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3_immagine_recensioneMichele A. Cortelazzo
I sentieri della lingua. Saggi sugli usi dell'italiano tra passato e presente
Esedra editrice, 2012

Curato dagli allievi Chiara Di Benedetto, Stefano Ondelli, Alessandro Pezzin, Stefania Tonelotto, Veronica Ujcich, Matteo Viale, e affidato alle stampe dell'editrice veronese Esedra, è uscita un'importante raccolta diacronica di saggi di Michele A. Cortelazzo (ordinario di Linguistica italiana nel Dipartimento di Studi linguistici e letterari dell'Università di Padova), in occasione del suo sessantesimo compleanno. Il libro rispecchia bene le predilezioni di studioso di Cortelazzo.
 
Il nucleo fondamentale dei suoi interessi è costituito dall'italiano contemporaneo in tutte le sue manifestazioni: le costanti strutturali della lingua scritta e parlata analizzate nella tensione dinamica e dialettica con l'uso reale; il costituirsi di un italiano neostandard attraverso le migrazioni e le metamorfosi che hanno portato negli ultimi trent'anni il piano dello standard a sovrapporsi all'italiano impartito a scuola, il neostandard a ricercare nuovi poli di riferimento (per esempio, la lingua dei generi alti e medi del giornalismo), mentre l'italiano digitato (affrontato in tempi pionieristici da Cortelazzo in un intervento qui incluso) è venuto negli anni a caratterizzarsi come una sorta di diasistema della diastratia permeato dall'informalità; densità e rilevanza delle lingue speciali (Cortelazzo si è occupato in particolare di lingua medica, giuridica, scientifica), dinamiche neologiche e moti ricorsivi nei linguaggi giovanili, processi di italianizzazione (specialmente con riferimento al Veneto).
 
Ricadute pratiche di questa varia e complessa attività di ricerca si sono avute in numerosi lavori lessicografici (basti pensare ai contributi al DELI e alla curatela degli ALCI), nell'impegno per la semplificazione del linguaggio amministrativo, nella partecipazione, ad alto livello, alla REI, Rete di eccellenza dell'italiano istituzionale, promossa dalla Direzione Generale della Traduzione della Commissione Europea, di cui Cortelazzo ha presieduto il Comitato di coordinamento dal 2006 al 2013.
 
I saggi raccolti corrono tra gli estremi cronologici del 1975 e del 2010 e sono suddivisi in sei capitoli.
Il primo è intitolato Variazione nell'italiano contemporaneo e contiene sia saggi di inquadramento generale, sia analisi documentate di fenomeni specifici (come la distribuzione geografica della scelta degli ausiliari nei costrutti con i tre verbi modali, con esiti sorprendenti per quanto riguarda gli spogli da lingua parlata).
Il secondo, Usi speciali dell'italiano,è dedicato alla lingua delle scienze; al testo scientifico nella particolare fattispecie del manuale scolastico di scienze; alla lingua e agli strumenti della traduzione; alla scrittura digitale; alle scienze della comunicazione nella prospettiva della formazione di una capacità di giudizio critico sui testi prodotti da altri, oltre che nell'ottica di un dominio personale di adeguate competenze comunicative.
Il terzo capitolo, Momenti di storia del linguaggio politico, è particolarmente ricco. Si apre col datato, solo cronologicamente (1979), saggio L'analisi della retorica politica, nitido e puntuale, e attraversa più di un secolo di lingua, testualità, retorica, lessico politico italiani, principiando dalla traduzione del Manifesto dei comunisti da parte di Antonio Labriola, per giungere fino agli stili oratori dei presidenti della Repubblica – da Einaudi a Ciampi -, con una stazione di posta a cavallo degli anni Novanta, nella quale l'autore, a caldo (1994), riflette su alcune caratteristiche della lingua politica (e dei politici) di fine secolo e millennio, producendosi in un'acuta previsione sul possibile impatto dell'adozione del sistema elettorale maggioritario: «può avere, in via teorica, due conseguenze opposte sulla lingua politica. Da un lato, la necessità, da parte dei due schieramenti contrapposti, di disputarsi gli elettori incerti dell'area di centro può spingere i politici a usare una lingua vaga, generica, che non scopra troppo le carte; dall'altro lato proprio l'esistenza di due schieramenti contrapposti può portare a una netta distinzione dei modi di autorappresentarsi dei due schieramenti, a un'accentuazione, anche linguistica, dei tratti distintivi di ognuno di essi» (p. 188). Abbiamo assistito continuamente, nel corso delle sempiterne campagne elettorali di questi ultimi vent'anni, proprio al continuo rimbalzo da una modalità all'altra.
Molto stimolante anche il quarto capitolo, una sorta di autonomo e compiuto capitolo crono-politico dedicato a vari aspetti della relazione tra Lingua e fascismo, aperto da un fruttuoso saggio sulla Retorica del Mussolini socialista, cui segue un saggio sul Lessico delle battaglie agrarie, nel quale si testa «la coerenza semantica delle scelte lessicali, e più generalmente linguistiche, di Mussolini e la loro effettiva penetrazione nell'apparato del regime, nella stampa e così via» (p. 237). Molto interessante l'articolo divulgativo sul Lessico del razzismo fascista, mentre sono problematiche e dense le pagine di Un libro ancora da fare: il linguaggio di Mussolini.
Il quinto capitolo affronta Momenti di storia della grammatica e della lessicografia italiana (terminologia grammaticale nelle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo; la seconda edizione del Vocabolario della Crusca; il Vocabolario della lingua italiana di Zingarelli visto in relazione con la lessicografia del tempo).
L'ultimo, spaziando dal Settecento al Novecento, dalla lessicografia dialettale al dialetto nei libri per le scuole venete (al tempo della Serenissima e non della Lega), dalle diciture Venezia, Venezie e Veneto nell'uso dei linguisti all'italiano regionale nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia, non può che meritarsi il titolo Contributi per la storia linguistica del Veneto.
 
Dunque, l'italiano contemporaneo è il nucleo di questa raccolta di saggi, ma – come si è visto dalla rapida disamina dell'indice – attorno al nucleo si tessono le orbite di interessi vari, ricchi e stimolanti, che non di rado escono dal pur solido dominio dell'analisi linguistica per aprirsi alla considerazione attenta dei fattori culturali, storici e sociali, con il tacito ma evidente obiettivo di pervenire a una più profonda comprensione della realtà del nostro paese.
 
Silverio Novelli