13 luglio 2020

Due secoli di pensiero linguistico. Dai primi dell’Ottocento a oggi

 

Giorgio Graffi

Due secoli di pensiero linguistico. Dai primi dell’Ottocento a oggi

Roma, Carocci, 2019

 

A dieci anni dalla prima edizione, la mai troppo lodata Casa romana ripresenta al pubblico dei lettori — specialisti, studenti, ma anche semplici appassionati — un capolavoro della storiografia linguistica firmato da Giorgio Graffi, professore emerito di Glottologia all’Università di Verona, autore di studî imprescindibili come Struttura, forma e sostanza in Hjelmslev (1974), La sintassi, fra Ottocento e Novecento (1991), Le strutture del linguaggio. Sintassi (1994). In questo volume, oltre a ripercorrere le tappe fondamentali della speculazione linguistica a decorrere dai primi decennî dell’Ottocento (quando la disciplina sancisce la propria autonomia scientifica e «comincia a configurarsi il mondo attuale, sia sotto l’aspetto politico-sociale che sotto quello dell’organizzazione della scienza e della tecnica»), Graffi traccia con mano maestra un profilo storico altrettanto agile che istruttivo delle riflessioni “alte” e “basse” (filosofiche e grammaticali) dall’antichità classica alla fine del diciottesimo secolo, ovvero dalle prime indagini sui rapporti tra linguaggio e realtà (presocratici, Platone, Aristotele, stoici ed epicurei) a quelle sull’origine del linguaggio e sul “genio delle lingue” (Beauzée e Condillac).

 

L’Ottocento non è esclusivamente, come è stato detto, il secolo della linguistica storico-comparativa, perché fin dalla sua prima metà furono pubblicati notevoli studî di linguistica generale: si pensi soltanto all’importanza della distinzione, dovuta al tedesco Karl Ferdinand Becker, tra analisi grammaticale e analisi logica, e alla quadripartizione delle frasi in soggettive, oggettive, attributive e avverbiali. Tuttavia, scrive l’Autore:

 

questa implicita identificazione, per quanto riduttiva in sé, si fonda su un dato storico indiscutibile: questa parte della linguistica, nel modo in cui la pratichiamo oggi, è nata all’inizio dell’Ottocento, con studiosi come Bopp, Rask e Grimm, e ha fissato in modo definitivo le sue tecniche e i suoi principi alla fine di questo stesso secolo, con l’opera dei neogrammatici. […] Una disciplina completamente nuova, non nelle tematiche, ma nelle tecniche e nei principi di analisi si era dunque costituita in un lasso di tempo notevolmente breve, cioè meno di un secolo. Questo era potuto accadere perché ogni generazione di linguisti storico-comparativi si era basata sui risultati ottenuti da quella precedente, il più delle volte per correggerli, ma senza abbattere dalle fondamenta l’intero edificio. […] Schleicher si era basato sulle ricerche di Bopp [il fondatore della linguistica come scienza], Pott e altri per la sua ricostruzione della lingua madre indoeuropea e per tracciare l’immagine dell’albero genealogico; i neogrammatici erano partiti dalle ricostruzioni di Schleicher e degli altri linguisti delle generazioni precedenti per mostrare che il sistema vocalico dell’indoeuropeo originario era più vicino a quello del greco che a quello del sanscrito.

 

Lo studioso che ha impresso le orme più profonde nella cultura a cavaliere dei secoli XIX e XX è il fondatore della linguistica moderna e precursore dello strutturalismo Ferdinand de Saussure, con la concezione della lingua come sistema (ogni entità della lingua può essere definita con esattezza unicamente grazie al sistema di relazioni che intrattiene con le altre entità) e le quattro dicotomie o opposizioni concettuali binarie:

 

langue/parole: repertorio comune - aspetto sociale vs utilizzazione concreta della langue - aspetto individuale del linguaggio;

‒ sincronia/diacronia: stato di lingua (fatti sistematici e significativi) vs sua evoluzione nel tempo (fatti isolati e ateleologici);

‒ significante/significato: faccia formale o immagine acustica vs faccia concettuale del segno, in associazione non naturale né necessaria ma arbitraria: non, dunque, un rapporto tra linguaggio e realtà ma interno allo stesso linguaggio;

‒ rapporti sintagmatici/rapporti associativi: contratti dalle parole nella catena parlata, basati sulla linearità del significante vs rapporti in absentia, ossia di analogia o somiglianza con altre parole non presenti nel contesto.

 

Si passano poi in rassegna le varie correnti della linguistica strutturale ispirate al pensiero saussuriano e non solo, assegnando, come si deve, un ruolo di primissimo piano alla rivoluzione generativo-trasformazionale di Noam Chomsky, secondo il quale «la capacità del parlante di produrre e comprendere frasi mai udite prima non si può spiegare in base all’analogia, ma soltanto ipotizzando che il parlante sia dotato di un meccanismo altamente specifico e innato, che guida la sua acquisizione del linguaggio». Lo scopo del linguista statunitense non è, dunque, l’elaborazione di procedimenti analitici, ma la determinazione d’un insieme di regole che consentano la derivazione di una struttura in costituenti: «non quello di analizzare un corpus di enunciati, ma di costruire un modello che renda conto di tutte le frasi grammaticali possibili di una data lingua». In luogo della dicotomia saussuriana langue/parole, Chomsky istituisce l’opposizione competenza/esecuzione (la conoscenza che il parlante ha della propria lingua/uso effettivo della lingua in situazioni concrete); ma mentre la langue del linguista ginevrino altro non è che una mera lista di parole, la competenza si configura come un insieme di processi generativi, di regole per creare un numero virtualmente illimitato di frasi.

Si veda con quale esemplare chiarezza l’Autore compendia i concetti chiave della teoria generativa cosiddetta “standard” (un modello più sistematico a tre componenti: sintattica, semantica e fonologica), offerta da Chomsky in Aspetti della teoria della sintassi (1965):

 

1. Il linguaggio è una capacità mentale e perciò la linguistica è parte della psicologia: questa è la cosiddetta concezione cognitiva della linguistica. 2. Lo studio della struttura del linguaggio è indipendente da quello delle sue funzioni, cioè dal suo uso nel contesto sociale e comunicativo. 3. La linguistica deve concentrarsi in modo particolare sulla ricerca degli universali, cioè delle proprietà comuni a tutte le lingue umane. 4. Un’analisi adeguata del linguaggio deve postulare più livelli di rappresentazione; in particolare, quelli che in Chomsky vengono definiti struttura profonda e struttura superficiale.


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