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Da leggere_de' Angelis

Edoardo Lombardi Vallauri
Giorgio Moretti

Parole di giornata
Bologna, Il Mulino, 2015

Di primo ac.chì.to (p. 22), sembrerebbe che di parole, in questo in.tri.gàn.te (p. 132) quanto i.cà.sti.co (p. 123) volumetto, ce ne siano a biz.zèf.fe (p. 51). Tuttavia è necessario con.si.de.rà.re (p. 74) che lo smisurato sol.lùc.che.ro (p. 225) provocato dalla lettura ordinata (o disordinata) delle descrizioni dei vocaboli italiani ivi contenuti è basato più che altro sulla se.ren.di.pi.tà (p. 216) e non tanto sulla quantità se.squi.pe.dà.le (p. 218) di essi.

Assemblate con poca grazia da chi scrive e disposte in modo volutamente pe.dìs.se.quo (p. 173), ecco alcune delle 264 Parole di giornata, scelte e descritte da Edoardo Lombardi Vallauri (che insegna Linguistica generale nell'Università Roma tre) e Giorgio Moretti (che tiene un blog sulle parole ed è laureato in Giurisprudenza) in un incredibile «racconto di parole».

Lontano dall'asetticità di un dizionario, questo libro serve a godersi le parole, a scoprirle con meraviglia. Ve ne sono per tutti i gusti, dalle più semplici e comuni, alle infrequenti e complesse, aggraziate o spettacolari, ma tutte, proprio tutte, nascondono una prospettiva diversa dalla quale osservarle. Anche perché per evitare figuracce, o pesantezze linguistiche o goffaggini espressive, oltre ad amarle, le parole bisogna conoscerle. E «formandosi un’idea di quello che accade in un certo numero di parole significative, si impara come le parole sono strutturate e funzionano in generale: insomma, si diventa buoni indagatori e maneggiatori di tutte le altre» (p. 15).

L'ispirazione del volume nasce dall'esperienza del blog di Moretti unaparolaalgiorno.it e dal felice incontro tra Moretti, «un innamorato delle parole, che si lascerebbe andare a inni lisergici  […]» e Lombardi Vallauri «specialista preciso e a volte pedante, che vorrebbe veder sopravvivere sulla pagina scritta solo ciò che ha il carattere della verità» (p. 20-21).

Il viaggio all'interno del «piccolo evento quotidiano» costituito dalla parola,  porta d'accesso attraverso la quale passiamo per conoscere il mondo e, di conseguenza, noi stessi, è un percorso ricco e sorprendente, che inizieremo con alcune certezze e che concluderemo con altre convinzioni, perché «non solo impareremo parole nuove che non conoscevamo prima, ma anche quelle che credevamo di conoscere riveleranno pieghe nuove, e le conosceremo meglio» (p. 17).

Bisogna solo lasciarsi condurre per mano, animati da curiosità.

Incontreremo parole delicate e quasi timide, che dall'essenza dei fiori acquistano la loro bellezza; è il caso di liliale (p. 139), dal suono soave: «significa ciò che è proprio del giglio, prende il significato di candido, puro, e anche ingenuo, e casto».

Parole «belle e rare» come locupletare (p. 142), da conoscere ed usare con la giusta misura: «Dal latino locupletare, derivato da locuples 'ricco', composto di locus 'terra' e ples 'pieno'. Pieno di terre. […] significa arricchire, e caratterizza questo significato a partire dall'immagine più atavica della ricchezza, cioè la terra».

Parole dall'origine agghiacciante, come tirapiedi (p. 238) «servile aiutante di persone di una certa importanza […]», che prende il nome dalla fatale azione compiuta dall'aiutante del boia per rendere più rapido il trapasso dell'impiccato.

Parole dall'origine inaspettata come lapalissiano (p. 136) («evidente, ovvio, scontato, palese»), che deriva dal nome di Jacques de La Palice, Maresciallo di Francia al quale, dopo la morte, i suoi soldati dedicarono un canto celebrativo, un vero e proprio inno all'ovvietà: Un quart d'heure avant sa mort il était encore en vie ('Un quarto d'ora prima della sua morte era ancora in vita').

Sul finire dell'anno è buona (o cattiva) abitudine fare bilanci, di tutti i tipi. Qui ci interessano quelli riferiti alla lingua, al suo continuo mutare e crescere. Si fa a gara con i sondaggi di ogni genere tra i lettori più appassionati di lingua italiana: Quale di queste parole ti piace di più? Quale ha caratterizzato maggiormente l'anno in corso? Quale conserverai nel cassetto per tuoi pronipoti? Si cerca in tutti i modi di designare la più bella reginetta dell'anno, augurandole lunga e nobile vita (trattasi appunto di regine).

Forse petaloso o ciaone riusciranno a guadagnare il trono, acclamate a furor di popolo. Tuttavia, si sa, la bellezza è effimera, così come i subitanei innamoramenti, che talvolta si spengono come le fiamme troppo deboli al primo soffio di vento. Bisogna essere un po' speciali per rimanere nel cuore di qualcuno.

Dopo la nuova luce sotto la quale abbiamo conosciuto queste 264 affascinanti reginette, senza dubbio le ameremo e non le dimenticheremo più.

 

Margherita Sermonti