Questo sito contribuisce all'audience di

 
 

Da leggere_de' Angelis

Filippo Tommaso Marinetti - Fedele Azari
Primo dizionario aereo italiano (futurista)
Saggio introduttivo di Stefania Stefanelli
Apice Libri, 2015


Contestualizzato e annotato acutamente da Stefania Stefanelli, docente universitaria e collaboratrice dell’Accademia della Crusca, ricompare in edizione anastatica, con l’aggiunta di un accurato corredo iconografico, il Primo dizionario aereo italiano, pubblicato per la prima volta nel 1929. L’opera è firmata dal gigante del futurismo italiano, Filippo Tommaso Marinetti, e da Fedele Azari, il quale – sottolineano gli autori presentando il Dizionario –, ha tutti i titoli per accompagnare nell’impresa aero-lessicografica il più noto letterato, in quanto compendia in sé «le qualità di capopilota istruttore» e di «parolibero futurista».

Nel saggio introduttivo, Il mito dell’aeroplano: una storia italiana, Stefanelli illustra la coerenza del Dizionario aereo con le produzioni teoriche e artistiche del futurismo, improntate all’«entusiasmo per la modernità e l’esaltazione della macchina» (p. V), sia questa l’automobile, il piroscafo o l’aeroplano. Attenzione, aeroplano e non velivolo, secondo quanto propone Gabriele D’Annunzio – prodigo, come si sa di creazioni neologiche di un certo effetto: «Noi riserviamo il vocabolo velivolo – scrivono i due autori –, che è derivato dal latino velivolus (per es. mare velivolus – carico di vele) unicamente per l’apparecchio del volo a vela» (p. 11).

Non sorprenda tanta acribìa filologica messa al servizio di un giudizio censorio: Stefanelli nota come «[l]’attitudine puristrica presente nel Piccolo dizionario della cucina futurista si inseriva in una temperie che si era diffusa già a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento e che lasciò un segno indelebile anche nel Dizionario Aereo» (p. XXIX). È interessante leggere, a questo proposito, anche la prima appendice redatta dagli autori, intitolata Voci straniere maggiormente in uso e corrispondenti voci italiane, magari per analizzare, come fa Stefanelli, quale esito, talvolta di sorprendente modernità, abbiano avuto le proposte italianizzanti avanzate dagli autori. Utile anche la seconda appendice, un Elenco analitico delle voci, raggruppate secondo un criterio nomenclatore.

 

Di questa opera lessicografica, breve ma densa, colpisce, ancor oggi, la precisione tecnica mantenuta all’interno di un apparato definitorio caratterizzato da una lingua media moderna, «nonostante l’abituale enfasi di stampo futurista» (Stefanelli, p. XXXVI, un’enfasi, però, che non si ritrova nel corpo del Dizionario aereo, ma trasuda dalle pagine spesso, diremmo oggi, autopromozionali della Presentazione. A esemplificare, invece, la lingua del Dizionario aereo, un lemma per tutti: «scafo – corpo centrale dell’idrovolante, foggiato ad imbarcazione e costituente il suo mezzo per galleggiare sull’acqua. Lo scafo contiene i posti per gli aviatori ed il carico dell’apparecchio, mentre il motore è per lo più piazzato fra le ali, o sopra l’ala se l’idrovolante è monoplano. Vi sono anche idrovolanti a due o più scafi entro i quali viene ripartito il carico» (p. 103).

 

Gli autori scommettono quindi sul binomio modernità-purismo, tenendo fermo l’«obiettivo di raggiungere una totale italianità», ma senza «foggiare o adottare vocaboli arzigogolati, antiquati, pedanti oppure ostici alla pronunzia e perciò nati morti»: «[c]osicché tutti i vocaboli da noi adottati sono effettivamente vivi nell’uso» (p. 12). E, in effetti, Stefanelli, comparando le voci aeronautiche presenti sia nel Dizionario aereo sia nel Dizionario moderno (1905) di Alfredo Panzini, «uno scrittore influenzato dalle istanze del purismo ottocentesco ma anche aperto alle nuove acquisizioni dell’italiano» (p. XXXV), nota come nel secondo il tributo all’inerzia della tradizione letteraria e l’attestazione sui livelli conservativi del sistema lingua (aereoplano e non aeroplano, per esempio) sia comunque notevole.

Si rivela quindi importante riprendere in mano questo Dizionario Aereo, per capire come, in una temperie culturale e linguistica complessa e ibrida, gli autori «riuscirono a creare un dizionario specialistico che andava al di là del linguaggio d’uso comune e codificava un nuovo linguaggio settoriale, quello dell’aeronautica» (p. XXXVI).

 

Silverio Novelli