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3_immagine_recensione(a cura di) Marco Biffi e Raffaella Setti
La Crusca risponde. Dalla carta al web (1995-2005)
Prefazione di Nicoletta Maraschio
Le Lettere, 2013
 
Per raffigurare la lingua italiana in movimento e la complessità del suo quotidiano attraversamento da parte di parlanti e di scriventi, la metafora del «mare aperto» e del viaggio avventuroso, potenzialmente ricco tanto di visioni ed emozioni entusiasmanti, quanto «di insidie e di difficoltà», viene a ragione rispolverato da Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca, nel prefare il volume che raccoglie dieci anni di consulenza linguistica fornita ai lettori, prima dalla rivista cartacea semestrale «La Crusca per voi» e poi anche, a partire dal 2002, dallo stesso autorevole sito web della Crusca, in una sezione dedicata, frequentatissima dai moltissimi amanti della buona lingua italiana, primi tra tutti gli insegnanti (e spesso, di conserva, le loro scolaresche), capaci di navigare (torna, e pour cause, la metafora marinara) in rete.
 
Sempre ai tipi della casa editrice Le Lettere, nel 1995 l'Accademia aveva affidato una prima selezione dei quesiti linguistici inviati al semestrale a partire dal 1990, anno della sua nascita sotto l'egida dell'allora presidente dell'Accademia, Giovanni Nencioni, con le risposte scritte da consulenti come Maria Luisa Altieri Biagi (inventrice del nome della testata cartacea), Paola Baroccchi, Arrigo Castellani, Ornella Castellani Pollidori, Maria Corti, Piero Fiorelli, Nicoletta Maraschio, Mariuma Miliani, Bice Mortara Garavelli, Giovanni Nencioni, Severina Parodi, Teresa Poggi Salani, Francesco Sabatini, Cesare Segre, Luca Serianni, Angelo Stella, Maurizio Vitale.
 
Il volume edito nel 2013 antologizza quesiti e risposte trascelti dalla rivista nel decennio 1995-2005, dal n° 10 (aprile 1995) al n° 31 (ottobre 2005), con l'aggiunta di una coda di domande ricorrenti e risposte ai quesiti tratte dal lavoro di consulenza linguistica svolto nella sezione del sito.
 
Come già appariva chiaro dalla lettura, anche desultoria (un aggettivo da edizione cartacea; oggi molti oserebbero un random, in linea con la vigoreggiante presenza in rete della Crusca), del primo volume, nel recente La Crusca risponde si apprezzano in particolare tre elementi:
 
  1. La qualità media molto alta delle risposte, che spesso, visto il parterre du roi dei consulenti, è di pregio assoluto;
  2. La caratteristica «conversante» (cito la definizione che diede Giovanni Nencioni) del tono e del modo in cui i consulenti concepiscono la trattazione dei temi critici proposti da chi invia la domanda, in accordo con l'intento fondativo della rivista cartacea di rivolgersi «agli insegnanti e agli amatori della lingua»;
  3. Lo sforzo di sollecitare l'idea che una lingua è viva (e dunque anche utile e pronta) perché cambia nel tempo, nello spazio, a seconda del contesto sociale e comunicativo e delle intenzioni e degli obiettivi di chi la usa. Uno sforzo notevole, che i consulenti della Crusca sono indotti a spendere con costanza, mostrando un rispetto e un garbo esemplari, che indicano a ciascuno di noi la via preliminare per la possibile riuscita di ogni interazione comunicativa: il rispetto di sé, dell'interlocutore e delle ragioni di entrambi.
 
L'interlocutore-tipo dei servizi di consulenza linguistica, sincero amante della propria lingua ma, di solito, soggettivamente compreso nel ruolo di difensore di una presunta purezza acronica della grammatica esteriore, si risolve spesso in un rimpianto per le sane regole della buona grammatica scolastica di un tempo: lamenta la morte del congiuntivo e l'invasione degli anglicismi, e intanto sciorina domande che da decenni si ripetono, proprio perché i fenomeni oggetto d'attenzione si collocano nella mobile linea d'intersezione tra un uso vivo e variabile e la norma codificata.
 
Si possono usare i pronomi lui, lei e loro soggetto, il gli dativale invece di a loro o a lei?; a me mi piace invece di mi piace è un errore madornale?; sono le otto e mezzo o le otto e mezza?; ma non è sbagliato scrivere o dire non ho potuto andare invece di non sono potuto andare?
 
La Crusca non lesina risposte insieme accurate e problematizzanti, ma trova sempre il modo di indirizzare l'utente verso un uso efficace della lingua e di proporre una soluzione adeguata per ogni singolo fatto di lingua preso in esame. D'altra parte, con sovrana trasparenza, non esita a chiudere in questo modo, a ragion veduta, una faccenda non risolvibile a colpi di e di no: «Lasciamo dunque il problema aperto; e auguriamo buon divertimento a chi si vorrà cimentare nella sua soluzione» (Piero Fiorelli, a p. 119). 
 
Silverio Novelli