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Da leggere_de' Angelis

Enrica Atzori
La lingua della radio in onda e in rete
Franco Cesati editore, 2017



Il volume La lingua della radio in onda e in rete evidenzia efficacemente lo statuto acquisito nel tempo dalla radiofonia, che in epoca di «società della comunicazione» (è il titolo di Antonelli 2016) si è trasformata in uno strumento bifronte. Alla radiolina e all’autoradio, si affiancano oggi PC, tablet e smartphone come supporti delle trasmissioni radiofoniche, che si sdoppiano tra contenuti parlati (trasmessi) e contenuti postati.

Molto tempo è passato da quando, nel 1953, Carlo Emilio Gadda elaborava per la RAI delle Norme per la redazione di un testo radiofonico, in cui da una parte riteneva che il pubblico della radio fosse composto da «persone singole», e dall’altra che il presentatore dovesse presentarsi «in qualità di informatore, di gradevole interlocutore, di amico» (Gadda 1991, pp. 1084-1085, citato a p. 17). Quanto al primo aspetto, già pochi anni dopo l’intervento di Gadda l’avvento del telefono giunge a rinnovare il rapporto tra radio e pubblico; per prima la radiotrasmissione Chiamate Roma 3131 accoglie telefonate dei radioascoltatori in diretta, aprendo a un’interazione che consente di considerare la radio come «il primo social network del Novecento» (Perrotta 2013, p. 69). Anche in seguito, sostiene giustamente Atzori, «la radio continua a dimostrarsi come il mezzo che più degli altri è in grado di superare l’unidirezionalità del rapporto con l’utente» (p. 18). Per il secondo aspetto, invece, le indicazioni di Gadda appaiono ancora attuali, e l’esame complessivo condotto dall’autrice ne offre un’attendibile conferma: in particolare a livello sintattico e lessicale, la «lingua bifronte della social radio» pare assecondare esigenze di semplicità e immediatezza che, per paradosso solo apparente, vengono raggiunte più facilmente nei post che tra i commenti degli utenti di social network.

La struttura del volume è chiara e lineare: dopo un’iniziale panoramica, sintetica ma ricca di dati, sulla suddivisione attuale delle concessioni, l’autrice passa in rassegna tutti i generi testuali radiofonici, per poi procedere a un’analisi linguistica svolta su tre livelli, coincidenti con i vari fronti operativi della radiofonia contemporanea: i programmi radiofonici più seguiti, le loro estensioni su Facebook (post) e i commenti dei likers a questi contenuti. La parte più importante del volume è senz’altro rappresentata dai risultati dell’esame linguistico, condotto su un corpus di parlato radiofonico raccolto nel gennaio 2014 (p. 48), e su post e commenti estratti dalle pagine FB di alcune trasmissioni radiofoniche nel marzo 2016 (p. 67).

È tuttavia di particolare importanza il chiarimento preliminare (pp. 30-46) sulla suddivisione tra generi e formati delle trasmissioni radiofoniche. Altri studiosi si erano proficuamente concentrati su questo argomento, notando che già a inizio millennio «non è il pubblico a doversi adeguare a orari precisi» stabiliti da un palinsesto “crono-tematico” (Menduni 2002, p. 130). Ne consegue «un’ibridazione fra i generi (o metageneri)» (p. 31) che ha ricadute notevoli sul piano linguistico. Anzitutto si afferma il cosiddetto “programma-contenitore”, la cui tipologia è ben rappresentata dalla struttura de Lo zoo di 105, «il programma più ascoltato d’Italia» (p. 44). Da ciò deriva una concentrazione nello stesso programma (salvo quelli più connotati come i giornali-radio) di quell’«innaturale quantità e varietà di lingua diffusa» riconosciuta al trasmesso radiofonico da Nicoletta Maraschio (2011). In più, la ricerca di empatia con il pubblico giunge a camuffamenti e sovrapposizioni linguistiche, e si esprime nella «ricerca di effetti che facciano percepire quello che è un parlato programmato (basato su “scalette” scritte) come un parlato perfettamente spontaneo» (Antonelli 2016, p. 135).

Questa ibridazione si manifesta in modo eloquente osservando i dati raccolti da Atzori. Se infatti i GR conservano un «forte debito verso la scrittura […] giornalistica», soprattutto per il loro sostanziale rispetto della grammatica dello standard e per la loro stereotipata architettura sintattico-testuale (formule di apertura, di chiusura, di passaggio di linea, frasi nominali e giustapposizione senza esplicitazione di nessi transfrastici), in particolare «nei programmi contenitore è evidente l’apertura al neostandard» (p. 54; e cfr. Maraschio 2011). I pronomi soggetto prevalenti sono lui, lei e loro, il congiuntivo è spesso sostituito dall’indicativo, compaiono molti segnali pragmatici e interazionali propri della conversazione (be’, dunque, vediamo, allora, ma); tra le strategie di messa in rilievo del tema è abbastanza frequente la dislocazione a sinistra (ormai definitivamente accolta nell’italiano contemporaneo quando è dislocato l’oggetto diretto: cfr. D’Achille 2016, p. 182), mentre sono sporadici i più marcati c’è presentativo (es. c’è qualcuno che ride) e la costruzione a tema sospeso (es. programmi ne ho visti molti). Questi risultati danno conto dell’elevata sorvegliatezza dei testi radiofonici, “travestiti” da testi di italiano comune ma con una sapiente selezione dei tratti da accogliere e di quelli da censurare (significativa in questo senso la scarsissima attestazione di mancati accordi tra soggetto e verbo). L’ammiccamento verso gli ascoltatori trova un terreno ancora più fertile nel lessico, dove vengono soppesati i forestierismi, mentre si ricorre con frequenza ai giovanilismi (soprattutto nei programmi di intrattenimento come Tutto esaurito), e in particolare alcune trasmissioni «hanno sdoganato del tutto la volgarità alla radio» (p. 59; al caso particolare delle parolacce ne Lo zoo di 105 sono dedicate le pp. 59-63).

La stessa ponderata apertura al neostandard si rintraccia nei post di FB delle trasmissioni radiofoniche (sui commenti di FB cfr. in generale Prada 2015, pp. 141-150). Con l’obiettivo di «coinvolgere gli ascoltatori e farli interagire» (p. 63), tutte le trasmissioni radiofoniche oggi postano sul social contenuti che servono a «prolungare il programma radiofonico sul web» (p. 71). I post risultano sintatticamente semplici e grammaticalmente corretti: all’incirca nel 70% dei casi i periodi sono composti da una sola frase, e nel restante 30% dominano lo stile nominale, il discorso diretto e le giustapposizioni, cioè gli accostamenti tra frasi senza esplicitazione della congiunzione che dovrebbe chiarire il loro legame. Mancano inoltre segnali di trasgressione grammaticale (che polivalente assente, isolati casi di frase scissa), sono poche le tracce di dialetto, i tecnicismi sono usati quando è davvero necessario, mentre abbondano anche sui social colloquialismi e giovanilismi.

D’altra parte, per un intento emulativo non sempre efficace, nei commenti i fan «spesso affastellano costruzioni decisamente meno controllate e padroneggiate» (p. 108). La sintassi dei commenti è più complessa, con predominanza dei periodi con più di una frase (60%), sebbene i confini tra le stesse frasi siano marcati quasi sempre da semplici segnali di punteggiatura. Interessantissime invece le risultanze del lessico: in questo settore «il linguaggio adottato dai fan nei commenti è lo specchio e l’amplificazione di quello dei programmi» (p. 113), con l’attribuzione di una valenza giocosa ed espressiva agli anglicismi (es. Don’t worry be happy) e soprattutto ai dialettalismi (es. pippa e pippone). La volontà dei fan di avvicinarsi al linguaggio delle trasmissioni non è sempre realizzabile, in quanto sono varie le competenze degli scriventi digitali (p. 124). Resta tuttavia un indirizzo stilistico notevole, messo in rilievo dal volume.

I tre piani sulla base dei quali si svolge l’analisi di Atzori mostrano dunque come la radio si muova oggi, al pari della televisione, all’interno di una costante «dinamica comunicazione-espressività» (Alfieri / Bonomi 2012, p. 67), sia nelle trasmissioni sia nei contenuti social. La semplificazione del linguaggio, l’espressività e l’efficacia comunicativa sono ricercati attraverso strumenti linguistici del neostandard ma quasi mai del substandard, sfruttando il fatto che, nella storia dell’italiano, «l’essenzialità ha […] delle buone carte da giocare» (Trifone 2017, p. 231). Differente è il caso dei fan “emulatori” che commentano i post, la cui analoga ricerca di espressività si manifesta per mezzo di strumenti linguistici meno confinabili entro una sola varietà (prova ne è l’ampio ricorso ai dialettismi espressivi, su cui cfr. anche Salvatore 2017). L’esame condotto nel volume mette in evidenza principalmente questa differenza, ed è forse questo il contenuto innovativo e il merito maggiore del coinvolgente e interessante lavoro di Enrica Atzori.

 

Eugenio Salvatore

Università per stranieri di Siena

 

Bibliografia:

 

Alfieri / Bonomi 2012 = Gabriella Alfieri / Ilaria Bonomi, Lingua italiana e televisione, Roma, Carocci.

Antonelli 2016 = Giuseppe Antonelli, L’italiano nella società della comunicazione 2.0, Bologna, il Mulino [I ed. 2007].

D’Achille 2016 = Paolo D’Achille, Architettura dell’italiano di oggi e linee di tendenza, in Manuale di linguistica italiana, a cura di Sergio Lubello, Berlin / Boston, Walter de Gruyter, pp. 165-189.

Gadda 1991 = Carlo Emilio Gadda, Norme per la redazione di un testo radiofonico, in Opere di Carlo Emilio Gadda, a cura di Liliana Orlando, Clelia Martignoni e Dante Isella, Milano, Garzanti vol. III, pp. 1081-1091.

Maraschio 2011 = Nicoletta Maraschio, Radio e lingua, in Enciclopedia dell’italiano, Roma, Treccani (http://www.treccani.it/enciclopedia/radio-e-lingua_(Enciclopedia-dell'Italiano)/).

Menduni 2002 = Enrico Menduni, I linguaggi della radio e della televisione. Teorie e tecniche, Roma-Bari, Laterza.

Perrotta 2013 = Marta Perrotta, Storia della radio in Italia in quattro atti, in La radio in Italia. Storia, mercati, formati, pubblici, tecnologie, Roma, Carocci, pp. 29-71.

Prada 2015 = Massimo Prada, L’italiano in rete. Usi e generi della comunicazione mediata tecnicamente, Milano, FrancoAngeli.

Salvatore 2017 = Eugenio Salvatore, Il dialetto come “altra lingua” nelle pagine di Facebook: rivalutazione di una varietà in declino e incontro con l’italiano, in Orizzonti del contemporaneo. Le scienze umane dagli anni ’70 a oggi. Atti dell’VIII Convegno Interdisciplinare dei Dottorandi e Dottori di ricerca dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Roma (13-15 giugno 2016), Roma, in c.d.s.

Trifone 2017 = Pietro Trifone, Pocoinchiostro. Storia dell’italiano comune, Bologna, il Mulino.