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Da leggere_de' Angelis

Gianrico Carofiglio
Con parole precise. Breviario di scrittura civile
Editori Laterza, Roma-Bari, 2015

 

La necessità di un linguaggio chiaro e preciso nella scrittura pubblica è stato promosso negli ultimi decenni da numerosi linguisti e addetti ai lavori. Basti pensare alla ricca produzione di studi e manuali editi nell’ambito della cosiddetta “semplificazione del linguaggio amministrativo” (Maria Emanuela Piemontese, Michele Cortelazzo, Alfredo Fioritto, per limitarsi ad alcuni esempi), per i testi giuridici (Bice Mortara Garavelli) e per la scrittura aziendale (Luisa Carrada). A fronte delle campagne di formazione promosse e degli sforzi profusi non sempre sono però corrisposti risultati decisivi per introdurre nei testi pubblici una cultura della chiarezza. Sembra ancora oggi molto diffusa la deprecabile «abitudine a rispettare con deferenza chi parla senza farsi capire», contro la quale già quarant’anni fa mettevano in guardia le Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica del GISCEL.

 

Risulta quindi particolarmente opportuna nel panorama editoriale l’uscita del libro di Gianrico Carofiglio, Con parole precise. Breviario di scrittura civile (Roma-Bari, Laterza, 2015), che introduce nel dibattito il punto di vista di uno scrittore che è stato anche magistrato e parlamentare, che quindi ben conosce quei testi su cui si sofferma e la cui scrittura propone di riformare. Si tratta di riflessioni con le quali Carofiglio riprende e approfondisce quelle avviate qualche anno fa col suo La manomissione delle parole (Milano, Rizzoli, 2010) e che fanno talvolta capolino anche in bocca ai personaggi dei suoi romanzi.

 

La prima parte del libro rappresenta una riflessione sul potere della parola che – per usare le parole dell’autore – «si muove da un piano decisamente teorico e finanche speculativo per discendere sui territori della pratica: del come si fa e del come non si fa» (p. 4). Attraverso abbondanti citazioni ed esempi di testi reali, Carofiglio discute l’importanza del linguaggio nella vita civile e democratica e si sofferma, tra le altre cose, sul potere della metafora nella sfera politica, con analisi di alcune metafore che funzionano (Yes, we can di Obama) e di altre che non funzionano (il partito-ditta di Bersani).

 

Dalla responsabilità nell’uso della parole discende la necessità di precisione nel linguaggio pubblico, cioè nella scrittura politica, amministrativa e giuridica, nelle leggi. Tutti ambiti nei quali è fin troppo semplice trovare esempi di testi in cui parole inutili e pompose, fraseologie ridondanti e oscure nascondono imprecisione e scarso dominio dei contenuti presentati. Per questo, nella seconda parte del libro – Breviario di scrittura civile – Carofiglio propone una sorta di rassegna dei principi che portano a una scrittura che sappia essere allo stesso tempo chiara e precisa, adatta alla vita democratica. Ispirandosi ai numerosi manuali di scrittura e agli studi editi negli ultimi anni e citati nella ricca appendice di note, il libro passa in rassegna i difetti dei testi amministrativi e giuridici attuali e propone consigli per comunicare con una lingua essenziale, lineare e concreta, che eviti le parole inutili e sia specchio di una linearità di pensiero. Una lingua caratterizzata dal dovere della precisione, che sappia ad esempio distinguere i termini tecnici che in quanto tali non possono essere sostituiti da sinonimi, ma che possono essere spiegati (come incidente probatorio o contumacia), dai termini che possono essere rimpiazzati senza remore da altri più semplici e vicini alla lingua comune senza perdere di esattezza (come altresì, orbene o reiezione). Linearità e concretezza sono così proposti come antidoti alla disumanità del linguaggio burocratico e ai numerosi tic del linguaggio giuridico.

 

Il libro rappresenta un invito agli addetti ai lavori perché orientino la scrittura professionale verso una maggiore chiarezza e precisione nei propri testi pubblici, attraverso un approfondimento di quei manuali che trattano i problemi della scrittura professionale in modo sistematico. Ma si tratta di un invito che ciascuno di noi può cogliere a iniziare dalla propria scrittura quotidiana, dal momento che, come ricorda Carofiglio, «scrivere bene, in ogni campo, ha infatti un’attinenza diretta con la qualità del ragionamento e del pensiero. Implica chiarezza di idee da parte di chi scrive e provoca in chi legge una percezione di onestà» (p. 5).


 

Matteo Viale