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Da leggere_de' Angelis

Maria Simonetti
Slangopedia. Dizionario dei gerghi giovanili
Introduzione di Valerio Magrelli
Viterbo, Stampa Alternativa, 2015


Maria Simonetti, giornalista romana di grande esperienza, nel 1998 scrisse per il settimanale «L'Espresso» un'inchiesta intitolata Parliamoci in under 18, corredata di una scheda che presentava alcune parole nuove del linguaggio giovanile. Da quel momento e da quell'intervento, cominciò per Simonetti un'avventura che la portò a creare, nel sito del settimanale, a partire dal 2001, la pagina Slangopedia, così raccontata dalla giornalista stessa: «Comincia con "a come ammucchiarsi" e finisce con "z come zaccagnata" mettendo in fila più di 1200 voci e modi di dire: Slangopedia, autocompilato by mail e oggi anche by video (telecamera o telefonino), è il primo dizionario slang della digital generation, teeagers anni 2000 che riscrivono e reinventano ogni giorno l'alfabeto a botte di sms, mail e blog».

 

Maria Simonetti, che non è un'accademica, nota però con acume che il «paralinguaggio» dei giovani più che un neogergo difensivo è un frullatore linguistico ludico e ironico, estemporaneo, di materiale già esistente. I prodotti del frullato sono applicati a mondi che, in buona parte, appartengono anche agli adulti: il corteggiamento amoroso, il sesso (sognato, desiderato, vagheggiato, fatto, frustrato), la droga, il “diverso” e, più in generale, il teatro dei difetti altrui con tanto di teratologia psicosociale e fisio-morfologica. Naturalmente, non può mancare la scuola – con le vecchie e nuove filze di locuzioni per definire il fatto di saltare una giornata di lezioni per farsi una passeggiata al centro (fare forca, fare sega, ecc.).

 

Si tratta di lessico, soltanto di lessico: epidermide della lingua, ma di pronto impatto ambientale. Un lessico inventivo ma rapidamente destinato all’usura e a un continuo ricambio, salvo nel caso in cui la parola (per esempio: spinello) o espressione (per esempio: da paura) giovanile abbia la ventura di essere accolta nel parlato colloquiale e molto informale, dimensione di registro la cui estensione e affermazione presso le generazioni adulte è peraltro in crescita negli ultimi decenni. Matusa o paninaro, come la maggioranza assoluta dei vocaboli nati tra scuola, discoteca e “muretto”, diventano allora reperti archeolinguistici, preziosi da archiviare: come han fatto Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno nel loro prezioso Scrostati gaggio. Dizionario storico dei linguaggi giovanili del 2004.

 

In questo agile volumetto, invece, Maria Simonetti fa una succosa spremuta del dizionario di Slangopedia reperibile nel sito, attenendosi ai medesimi criteri selettivi colà adottati. Si tratta di criteri rispettabili e anche comprensibili: per esempio, «no a parole volgari e oscene» (p. 20), onde evitare, immaginiamo, un diluvio di invii. Vero è, però, che stabilire ciò che è volgare o osceno e ciò che non lo è spesso non è semplice: il senso del pudore è relativo. Non viene accolto, per dire, il nordico sborone 'fanfarone', causa il trasparente etimo priapesco, ma viene inserito jappognocca 'bella ragazza orientale', composto ibrido in cui, però, gnocca non sembra troppo raffinato. Soprattutto, non viene considerato che sborone da tempo non è avvertito come volgare, causa l'effetto di dilavatura semantica dovuto alla notevole diffusione della parola in tutt'Italia, promossa alcuni anni fa dal potente volano comunicativo della trasmissione Zelig, percepita come modello di oasi di svago da tanti giovani e meno giovani.

 

Ciò detto, questa Slangopedia cartacea mantiene intatto il suo valore di «agile incursione nell'universo lessicale dei ragazzi» (Magrelli, p. 16) e di intelligente repertorio governato sì da una appassionata curatrice, ma, nella sua genesi e storia, nato e cresciuto dal basso o, meglio, accumulatosi entro il vasto orizzonte piatto della rete, e rivelatosi attrattivo per informatori più o meno occasionali, ma sempre motivati e attenti, dislocati lungo tutto lo Stivale.

 

Potremmo infine dare niente più che un suggerimento per una nuova iniziativa editoriale: un dizionario/banca dati dei “gerghi giovanili” che accorpi il lessico per famiglie semantiche, incrociate con la variabile geografica (già qui di norma presente): per esempio, quali voci giovanili esistono per esprimere il concetto di 'zotico, burino'? La domanda sorge leggendo nel libro una voce come tamarro, definito per l'appunto “zotico, burino”, di cui l'autrice fornisce i geosinonimi: «tamocco (Alto Adige); tarro (Genova); tascio (Palermo)»: si tratta proprio di un abbozzo di nomenclatura “georeferenziata”. Consci poi dell'alta volubilità e deperibilità del materiale raccolto, si potrebbe fornire la data di attestazione, vale a dire, nel caso di Slangopedia, la data in cui l'informatore ha inviato la sua segnalazione lessicale. Ciò permetterebbe di lasciare un segno utile per la tracciabilità cronologica.

 

Silverio Novelli