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Da leggere_de' Angelis

Daniele Baglioni
L’etimologia
Carocci editore, 2016



Negli ultimi tempi, le ricerche anagrafiche e genealogiche hanno risvegliato l’interesse di moltissimi italiani.

Si cerca di ricostruire la propria identità attraverso la storia personale o famigliare, per i motivi più diversi, che vanno dalla semplice curiosità (sempre che la curiosità sia semplice) alla riscoperta delle radici, del passato individuale o collettivo.

A dimostrazione di questo rinnovato interesse, basti pensare alla proliferazione di siti e portali dedicati alle ricerche genealogiche. Tra i più autorevoli, vorrei citare il Portale Antenati. Gli archivi per la ricerca anagrafica, promosso dalla Direzione generale archivi – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, che permette agli studiosi o ai semplici curiosi di sfogliare a video milioni di immagini (più di 50 milioni allo stato attuale) di registri di anagrafe e di stato civile provenienti da 47 Archivi di Stato.

Sembra poi che, parallelamente all’interesse per le radici anagrafiche, si stia diffondendo anche l’interesse per un altro tipo di radice, quella della parola.

Come se in un momento storico in cui tutto è così labile e precario, ci si debba afferrare a qualcosa di solido e di certo. Si cercano le basi, gli inizi, le fondamenta del nostro esistere, della nostra famiglia e così anche della nostra lingua, anch’essa così intima.

Nel suo breve ma sostanzioso volumetto, L’etimologia, Daniele Baglioni, che insegna Linguistica italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ci racconta le complesse vicende delle parole nel tempo. Prima di tutto facendo un po’ di ordine, anche per restituire a questa disciplina il suo rango e la sua nobiltà.

Da molti considerata come «un accumulo caotico di suggestioni», l’etimologia è invece «una disciplina rigorosa con un passato glorioso e un presente che, per quanto il suo prestigio si sia un po’ appannato, resta comunque di tutto rispetto» (p. 9).

Il libroè nato in forma di dispense per gli studenti di un corso tenuto da Baglioni all’Università di Venezia nel 2015, ma poi si è voluto aprire anche a «tutti quei lettori che sono interessati alla storia delle parole e desiderano sapere in che modo, con quali metodi, tecniche e strumenti i linguisti riescano (o per lo meno provino) a risalire alla loro origine e a ripercorrerne le vicende nel corso dei secoli» (p. 9).

Dopo alcune Questioni preliminari, su cos’è l’etimologia, a cosa si applica e se è o meno una scienza, si attraversa Un po’ di storia (dall’antichità al Novecento), poi ci si occupa di Come cambiano le parole (cambiamento formale e semantico, interazione tra i due cambiamenti), di Come si fa una ricerca etimologica (acquisizione della documentazione, ipotesi e proposte), per concludere con una rassegna dei Dizionari etimologici. Accurata e indispensabile la Bibliografia.

Tutto inizia con la gianna (Gianna o Giannetta), un vento freddo che soffia a Roma, su questo non c’è dubbio. Dubbiosa invece o addirittura ignota l’etimologia. Baglioni parte da un articolo di giornale comparso in un quotidiano romano nel 2015 proprio per dimostrare l’interesse diffuso sull’origine delle parole, purtroppo non sempre accompagnato dal dovuto rigore scientifico, quanto piuttosto da uno scoraggiante pressapochismo.

Gli esempi non mancano e sono uno degli aspetti più interessanti, anche e soprattutto per dilettare e coinvolgere i non addetti ai lavori. In alcuni casi, essi stravolgono le convinzioni più superficiali – ma non per questo meno radicate – e servono a chiarire ulteriormente il piano teorico (non dimentichiamo com’è nato il libro).

L’apparenza inganna. Teniamolo a mente per non cadere in facili trappole.

Ottimo e chiaro esempio ne è la parola stravizio ‘sregolatezza, eccesso nel mangiare, nel bere, nei piaceri dei sensi’, che pare proprio un derivato di vizio + il prefisso stra-. Non è così. Smontiamo e rimontiamo tutto. Infatti, «è sufficiente osservare che stra- si applica ad aggettivi e a verbi (stragrande, stravecchio, straparlare, stravedere ecc.) e non è solitamente attestato in combinazione con sostantivi» (p. 59).

In verità, si tratta di un prestito dal croato zdravica ‘brindisi’ o ‘sfida al bere’ «penetrato dapprima nel dialetto veneziano di fine Quattrocento come sdraviza, che riproduce fedelmente la forma della parola croata; nel diffondersi in italiano è stato poi gradualmene riaccostato dapprima al prefisso stra- [...] e poi anche a vizio con il risultato che oggi la sua origine straniera appare completamente oscurata» (p. 20).

 

Nel paragrafo I processi morfologici (p. 58), si evidenzia che «il controllo della plausibilità del processo di derivazione diventa uno strumento prezioso per distinguere tra l’origine reale di una parola e quella ricostruita dai parlanti per etimologia popolare». Subito dopo un illuminante esempio che chiarisce ampiamente questa affermazione: l’aggettivo e sostantivo fico (figo, variante settentrionale), usato dai giovani per dire ‘piacevole, bello’ (come aggettivo: “è stato un concerto veramente f.”), o ‘bel ragazzo’ o ‘di successo’ (come sostantivo: “Jacopo è un proprio unf.”).

«Generalmente si suppone una derivazione di fico da fica ‘organo genitale femminile’ e quindi, per traslato ‘bella ragazza’» (p. 59). Non sembrerebbe così e, anche se la discussione intorno a questa parola rimane aperta, «occorre tuttavia riconoscere, con Loporcaro [...], che la trafila che da efficace porta al romanesco ficaccio e per retroformazione a fico “comporta passaggi che, motivati dal punto di vista formale e semantico, sono inoltre in accordo con la documentazione disponibile non solo per l’italiano ma anche in ambito dialettale”, ciò che invece non può essere detto per l’ipotesi tradizionale della derivazione di fico da fica».

Nel blog una parola al giorno.it, la definizione di etimologia si chiude in maniera quasi poetica, come se questa disciplina e il suo studio rappresentassero una sorta di filosofia di vita: è un percorso di ponderazione elegante che migliora decisamente la qualità dei pensieri, della comunicazione, e quindi, della vita.

Potrebbe funzionare.

 

 

                                                                       Margherita Sermonti

UN LIBRO

Un delitto del ’43 e altri racconti

Mario Quattrucci

La pubblicazione di questa raccolta può costituire un’ottima occasione per accostarsi alla narrativa di Mario Quattrucci. Infatti, i vari testi mostrano bene la varietà di stili e modalità rappresentative con cui l’autore declina il prediletto genere poliziesco, perseguendo sempre il divertimento nella sua accezione più nobile.