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3_immagine_recensioneManlio Cortelazzo - Ugo Cardinale
DAIF - Dizionario antologico italiano fondamentale
Rubbettino, 2012
 
Mentre un Carlo Dossi, tanto è appassionato di lessicografia e ricerche semantiche ed etimologiche, si proietta già nel futuro per sottolineare il fatto che «i dizionari vanno continuamente corretti come le carte geografiche», uno schifato Arthur Rimbaud quei cataloghi ragionati di parole non li vorrebbe nemmeno veder nascere:  «Bisogna essere un accademico – più morto di un fossile -, per portare a termine un dizionario, di qualunque lingua sia».
Invece, due accademici seri e per niente fossilizzati approntano oggi un dizionario che si presenta come una scommessa sull'energia vitale della lingua che usiamo (dovremmo usare) ogni giorno, qui, in Italia. Manlio Cortelazzo, lessicografo di vaglia, e Ugo Cardinale, autore, tra l'altro, di molti saggi di didattica linguistica (insieme hanno scritto un importante Dizionario di parole nuove, prima edizione 1986), individuano una platea di utenti e di potenziali lettori vasto, come si evince dal titolo: antologico, il dizionario, perché la gran parte delle voci reca come apparato fraseologico esempi d'autore («testi brevi», li definiscono Cortelazzo e Cardinale), tratti da opere contemporanee di scrittori, saggisti, giornalisti, con la conseguenza che il macrotesto d'arrivo si offre anche come un piacevole volume di lettura; fondamentale, perché raccoglie soltanto le parole di «immediata e quotidiana fruizione» (p. 5), calcolate dagli autori in circa 11.500.
 
In questo senso il DAIF mostra di privilegiare come destinatari gli studenti, i giovani, con l'obiettivo di focalizzare l'attenzione su un vocabolario di base arricchito, che, se consolidato, cioè posseduto in modo consapevole, consentirebbe una ottima padronanza lessicale, nello scritto e nel parlato, nell'ambito dell'italiano dell'uso medio. Vale la pena ricordare brevemente qual è la consistenza del vocabolario di base, secondo De Mauro e la sua storica èquipe di collaboratori: circa 7.000 parole (ricavate da un campione significativo di testi scritti, da romanzi ad articoli di giornali, da copioni cinematografici a libri per le elementari, ecc.), di cui fanno parte 2.000 parole di altissima frequenza – che costituiscono il nucleo primario del vocabolario fondamentale così come è definito da De Mauro –, 2.500 parole di alto uso e la fascia più esterna costituita dalle parole di alta disponibilità (quelle che magari non nominiamo nemmeno, ma conosciamo benissimo perché “maneggiamo” quotidianamente gli oggetti di uso comune a cui si riferiscono, come forchetta, coltello, calzino, mutande...). A questo nucleo di 7.000 parole, gli autori del DAIF hanno aggiunto altre 4.550 unità lessicali, ricavate dall'incrocio di tutte le liste di frequenza lessicali (compreso il LIP, cioè il Lessico di frequenza dell'Italiano Parlato)elaborate fino a oggi sull'italiano, e scelte anche in base a criteri più soggettivi legati al concetto di disponibilità (così si spiega, per esempio, l'introduzione di TV, portatile 'computer piccolo e maneggevole', telefonino e cellulare 'telefono cellulare', trapunta 'tipo di coperta'), nella consapevolezza, comunque (p. 19), che «lo scopo è quello di fornire uno strumento essenziale, non onnicomprensivo, visto che la completezza in quel campo inesauribile che è il lessico è un mito illusorio, tuttavia fondamentale per chi cerca nel vocabolario non un lessico specialistico, ma un ampio e significativo repertorio della lingua comune, suffragato da esempi d'uso». Per Cortelazzo e Cardinale, le 11.500 parole così ottenute sono il vocabolario fondamentale da possedere per ben comunicare, lasciando da parte contesti specialistici, anche se, come sempre accade quando si ragiona su inclusioni ed esclusioni in un’opera lessicografica, qualche sparso dubbio su singole schede può sorgere: tra gli 11.500 lemmi v'è, per esempio, turbina, che, pur estratto dal LIP, a occhio e croce non sembra vocabolo di media disponibilità e trasparenza semantica.
 
Il DAIF non contiene dunque le parole rare, ma le parole di cui dovrebbero riappropriarsi innanzi tutto ragazze e ragazzi e in grado di stimolare nei docenti la riflessione sul loro uso. Gli esempi d'autore, i «testi brevi», sono forse la parte più interessante del Vocabolario. A partire dal 1923 della Coscienza di Zeno di Italo Svevo fino al 2010 di Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (e di altre opere di altri autori), con una consistente prevalenza del Secondo dopoguerra, il repertorio ammonta a circa 200 testi spogliati. Il concetto di “autore” comprende chi scrive opere di invenzione creativa, ma si allarga alla scrittura memorialistica e saggistica e alla prosa giornalistica. Si tratta, dal punto di vista del potenziale uso didattico, di un ventaglio di occasioni per analizzare i vari e concreti usi di verbi, nomi, aggettivi, preposizioni, ecc., colti nelle relazioni con gli altri costituenti della frase in termini di eventuali solidarietà lessicali e di reggenze, oltre che nella varietà polisemica caratteristica di ciascun segno, individuata in particolare attraverso esempi di lingua “in situazione”. La fraseologia d'autore, al di là del dato linguistico, consente non di rado di profilare elementi di contesto culturale complessivo, utili a illuminare, come con lo scatto di un'istantanea, aspetti caratteristici di un'epoca. In questo modo, stuzzicando la gola intellettuale con gli assaggini di testo imbanditi, gli autori pensano di indurre i giovani, anche grazie alla mediazione di chi, a scuola, li può indirizzare, ma, più in generale, tutti i lettori del Dizionario, ad ampliare l'orizzonte delle proprie letture, cioè della propria conoscenza di sé e del mondo.
 
Silverio Novelli