20 luglio 2020

Fuori e dentro il libro di italiano. Grammatiche e antologie nella scuola secondaria

 

AA. VV.

Fuori e dentro il libro di italiano. Grammatiche e antologie nella scuola secondaria

A cura di Elisa De Roberto

Firenze, Cesati, 2020

 

 

I risultati non esaltanti, se non deludenti, degli annuali rapporti INVALSI o delle indagini OCSE-PISA e PIAAC, ma anche l'osservazione sul campo di docenti universitari di tutte le discipline, sempre più alle prese con studenti che approdano ai corsi accademici con scarse capacità di comprensione e corretta elaborazione di testi, soprattutto scritti, vale periodicamente all'educazione linguistica offerta dalla scuola italiana l'accusa di inadeguatezza e mancata incisività. E tuttavia mai come negli ultimi decenni si è lavorato al rinnovamento della didattica dell'italiano, sulla scorta di moderne visioni scientifiche, sia teoriche che metodologche, penetrate anche nei testi scolastici.

 

Il volume curato da Elisa De Roberto, Fuori e dentro il libro di italiano. Grammatiche e antologie nella scuola secondaria, edito da Cesati proprio in questo 2020 di sfide inusitate per la scuola, raccoglie le analisi e le riflessioni presentate al seminario della sezione Lazio dell'ASLI Scuola presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Roma Tre nel maggio 2018 proprio intorno a uno dei cardini della didattica, ovvero il cosiddetto libro di testo, che per l'italiano ha la duplice declinazione, appunto, della grammatica e dell'antologia. L'argomento, come la curatrice stessa spiega nell'introduzione, è stato affrontato da un punto di vista per lo più descrittivo, proprio per le numerose implicazioni non certo esauribili e riconducibili a impostazioni univoche: «il grado di aggiornamento dei contenuti disciplinari, il linguaggio e lo stile adottato dagli autori per la scuola, la sempre maggiore presenza di sussidi digitali ed espansioni on line, la grafica, la mole e il peso 'fisico' dei volumi, i criteri di adozione» (p. 9). Il panorama diventa ancora di più complesso se si considerano il proliferare quasi incontrollabile di edizioni, causa di un'offerta sempre più volatile (stando a una rilevazione dell'AIE, per l'a.s. 2016/2017 ogni istituto poteva scegliere tra circa 200 grammatiche e 131 antologie adottabili!) e il fatto che questa enorme quantità di testi non è soggetta a un'accurata opera di conservazione, non essendoci biblioteche o centri di documentazione che li raccolgano in toto per offrirli a indagini organiche e sistematiche.

 

Il volume curato da De Roberto, nato dalla collaborazione fra diversi attori, docenti di scuola media e superiore, ricercatori e autori e pensato soprattutto per coloro che si stanno formando all'insegnamento, si compone di undici contributi, accomunati dalla volontà non tanto di scovare errori o limiti, ma di accrescere la consapevolezza su strutture e potenzialità dei libri di testo. Libri sempre più condannati a vita effimera, nonostante il loro notevole costo per le famiglie italiane, se si pensa a quanto siano spesso scarsamente valorizzati dai docenti e non amati dagli studenti, che li associano alla fatica dell'apprendimento autonomo e che, al termine del percorso scolastico, non ne trattengono alcuna memoria, come significativamente rilevato dalla personale esperienza di docente universitaria della stessa De Roberto (p. 11).

 

Massimo Palermo si sofferma sul rapporto spesso irrisolto tra manualistica e le nuove prove della maturità, cioè sulla sfida di mettere in connessione la grammatica, la tassonomia e la lingua in situazione. Brunilde Maffucci conduce una ricognizione sulle sezioni dedicate alla frase semplice e complessa in un corpus di nove grammatiche, annotando come i manuali d'impostazione valenziale patiscano ancora la poca uniformità, se non addirittura una certa superficialità che rischia di disorientare, più che di presentare le strutture profonde della lingua. Oriele Orlando e Alessandro Turano illustrano invece orientamenti e quadri legislativi italiani ed europei di riferimento. Normative che hanno importanti ripercussioni anche sulla manualsitica, per il chiaro e ripetuto richiamo a un'educazione linguistica che nella scuola dell'obbligo, ma non solo, miri a una competenza comunicativa a tutto tondo, scritta e orale, che travalichi gli ambiti disciplinari, che metta sempre più i discenti di fronte a cosiddetti 'compiti di realtà' e che non prescinda da una vera e propria didattica dell'oralità. Lina Grossi nota come i manuali scolastici, che dovrebbero potenziare non solo le capacità di lettura, ma anche quelle di scrittura, a volte siano carenti proprio da questo punto di vista, risultando ancora restii ai testi non letterari, agli esercizi di sintesi, al lavoro sulla capacità argomentativa e sull'arricchimento lessicale.

 

Diversi interventi, ma in modo specifico quello di Paola Malvenuto ed Emanuela Milone, affrontano il tema non trascurabile della risposta dell'editoria scolastica ai Bisogni Educativi Speciali: una scuola inclusiva deve prevedere adozione di testi inclusivi, che si avvalgano di tipologie di caratteri edeguati, mappe e schemi, evidenziazione e uso del colore, paragrafature ben strutturate e ogni altro tipo di accorgimento proprio dell’entipologia, la parte della tecnologia grafica che studia gli stampati prodotti dall'industria tipografica in base alla loro funzionalità (p. 65). Aspetti certamente imprescindibili per venire incontro agli allievi con BES, ma certamente rilevanti per tutta una popolazione scolastica sempre meno avvezza alla lunga pagina scritta e sempre più autoaddestrata alla fruzione digitale e alla visualizzazione multimediale frammentata a schermo.

 

Ernesta Ferranti e Raffaele Di Pietro, invece, si cimentano con il genere antologia: la Ferranti evidenziando, in tante proposte editoriali, lo sforzo di essere funzionali a un apprendimento per competenze, specie attraverso le cosiddette analisi attive. Di Pietro precisa, in modo quanto mai calzante in tempi di didattica a distanza, che un'antologia di letteratura "nasce come libro di testo in presenza, rapporto e confronto con altri libri [...], e che rende interessato e attivo il ruolo del lettore-studente, in modo che sia partecipe della propria formazione educativa e civile" (p. 87). Simone Pregnolato presenta invece le possibili strategie di potenzialmento lessicale attraverso i manuali di storia della letteratura, che con il loro lessico intellettuale e specialistico, ma anche con la varietà dei testi proposti, possono senz'altro stimolare una riflessione metalingusitica, prestare la lettura e l'indagine letteraria a una "strumentalizzazione" che, lungi dall'ingabbiare finalisticamente la lingua letteraria, dia agli studenti la possibilità di confrontarsi con stimoli diversi dai tradizionali esercizi di analisi.

 

La curatrice del volume, Elisa De Roberto, è anche autrice di un denso contributo dedicato all'educazione plurilingue e interculturale nei manuali di italiano. Se nelle antologie i temi dell'interculturalità sono ben presenti, grazie all'inserimento di «testi letterari e funzionali che sollecitino riflessioni sull'alterità, sui flussi migratori, sulla convivenza fra culture diverse» (p. 202), la riflessione sui fatti strattamente linguistici non si addentra ancora efficacemente nella dimensione della varietà: le grammatiche, per esempio, non forniscono quasi mai informazioni sulle minoranze linguistiche storiche, sulle lingue di recente immigrazione, sul bilinguismo e/o plurilinguismo individuale e sulle strategie di translanguaging, o sul codeswitching, codemixing e su tutte quelle pratiche mistiligui che invece caratterizzano molti prodotti culturali fruiti dalle giovani generazioni (p. 182).

 

Alessandro Di Candia pone, ci pare, il problema nodale: il futuro stesso dei libri di testo. Come risulta ormai inadeguato il classico setting delle aule, con i banchi schierati di fronte a una cattedra, così è antistorico l'uso esclusivo dei manuali come fonte dell'attività formativa in classe e dello studio a casa. Nell'approccio detto "classe capovolta", il libro di testo ha un uso ridotto: l'apprendimento cooperativo apre persino la frontiera inusitata in cui siano i ragazzi stessi a produrre i loro libri, frutto della condivisione delle varie esperienze didattiche, in cui il manuale adottato ha una funzione di miccia e base di partenza, in una fase preparatoria del lavoro, un mattoncino, non la pietra angolare di un processo di edificazione della conoscenza e della competenza, che, in un'ottica costruttivista, si fondi invece precipuamente su un dialogo continuo, profondo e strutturato tra docente e discente.


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