Questo sito contribuisce all'audience di
 
 
3_immagine_recensionePaola Tiberii
Dizionario delle collocazioni. Le combinazioni delle parole in italiano
Zanichelli, 2012
 
È vero quanto sostiene Paola Tiberii introducendo questo suo utilissimo Dizionario delle collocazioni: «Una elevata competenza linguistica è caratterizzata [...] non solo da conoscenze grammaticali e sintattiche, ma soprattutto dalla capacità di utilizzare le combinazioni lessicali proprie della lingua» (p. 3).
Che cosa sono dunque le collocazioni? «Le collocazioni – spiega Tiberii – sono espressioni formate da due o più parole che per uso e consuetudine lessicale formano una unità fraseologica non fissa ma riconoscibile». Insomma, due o più parole si trovano, per ragioni culturali legate all'uso reale della lingua e non dipendenti da una relazione logica intrinseca ricostruibile per ragionamento, a presentarsi abitualmente combinate assieme. Molti singoli concreti elementi che appartengono alle categorie del verbo, del sostantivo e dell'aggettivo possono essere e sono, negli usi quotidiani, perni che fanno ruotare intorno a sé preferibilmente una certa serie di altri elementi lessicali. Tutti i parlanti e gli scriventi con una buona competenza attiva lo sanno anche senza saperlo; molti madrelingua nel periodo scolastico spesso mostrano una competenza lacunosa proprio nel trattamento delle collocazioni; tipica è la competenza malcerta, anche a causa dell'interferenza della lingua d'origine, degli stranieri che apprendono l'italiano come lingua seconda.
 
Qualche esempio di collocazione tra le 200.000 raccolte da Tiberii: andare all'assalto, impugnare la bacchetta, manifestare disagio, chiudere la discussione, concludere un viaggio, mossa azzardata, rischio calcolato, piovere incessantemente, sconfitta bruciante, occasione mancata, seriamente preoccupato. Sì, si può muovere all'assalto, tenere in mano la bacchetta, esprimere disagio, porre fine alla discussione, terminare un viaggio, mossa rischiosa, rischio pensato, piovere di seguito, sconfitta urticante, occasione persa, profondamente preoccupato, ma di solito si preferisce la prima serie, perché l'uso ha, come dire, cristallizzato quei sintagmi e confinato i sintagmi della seconda serie nella sfera della minore fluenza, spontaneità, immediatezza d'utilizzo, tanto che alcuni di questi ultimi suonano strani (rischio pensato, sconfitta urticante), mentre altri ancora sfiorano l'agrammaticalità (piovere di seguito).
 
Ecco perché questo Dizionario, oltre a pungolare la riflessione metalinguistica in studenti italiani e stranieri, docenti, appassionati di lingua italiana, è prima di tutto uno strumento di efficace consultazione. Come hanno sottolineato Fabio Rossi e Fabio Ruggiano in Scrivere italiano. Dalla pratica alla teoria (Carocci, 2013), «le collocazioni sono parte della lingua, soprattutto quotidiana. Esse favoriscono il passaggio di informazioni componendo i testi come mattoni prefabbricati che si uniscono tra loro» (p. 295). Non è un caso, allora, che nella copertina del Dizionario le parole componenti il sottotitolo siano inscritte in mattoncini di Lego incastrati tra di loro.
 
Il Dizionario ordina 6.000 lemmi tra aggettivi, nomi e verbi. Ogni lemma presenta una scelta delle più significative collocazioni, organizzate in modo chiaro a seconda dell'uso e della categoria grammaticale di appartenenza. Opportunamente, l'autrice ha eliminato gli estremi, vale a dire, da una parte, le collocazioni rare e quelle troppo specifiche; dall'altra, ha eliminato quelle troppo generali e onnicomprensive, non prendendo perciò in considerazione aggettivi come bello, brutto, buono, vecchio e verbi come avere ed essere, a meno che questi elementi, entrando in combinazione, non diano vita a collocazioni forti, riconoscibili (buon appetito, avere buongusto, essere in cammino, ecc.). Molto utile anche la distinzione di posizione degli aggettivi quando si combinano col sostantivo. Per uno studente straniero è importante sapere, per esempio, che è possibile anteporre o posporre al sostantivo assalto, senza che si determinino significativi cambiamenti di senso, gli aggettivi audace, brutale, continuo, definitivo (e così via con altri 26 in elenco), ma è, viceversa, altrettanto importante sapere che è obbligata, nella lingua della ordinaria comunicazione, la posposizione di armato, militare, finale, fisico, frontale, sessuale.
 
L'unico appunto riguarda una certa, pur comprensibile, genericità nell'indicazione sugli articoli presenti nella combinazione verbo + complemento, relativa al sostantivo messo a lemma. Un esempio per chiarire: sotto il lemma festa, nella sezione dedicata alla combinazione con verbo + complemento (dunque verbo + festa complemento oggetto o verbo + reggenza preposizionale appropriata + festa complemento indiretto), sarebbe utile, per chi abbia meno dimestichezza con l'italiano già a questo livello "fine", un'indicazione più accurata circa l'assenza/presenza di articolo (e di quale articolo, in caso di presenza). Troviamo infatti «[...] fare, fare f. [...]», il che significa che si può dire fare una festa e fare la festa (nel caso di «fare»), mentre l'indicazione successiva «fare f.» significa che si può dire fare festa. Si sente la mancanza di un segnale, di un simbolo - valido per tutte situazioni simili riscontrate nel dizionario - che richiami la necessità di approfondire la semantica, in modo da suggerire che fare la festa può significare ben altro da 'festeggiare' (si pensi a fare la festa a qualcuno, colloquiale e gergale); dall'altra, si nota l'assenza di un usatissimo fare le feste, detto in prima battuta di animali, poiché l'autrice ha scelto di considerare le collocazioni con i sostantivi declinati soltanto al singolare.
 
Infine, a cospetto di tanta abbondante e preziosa massa di collocazioni, andrà ricordata l'attitudine esclusiva del registro, dello stile e del genere letterario comico da una parte, e la pratica sottilmente o radicalmente eversiva della scrittura creativa - e del discorso poetico in particolare - di lavorare sullo scardinamento delle collocazioni. Ma ci troviamo in terreni di confine, che presuppongono la precisa volontà di manipolare il linguaggio. Se ci spostiamo invece là dove la scrittura e la parola devono essere veloci e incisive (giornalismo, informazione, intrattenimento parlato) o là dove l'argomentazione dovrebbe essere limpida e viva (scuola, divulgazione, comunicazione istituzionale), è bene ricordare che l'abuso di collocazioni, la meccanica giustapposizione di mattoncini lessicali può trasformarsi in pigrizia mentale, pochezza o superficialità comunicativa, sciatteria espressiva: attenzione, allora, a non eccedere con folla plaudente, mix esplosivo, vedova inconsolabile, lamiere contorte, criminali incalliti, sforzo spasmodico, svantaggio immeritato, fermo monito, unanime cordoglio, piacevole sorpresa, inutili recriminazioni e via collocando... tormentoni e stereotipi.
 
Silverio Novelli