25 novembre 2019

Che cos’è un testo

Angela Ferrari

Che cos’è un testo

Roma, Carocci, 2019

 

Edito dalla mai troppo lodata Carocci nell’ormai storica collana «Bussole», l’agile prontuario si distingue per il dettato asciutto e terso (i tecnicismi sono ridotti al minimo; gli stretti indispensabili vengono puntualmente chiosati), per il folto schieramento d’esempî autentici sottoposti a minuto esame e per la rara perizia — acquisita sul campo — dell’Autrice, docente di Linguistica italiana all’Università di Basilea, alla quale si devono ricerche di spessore come Tipi di frase e ordine delle parole, Le ragioni del testo e soprattutto Linguistica del testo, cui si rimanda per una esposizione più ampia e dettagliata della complessa materia.

 

I primi due capitoli, oltre a tracciare i confini della disciplina, ragionano sulla concezione intuitiva di testo (unità semantico-pragmatica composta non solo di significati ma anche di forme, capitali per l’individuazione delle connessioni semantiche) e sulla storia della sua trattazione, partendo dalla linguistica testuale (nata negli anni Sessanta-Settanta del Novecento tra Germania, Austria e Olanda con l’obiettivo di definire la struttura semantica del testo e le sue più caratteristiche manifestazioni linguistiche), per risalire alla retorica antica, in particolare alla fondamentale sistemazione aristotelica, che affronta l’organizzazione semantico-logica e la forma linguistica, tenendo sempre presente l’obiettivo pragmatico: la persuasione.

 

Seguono quattro sezioni dedicate alla caratterizzazione del testo scritto d’uso e alla descrizione degli strumenti concettuali che ne sono alla base. L’aspetto privilegiato è l’architettura semantica e la resa linguistica: la «sostanza semantica del testo […] si distribuisce all’interno di un’architettura costituita da un insieme di unità gerarchicamente organizzate e collegate le une con le altre grazie a diversi tipi di connessione». Le unità del testo (in ordine crescente: unità informative, enunciati, movimenti testuali) si interconnettono sostanzialmente entro due dimensioni: logico-semantica o logica (secondo relazioni quali la motivazione, la consecuzione, la concessione, l’esemplificazione, ecc.) e tematica o referenziale, in cui hanno luogo i nessi tra i referenti — richiamati via via dalle unità semantiche —, che possono essere rappresentati da individui concreti, proprietà, astrazioni o eventi.

 

Negli ultimi tre capitoli si esaminano le peculiarità linguistiche, testuali e comunicative del testo parlato, scritto mediato dal computer e letterario, sempre paragonati al testo scritto d’uso. Schematicamente:

 

Il testo parlato. Il parlato conversazionale (o dialogico o spontaneo), prototipico dell’oralità opposta alla scrittura, annovera quattro proprietà semiotico-enunciative: la non ripetibilità del segnale, dovuta al canale fonico-uditivo; la limitata progettazione linguistico-testuale del parlante e la scarsa attenzione del destinatario, causate dalla contemporaneità di produzione e ricezione; lo stretto nesso tra componente verbale e componente non verbale (ci si riferisce continuamente alla situazione comunicativa e si comunica anche mimicamente, il che da una parte contribuisce a precisare i significati espliciti, dall’altra li completa con significati nuovi rispetto a quanto si dice); infine, «il parlato si manifesta come alternanza di turni di parola, il che produce una certa provvisorietà del detto — si può essere interrotti in qualunque momento —, un forte coinvolgimento emotivo degli interlocutori e il fatto che il testo sia in qualche modo co-prodotto». Ripercussioni di tutto ciò sul piano fonetico sono, tra l’altro, l’aferesi (questo > ’sto), l’elisione (quando è > quand’è), la trasformazione dello iato in dittongo (geografia > giografia), la semplificazione di nessi vocalici e consonantici (aeroporto > areoporto, interpretare > interpetrare); a livello lessicale, il mancato ricorso alla variatio, l’uso di parole di significato ampio e generico e di perifrasi in luogo di termini specifici (quello dell’acqua ‘l’idraulico’), l’alterazione (momentino, d’accordissimo) e la disfemia, specie di carattere sessuale; a livello morfologico vengono adibite, estendendone i valori, solo alcune delle forme previste dal sistema: per quanto riguarda i verbi, il presente pro futuro (fra due anni mi laureo), il futuro ipotetico (sarà perché…), il passato prossimo pro remoto, l’imperfetto attenuativo (volevo chiederti se…), l’indicativo pro congiuntivo, la sostituzione della diatesi passiva con la dislocazione a sinistra (il dolce è stato portato da Anna > il dolce l’ha portato Anna); quanto ai pronomi, lui, lei, loro al posto di egli, ella, essi, essa; l’esplicitazione dei soggetti di prima e seconda persona io e tu anche in assenza di contrastività semantica; te anziché tu; gli per loro e le; ci in luogo di vi; che polivalente.

 

Il testo scritto mediato dal computer. Sms, chat, blog, newsgroup, forum, social network, email, instant-messaging «attingono le loro strutture linguistiche al serbatoio del cosiddetto neostandard, vale a dire quella varietà di lingua che è considerata dai parlanti colti odierni come la varietà di riferimento e che, rispetto alla versione standard, ha assorbito alcune agilità lessicali e morfosintattiche del parlato. Rispetto al neostandard scelto per esempio da alcuni articoli giornalistici o da certa saggistica divulgativa, [quello dei testi mediati dal computer] si caratterizza per il fatto di abbandonare l’alternativa standard non solo qua e là e per determinate strutture, ma in modo quasi sistematico e per tutte le configurazioni pertinenti».

 

Il testo letterario. Possiede caratteristiche comunicative, linguistiche e testuali che lo distinguono nettamente dal testo scritto d’uso: il fatto di essere un testo di riuso (può essere letto e riletto), l’attenzione alla forma (conta non solo per quel che dice, ma per come lo dice), il peso da esso attribuito ai valori connotativi, la semantizzazione di elementi in sé non semantici, come il ritmo, il metro, la sintassi; infine, «la sua forte e obbligata intertestualità», che «può realizzarsi in due modi: come richiamo preciso e consapevole a un altro testo, e allora siamo nell’ambito delle fonti», oppure come affiorare di elementi che appartengono alla tradizione letteraria.

 

Riferimenti bibliografici

 

Angela Ferrari, Le ragioni del testo. Aspetti morfosintattici e interpuntivi dell’italiano contemporaneo, Firenze, Accademia della Crusca, 2003.

 

Ead., Tipi di frase e ordine delle parole, Roma, Carocci, 2012.

 

Ead., Linguistica del testo. Principi, fenomeni, strutture, Roma, Carocci, 2014.

 


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