03 febbraio 2020

Scrivere fino in fondo. Lettere 1941-1952

Valentino Bompiani-Alberto Savinio

Scrivere fino in fondo. Lettere 1941-1952

A cura di Francesca Cianfrocca

Milano, Bompiani, 2019

 

Non càpita sovente d’imbattersi in carteggi tra giganti del Novecento letterario italiano così magistralmente curati. Nella sua edizione semidiplomatica, ispirata e diretta dalla savinista Paola Italia, Francesca Cianfrocca non solo provvede a ogni minima esigenza e curiosità del lettore offrendogli un ampio apparato critico-esplicativo, un’accurata Tavola bibliografica, la riproduzione delle illustrazioni saviniane cui si fa riferimento nelle 185 lettere (107 di Bompiani, 78 di Savinio), oltreché un’Appendice riservata alla corrispondenza tra il poliartista e altri mittenti e destinatarî della Casa, incluse le missive intercorse tra Bompiani e Maria Morino Savinio prima e dopo la morte dell’Ateniese; ma, come vuole la prassi editoriale vigente in fatto di scritture non letterarie, rispetta rigorosamente gli originali in tutte le loro peculiarità limitandosi a emendare gli scorsi di penna e gli errori di battitura, rifugiando i rari interventi in una Tavola delle uniformazioni, integrazioni e correzioni e documentando le varianti separatamente, anziché in una seconda fascia d’apparato (scelta, quest’ultima, opportunissima, intesa a non aggravare il cómpito del grande pubblico cui l’opera è destinata).

 

L’entusiasmo della curatrice va forse ridimensionato: salvo luminose ma numerate eccezioni, si tratta infatti di un dialogo epistolare in ambo le sponde sostanzialmente servile: dispacci di carattere amministrativo, progetti e reciproche proposte di collaborazione, telegrafiche pianificazioni d’incontri, scambî d’augurî e soprattutto scarni ragguagli di Savinio sulla propria febbrile attività di narratore, pittore, illustratore, compositore, regista, scenografo e costumista d’opere liriche, misti a viscerali malignità su una comunità letteraria che fatica a tributargli i giusti riconoscimenti («Hai visto il premio Viareggio? Ha funzionato la camorra comunista associata con quella ebraica», 23 agosto 1946: vincitore il “mezzo ebreo” Saba, membro della giuria il comunista “ebreo al cento per cento” Giacomo Debenedetti) e a continue, ossessive petizioni di denaro, sempre soddisfatte dal munifico e devotissimo editore:

 

Anche io, come l’Italia, traverso una crisi, determinata soprattutto dal mio eventuale passaggio dalla «Stampa» al «Corriere» […]. Mi puoi aiutare a superare questa crisi? In questa forma: mandandomi un anticipo. (24 agosto 1943);

 

Ma c’è la quistione del compenso. Quando parlammo la prima volta del Luciano e del Pinocchio a Milano, io non avevo ancora esperimentato che cosa rappresentano questi libri di lavoro, fatica, tempo. Ora, poiché ho fatto il Luciano, lo so e stimo che il compenso non è adeguato; dirò meglio: non è più* adeguato, anche perché il valore del denaro in questo frattempo è molto diminuito. Ti pregherei dunque di darmi per il Pinocchio 20.000 lire. (10 gennaio 1944);

 

Mio caro Bompiani, […] ti vorrei pregare di questo: o di farmi avere una certa quale somma in anticipo sull’anno in corso, o di aumentarmi la mensilità che attualmente sto ricevendo, o meglio ancora concedermi entrambe le cose. A questa mia richiesta ti prego di rispondere più presto che puoi**. (30 aprile 1944);

 

Per il Luciano, come tu sai, io ho scritto una prefazione assai lunga e delle note importanti, e ho fatto 60 disegni più due tavole a colori. Per tutto questo lavoro ho avuto 7.000 lire […]. Queste condizioni sono state accettate da me e per conseguenza io non avrei più niente da dire. Tuttavia, amichevolmente, io ti domando: «Ti par giusto?» […] Io ti prego, mio caro Bompiani, […] di convincerti anche tu che 7.000 lire date a forfait per un lavoro di questo genere non costituiscono un compenso adeguato. (2 giugno 1944),

 

cui si aggiungono richieste d’ingenti prestiti personali da parte della moglie:

 

Se non si fa subito fare il tetto, la casa si perde e sarebbe un peccato! Ora ho fatto iniziare i lavori come ho scritto a Betti [Alberto Savinio], ma non ho ancora avuto il denaro necessario da dare come anticipo per i lavori asfalto ecc. Non potrebbe lei anticiparmi cinquanta mila lire affinché non sia costretta a interrompere i lavori? (17 luglio 1946),

 

anche queste prontamente esaudite:

 

Le mando l’assegno di 50.000 lire per i Suoi lavori. E sono molto lieto di renderLe questo favore (1 agosto 1946).

 

Non mancano certo in Savinio momenti meno venali, e anzi di forte intensità, come quello in cui — siamo al 30 aprile 1944 — esorta l’editore-amico a prender coscienza del delicato frangente storico e a industriarsi, nella sua veste di operatore culturale, per «indirizzare i tempi»:

 

Il momento che traversiamo è importantissimo e soprattutto molto delicato: si tratta di studiare con molta cura la nostra linea morale e dobbiamo aguzzare il nostro senso profetico. Tutto quello che facciamo, anche il commento e le illustrazioni di Pinocchio, deve avere un significato molto profondo e “indicativo”, un significato inteso ai tempi in formazione. Pensa molto a queste cose, mio caro Bompiani. Fa’ che la tua azione risponda sempre a un indirizzo morale. Pensa che siamo in pieno periodo di riforma: pensa che dobbiamo “fare” noi questa Riforma. E bada che “noi” dobbiamo indirizzare i tempi, altrimenti rischiamo di essere sopraffatti dai tempi.

Guardiamo sempre “più lontano” delle cose. Tu e la tua opera dovete imporvi un còmpito storico.

 

Ma, incredibile a dirsi, non è lo scrittore, bensì l’editore a torreggiare dalla prima all’ultima missiva. Autore di teatro «colto e raffinato, contraddistinto da scelte stilistiche e drammaturgiche impegnate» (Cianfrocca), Valentino Bompiani è non solo il più affabile e premuroso dei mecenati:

 

Caro Savinio, a Lerici, in mezzo agli ulivi, davanti al mare, è pronta una torretta con un paio di camere da letto, uno studiolo, una saletta e una veranda, a disposizione tua e dei comuni amici, scrittori di casa Bompiani. La sistemazione è piuttosto rustica; non ci sono persone di servizio, non c’è bagno, ma il panorama è stupendo e il silenzio assoluto. Ciascuno di voi potrà andarci solo o in compagnia, o mettendovi d’accordo tra di voi. (28 maggio 1947)

 

ma un consigliere fidato e un lettore acutissimo, capace di stilare fulminanti referti critici:

 

ho una specie di predilezione per questo tuo secondo libro. Ascolto il tuo cuore è un libro che nasce già adulto, così zeppo di intelligenza da fare un po’ spavento. È giusto che esso sia il tuo libro perché è quello che più ti assomiglia e meglio ti riassume. Ma è come il ritratto di Napoleone nudo con la vittoria in mano, ritratto per i posteri, e io, contemporaneo, mi accosto più “familiarmente” ai racconti apparentemente svagati di Casa la vita e ai loro profumati misteri. (4 gennaio 1943);

 

Notavo che a sentimento mio il tuo dramma è forse troppo riconcentrato in sé. Gli manca forse intorno qualche cosa di diverso, di “indifferente al dramma stesso”, che magari darebbe maggiore risalto a quello che è il dramma vero e proprio. Usavo nella mia lettera l’espressione: gli manca il paesaggio. È insomma come le pitture di Michelangelo: tutto corpi, tutto figure. In altre parole è troppo “cattolicamente” concepito. Per me, il tuo dramma guadagnerebbe a essere un po’ “diluito”: nel senso scespiriano. Pensaci. Renderlo un poco più naturalistico, un po’ più “cosa comune”, affinché la singolarità di quelle situazioni risalti maggiormente in contrasto con la cornice naturalistica. (12 novembre 1943).

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Valentino Bompiani, Tre commedie d’amore, Tre commedie di disamore, Tre commedie di confusione, Bologna, Cappelli, 1980.

 

Alberto Savinio, Opere, vol. I, Hermaphrodito e altri romanzi, a cura di Alessandro Tinterri, introduzione di Alfredo Giuliani, Milano, Adelphi, 1995.

 

Id., Opere, vol. II, Casa “la Vita” e altri racconti, a cura di Paola Italia e Alessandro Tinterri, Milano, Adelphi, 1999.

 

Id., Opere, vol. III, Scritti dispersi 1943-1952, a cura di Paola Italia, con un saggio di Alessandro Tinterri, Milano, Adelphi, 2004.

 

*più è sottolineato nel testo.

 

**più presto che puoi è doppiamente sottolineato nel testo.


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