sei anni, è attratto». Mantenere acceso il fuoco della continua scoperta potrebbe costituire una sfida per qualsiasi insegnante, a maggior ragione se opera nel mondo dell’infanzia.

L’autrice prova ad allestire una sorta di «cassetta degli attrezzi» nella quale siano presenti tutti gli strumenti necessari ai maestri per svolgere al meglio il proprio compito, «privilegiando la trattazione approfondita di argomenti mirati ai bisogni degli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, nell’intento di offrire loro una base solida su cui sentirsi a proprio agio nel maneggiare la materia e da cui partire per raggiungere l’acquisizione di un metodo efficace in prospettiva di una formazione continua».

I cinque capitoli (1. Alcune nozioni di base. 2. Dal noto al nuovo: suoni e lettere dell’italiano. 3. Storie ascoltate, storie lette, storie scritte. 4. Dal testo alla frase. 5. Orientarsi nell’universo delle parole) sono rivolti soprattutto all’educatore («colui che riesce a far emergere in superficie tutto ciò che i bambini sanno e sanno fare senza averne consapevolezza») con una speciale attenzione al percorso mentale e cognitivo di apprendimento della lingua italiana da parte dei più piccoli.

Se in classe si adotta un metodo di insegnamento inclusivo, che offra continui spunti di interazione con gli alunni, sarà necessario avere le idee chiare su ciò che si dice e su ciò che si propone, perché, come evidenzia la professoressa Setti «trasmettere a dei bambini le basi, i fondamenti della lingua in una forma semplice, essenziale ma rigorosa, è un compito difficile, ma socialmente e direi, politicamente, strategico».

Già dal primo capitolo, oltre alle nozioni di linguistica “in pillole”, l’autrice propone alcune riflessioni sulle relazioni tra cervello, linguaggio e movimento, ponendo l’accento su quanto sia importante, per un completo sviluppo cognitivo e linguistico, che i bambini sperimentino «con il corpo, toccando, manipolando materiali diversi e muovendosi nella realtà che li circonda, sia con azioni libere sia con esperienze strutturate di giochi in movimento».

Altro elemento su cui occorre soffermarsi è la dimensione pre-scrittoria della lingua, sempre nell’ottica dell’insegnamento ai bambini. Prima di addentrarsi nei concetti di fonema, coppie minime (molto utili anche per giocare con la lingua), nella descrizione dell’apparato fonatorio, del repertorio dei fonemi dal punto di vista articolatorio eccetera, l’autrice osserva: «Dal momento in cui si inizia il processo di alfabetizzazione, quindi da quando si impara a leggere e a scrivere, è come se si dimenticasse che c’è stata una fase della nostra vita in cui la scrittura non ci riguardava; è pertanto difficile per gli insegnanti pensare alla lingua come esclusiva sonorità a prescindere dalla sua forma scritta, ma è la strada da percorrere insieme agli allievi».

Dai suoni ai segni grafici, all’appuntamento con la lingua scritta, intorno ai cinque/sei anni, sarà importante arrivare preparati. Anche perché, a differenza della spontanea acquisizione della lingua orale, per scrivere è necessario un vero e proprio “addestramento”. Dovrebbero inoltre essere sviluppate «le abilità su cui fondare le basi dell’atto scrittorio: quelle visuo-percettive […], visuo-spaziali […] e le abilità motorie […]»; mentre per la scelta del metodo da adottare «è importante verificare che le fasi previste seguano le tappe evolutive dei bambini, senza mai perdere di vista gli aspetti ludici e di coinvolgimento che amplificano il naturale entusiasmo infantile per le novità».

Per i bambini, la scrittura e la lettura diventano una specie di chiave segreta per aprire la porta che li conduce nel «mondo dei grandi, per avere accesso a tutto quello che li circonda senza più la necessità della mediazione degli adulti».

La scoperta della lingua italiana riesce a costruire un armonico percorso intorno alla nostra lingua con un’attenzione particolare ai processi educativi e formativi dei bambini, oltretutto, ricollocando al centro di questa esperienza i veri protagonisti: i docenti e i discenti. È sempre utile ricordare quanto rileva Raffaella Setti: «gli insegnanti hanno il delicatissimo compito di guidare ciascun bambino, negli anni di sviluppo, alla scoperta del funzionamento di questo strumento affascinante e potentissimo che è la lingua: è un’impresa fondamentale perché avviene nella fase di crescita in cui si impiantano conoscenze e percorsi logici che resteranno alla base di tutti gli apprendimenti successivi». 


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