23 marzo 2020

Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia

Stefano Lanuzza

Scrittore contro. L’opera di Leonardo Sciascia

Milano, Jouvence, 2020

 

Saggista, storico della lingua italiana e critico letterario, noto soprattutto come agguerrito célinista (memorabili i saggi contenuti in Maledetto Céline, Céline della libertà, Argotier e Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline), Stefano Lanuzza offre con questa densa monografia — che il linguaggio umorale e impetuoso fino alla veemenza vira sovente al pamphlet — tutti gli strumenti utili alla penetrazione dell’universo estetico e morale di Leonardo Sciascia: scrittore engagé per eccellenza, senza le cui opere sarebbe impossibile avere un quadro preciso della realtà italiana dagli anni Cinquanta agli Ottanta; difensore dei diritti umani perennemente dissidente e antagonista; iper-razionalista «senza pretese maieutiche ma di forte istinto politico-conflittuale che, contro i poteri, [si ostina a credere nella] letteratura intesa quale forma di conoscenza»; spirito inguaribilmente pessimista, ma alieno da facili nichilismi e disfattismi; homme de lettres «tutto cervello», come disse Penna di Calvino, moralmente contiguo al “filosofo della libertà” Giuseppe Rensi (secondo cui il potere non può che risolversi in tirannia) e insofferente a ogni definizione, persino a quella di intellettuale unanimemente assegnatagli («Se qualcuno mi corre dietro chiamandomi ‘intellettuale’, non mi volto nemmeno», «L’Espresso», 20 febbraio 1983); un laico vissuto religiosamente («Non occorre nemmeno esser certi dell’esistenza di Dio per essere religiosi o credere nell’immortalità dell’anima; basta soltanto esser certi che la nostra esistenza, questo nostro mondo, deve avere un qualche senso», La Sicilia come metafora); uno scaltro contaminatore dell’affabulazione con la ricerca storica, la scrittura di puro intrattenimento, l’inchiesta gialla o poliziesca, la cronaca polemica, la denuncia a piena gola, la più pugnace parodia; un narratore distante anni luce dal Novecento letterario europeo dei Proust, dei Joyce, dei Beckett e delle avanguardie, nella cui formazione furono viceversa fondamentali — oltre a Hugo, Montaigne, Courier, Diderot, Voltaire e Montesquieu — il Manzoni della Colonna infame, il Leopardi morale, il De Roberto di I viceré, il Pirandello interprete del fallimento della rivoluzione risorgimentale (I vecchi e i giovani), Brancati, Savinio, la prosa d’arte rondista («Debbo confessare — scrive Sciascia nella premessa alla riedizione 1967 di Le parrocchie di Regalpetra — che proprio sugli scrittori ‘rondisti’ — Savarese Cecchi Barilli — ho imparato a scrivere. E per quanto i miei intendimenti siano maturati in tutt’altra direzione, anche intimamente restano in me tracce di un tale esercizio»); un autore sostanzialmente unius libri, tanta la continuità creativa dei suoi scritti («Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno […], che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione e di coloro che nella sconfitta furono personalmente travolti e annientati», ivi); un saggista che ha saputo armare di pensiero critico ogni sua parola, in particolare nei riguardi della giustizia, usque ad finem:

 

Anche negli ultimi scorci di vita Sciascia è coinvolto in conflitti con quanti non tollerano le sue critiche — la sua dura «critica delle apparenze» — contro una società prona a subire passivamente una giustizia sommaria, spesso inconcludente o, in alcune circostanze, culturalmente inadeguata. E una volta, sul settimanale «Panorama» (7 settembre 1986), quel maestro elementare/grande scrittore si diverte a satireggiare le incongruenze sintattiche, le sgrammaticature, i quasi assenti segni d’interpunzione che caratterizzano la requisitoria di un pubblico ministero a un processo d’appello contro la camorra.

 

Nessun lemma della bibliografia sciasciana sfugge alla lente dell’analista. Le liricheggianti Favole della dittatura, «esopiano bestiario in ‘cantafavole’» sul ventennio fascista. Gli asciutti versi verticali di La Sicilia, il suo cuore. I racconti di Gli zii di Sicilia, affresco dell’Italia dal crollo degl’ideali risorgimentali ai primi anni del secondo dopoguerra. Le parrocchie di Regalpetra, insieme inchiesta sociale e autobiografia. Il giorno della civetta, primo, capitale referto sul sistema mafioso. A ciascuno il suo, sulla trasformazione di Cosa nostra in fenomeno urbano e totalmente politico. Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia, «gioco di corrispondenze tra cultura siciliana e Francia illuminista, […] apologo satirico in veste di conte philosophique». La commedia I mafiosi, sulla collaborazione accordata a Garibaldi liberatore dalla criminalità organizzata siciliana al solo fine di assicurarsi un ruolo nel nuovo assetto politico-economico. La corda pazza, «raffinata opera saggistica e insieme narrativa, storica, sociologica e antropologica in cui l’autore dispiega con una luminosa trasparenza di scrittura il suo eclettismo erudito». Dalle parti degli infedeli, feroce libello contro il potere ecclesiastico e la corruzione democristiana. Il racconto-inchiesta Atti relativi alla morte di Raymond Roussell, dedicato all’autore del romanzo parasurrealista Locus solus (1914). La strega e il capitano, sulla questione degli untori, trattata da Sciascia nella sua introduzione alla manzoniana Storia della colonna infame. Il teatro della memoria, sulla vicenda dello “smemorato di Collegno” «e delle due famiglie che, vittime d’autoinganno, se lo contendono». Una particolare attenzione è naturalmente dedicata ai celeberrimi Affaire Moro, La scomparsa di Maiorana, Il contesto, Todo modo, Una storia semplice.

 

Arricchiscono il volume una biografia anno per anno e un ampio repertorio bibliografico.

 

Bibliografia

 

Stefano Lanuzza, Maledetto Céline. Un manuale del caos, Roma, Stampa alternativa, 2010.

 

Id., Céline della libertà. Vita, lingua e stile di un “maledetto”, Roma, Stampa alternativa, 2015.

 

Id., Argotier. Louis-Ferdinand Céline, l’argot, il Novecento, Milano, Jouvence, 2018.

 

Marco Fagioli-Stefano Lanuzza, Marginalia intorno a Louis-Ferdinand Céline, Firenze, Aión, 2018.


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