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(a cura di) Maria Agostina Cabiddu

L’italiano alla prova dell’internazionalizzazione

Prefazione di Francesco Sabatini
Milano, edizioni Angelo Guerini e associati, 2017

 

Per capire come nasce questo libro, è necessario tornare indietro di circa 5 anni, quando il Senato accademico del Politecnico di Milano, con delibera del 21 maggio 2012, decideva di attivare, a partire dal 2014, corsi di laurea magistrale e di dottorato di ricerca esclusivamente in lingua inglese. Numerosi docenti di quello stesso Ateneo, indignati e preoccupati, presentarono un ricorso al Tar della Lombardia, che annullò la decisione del Senato accademico (sentenza 23 maggio 2013, n. 1348). La battaglia proseguì con un appello al Consiglio di Stato, presentato dal Politecnico di Milano e dal Miur.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

Il Consiglio di Stato si rivolse poi alla Corte costituzionale, «chiamata a giudicare la legittimità di un breve passo della riforma universitaria comunemente chiamata “legge Gelmini” (Claudio Marazzini, p. 82)».  La Corte si pronunciò con Decisione del 21 febbraio 2017 (sentenza n. 42), salvando la legge ma dichiarando illegittima la scelta di utilizzare l’inglese come lingua esclusiva  per corsi e dottorati.

Bisognerebbe leggersela per intero questa sentenza (è presente alla fine del volume, p. 138): le argomentazioni ivi contenute, ritenute dall’Accademia della Crusca «di grande significato», hanno aperto un acceso confronto su temi che, lungi dal riguardare solo il capoluogo lombardo ed uno dei maggiori atenei italiani, hanno a che fare, tra le altre cose, con il modo di concepire la nostra lingua, con il modello culturale italiano, con la politica linguistica e la didattica e con l’ambiguo significato dell’internazionalizzazione delle università italiane.

Si esprimono al riguardo, attraverso notevolissimi saggi, analisi e contributi  Francesco Sabatini (prefazione), Maria Agostina Cabiddu, Maria Luisa Villa, Michele Gazzola, Claudio Marazzini (PARTE I – Manifesto per una politica linguistica), Nicoletta Maraschio, Luca Serianni, Alessandro Masi, Lucilla Pizzoli, Paolo Caretti e Giancarlo Consonni (PARTE II – Lingua madre: decadenza o rinascita?).

Uno degli aspetti più interessanti di questo libro, oltre ovviamente al prestigio di autori ed autrici e al loro punto di vista, è che la sua lettura non fornisce solo risposte ma stimolanti spunti di riflessione.

Il dibattito, «a tratti furioso […] interessa molto il linguista, sia per il contenuto, sia perché l’interpretazione poggia sull’esatto significato di una congiunzione, “anche”, che poteva essere intesa in due modi: come l’esclusione dell’italiano, o come aggiunta dell’inglese all’italiano, senza abolire quest’ultimo. La Corte ha deciso per l’aggiunta, non per l’esclusione» (Claudio Marazzini, p. 82).

Come ricorda la curatrice Maria Agostina Cabiddu (p. 38), non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti, grazie alla controversa decisione accademica del 2012 e alla conseguente vicenda giurisdizionale,  la «questione della (nostra) lingua o meglio il fenomeno della sua progressiva omologazione e mortificazione è diventata oggetto […] anche di un dibattito pubblico, che si interroga – finalmente senza tabù – sulla necessità di una politica linguistica attiva e democratica: l’astuzia della ragione genera sogni!»

Anche Luca Serianni si riferisce ai sogni, ricordando che «Se vogliamo alimentare un sogno, questo sogno non può essere quello del monolinguismo o di una diglossia in cui ci sia una lingua di prestigio (nella fattispecie l’inglese) e le lingue nazionali siano ad essa subordinate; bensì quello di una intercomprensione reciproca in cui, nel commercio intellettuale, ciascuno usi la propria lingua, contando sulla competenza passiva di quella lingua da parte dell’interlocutore» (p. 117)

In Fuori l’italiano dall’università (Editori Laterza), nato da un convegno organizzato dall’Accademia della Crusca  in seguito all'annuncio dato dal rettore del Politecnico di Milano, « tra decine di interventi di cattedratici e intellettuali – generalmente contrari a una decisione considerata troppo drastica e unilaterale – spiccava l’intervento dello scrittore Claudio Magris che immaginava un “redivivo Alberto Sordi” che, smessi i panni dell’attore e indossati quelli paludati del rettore universitario, replicava la memorabile scenetta del romano de Roma. Nel film Un americano a Roma Alberto Sordi cercava invano di sostituire gli spaghetti e i vini dei Castelli con hamburger e Coca-Cola. E Claudio Magris commentava: “L’idea di fare, nell’università italiana, dell’inglese la lingua unica e obbligatoria dell’insegnamento è una gag come quella scenetta di Sordi e ignora il monito della canzone di Carosone ma si nato in Italy”» (Enrico Pedemonte, Insegnare in inglese non è anti-italiano, «Pagina 99», 12 marzo 2017).

                                                                      

Margherita Sermonti