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Da leggere_de' Angelis

Ugo Cardinale
L’arte di riassumere. Introduzione alla scrittura breve
Bologna, Il Mulino, 2015


Siamo «inondati dalla scrittura», è un dato di fatto. Si tratta con ogni probabilità di un’occasione importante per una vigorosa crescita intellettuale. Con cautela, però. Ugo Cardinale, ne L’arte di riassumere. Introduzione alla scrittura breve mette subito in chiaro che «le nuove tecnologie, usate compulsivamente, potrebbero deformarne la funzione [della scrittura], esaltando la velocità di esecuzione a scapito della complessità della riflessione» (p. 7).

Succede un po’ in tutti gli ambiti della produzione culturale: quasi sempre una maggiore velocità corrisponde ad una minore qualità del prodotto e, purtroppo, non mancano gli esempi, basta dare un’occhiata ai quotidiani online. Ma qui si tratta di altro. Non parliamo di qualità dell’esprimere, non solo almeno, ma di qualità del comprendere.

Per non correre il rischio di essere travolti da onde gonfie di parole e di annegare senza nemmeno essere stati capaci di decifrarle, diventa sempre più urgente capire quanto sia utile (e necessaria) l’arte della sintesi.

Riassumere è un’arte? Sì, in un certo senso. Come l’arte di scrivere o di leggere. A tale proposito, mi piace ricordare il godibilissimo compendio di osservazioni e ricordi raccolti dal poeta e narratore svedese Olof Lagercrantz nel suo L’arte di leggere e scrivere, pubblicato in Italia nel 1987 per i tipi di Marietti.

Un’arte, quella del riassumere, che fonde quattro azioni: leggere, comprendere, pensare e pianificare. E non è cosa da poco. Forse siamo capaci di sintetizzare un pensiero nei 140 caratteri di un tweet (bisogna anche vedere come) ma conosciamo davvero l’arte di riassumere?

Se così non fosse, utilissima diventa l’ottima guida di Ugo Cardinale, che ci conduce passo passo nell’intricato bosco della sintesi, dimostrandocene al tempo stesso l’assoluta utilità.

Partiamo dal presupposto che la contrazione e la sintesi del testo possono essere apprese, che non sono “qualità innate”. Bisogna conformarsi a una tecnica precisa, perché il riassunto non è, ricordiamolo, «una parafrasi, non è la trasformazione biunivoca di ogni frase attinta dal testo, ottenuta sostituendo ogni termine con un sinonimo o un’espressione sinonimica. Non è neppure una semplice riduzione del testo originario, per mezzo della soppressione di alcuni dettagli e della ricopiatura di parti integrali di esso. È il risultato, invece, di una lettura e di un’analisi intelligente, che rivelano la comprensione del testo» (p.32).

Dopo il primo capitolo, dedicato alle operazioni cognitive del leggere e dello scrivere e alla loro interrelazione (Dalla lettura alla scrittura), si procede all’enunciazione di macroregole di base per operare sul testo, e di tutta una serie di regole pratiche da seguire con scrupolo se si vuole ottenere un buon prodotto (cap. II - La riduzione dei testi). Nel capitolo III, si passano in rassegna alcune tipologie di testo (La classificazione delle tipologie testuali ai fini della sintesi). Nei capitoli successivi, per ciascuna categoria individuata (testi narrativi, giornalistici, informativi, descrittivi, argomentativi), si mettono le mani in pasta e si lavora sui testi, seguendo una lettura guidata e una serie di proposte di esercizi. L’Appendice presenta veri e propri esempi di riassunto sulla base dei testi analizzati in precedenza. Ci si può esercitare seguendo le numerose  proposte: riassunti in 1a o in 3a persona, in 100 parole, in 1.800-2.000 caratteri, o in 15-20, 30 o 40 righe, nella forma di articolo divulgativo o con riorganizzazione dei blocchi informativi. Una bella palestra. E come se non bastasse, un ricco apparato di 78 pagine per esercitarsi e per comprendere più a fondo teoria e pratica è liberamente scaricabile in formato pdf nella scheda del libro, presente nel sito della casa editrice all’indirizzo https://www.mulino.it/isbn/9788815257123.

 

Dunque, se si è capaci di contrarre in maniera appropriata un testo, significa banalmente che ci è chiaro il significato di ciò che abbiamo letto e siamo quindi in grado di ridirlo. Non smette mai di ribadirlo anche Luca Serianni: il  riassunto è  «pratica salutare, in quanto misura la capacità di capire un testo dato, di coglierne la salienza informativa, di renderlo in forma linguisticamente efficace» (L'ora di italiano. Scuola e materie umanistiche - Laterza, 2010; p. 40). «Non c’è esercizio più adatto per stimolare nei ragazzi la gerarchizzazione delle notizie, educare alla sintesi e così correggere la verbosità imperante. Con il riassunto, poi, si può verificare la padronanza linguistica e la comprensione di testi via via sempre più complessi. Per questo dovrebbe accompagnare gli studenti fino alla fine delle superiori» («Corriere della sera» 6 marzo 2014).

Anche Cardinale sottolinea che, un riassunto, per lessico e sintassi totalmente diverso dal testo originario potrebbe anche «permettere, con buon margine di predittività, la valutazione di capacità e competenze degli studenti o dei professionisti della scrittura: la comprensione di testi, l’attitudine all’analisi, la coerenza logica, la padronanza linguistica» (p. 31).

A detta dell’autore, sarebbe anche auspicabile che il riassunto diventasse una delle opzioni della prova di italiano dell’esame di Stato: «E se ancora oggi tale pagina bianca può produrre angoscia nello studente che non è informato sull’argomento di cui dovrebbe parlare, se questo vuoto di indicazioni rischia di alimentare i luoghi comuni e le banalità che si riscontrano per lo più nei temi di carattere generale, presenti nella cosiddetta tipologia D, un’alternativa degna di attenzione potrebbe essere la scrittura di sintesi e contrazione di un testo dato, culturalmente rilevante» (p. 8). Così anche quegli insegnanti che considerano il riassunto una pratica desueta ed inutile potrebbero rivalutarne l’efficacia e, volenti o nolenti, sarebbero costretti a riportarlo sui banchi di scuola.

In questo tempo che ci è toccato vivere, in cui i messaggi si moltiplicano vorticosamente, attraverso strumenti fino a poco fa impensabili, un tempo che esalta il contenitore a scapito del contenuto, in cui sembrano mancare tempo e concentrazione per soffermarsi sulle parole (mai per produrne in enormi quantità), diventa quasi necessario ripensare la scrittura breve.

 

Margherita Sermonti