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Da leggere_Sgrammaticando

Fiorella Atzori

Sgrammaticando. Salviamo l’italiano dalla rete

Milano, Centauria, 2017

Se un marziano bibliofilo scegliesse di atterrare con la sua navicella spaziale proprio sulla nostra Penisola, se poi si imbattesse in una fornitissima libreria specializzata in linguistica, e se, una volta entrato nell’esercizio commerciale, davanti a uno scaffale, decidesse di contare i volumi dedicati all’uso (ma soprattutto al cattivo uso) della nostra lingua, penserebbe immediatamente che gli abitanti di quel lembo del pianeta vivono tormentati dai dubbi. Se avvenisse una cosa del genere, il còlto extraterrestre, oltre a riflettere sulle sue logiche deduzioni,  dovrebbe anche fare i conti con lo sconcerto più totale e il dilagare del panico tra i clienti della libreria.

L’uso delle nuove tecnologie ha indubbiamente contribuito alla trasformazione di molti aspetti della vita delle persone. Non ultimo il linguaggio, soprattutto quello giovanile e in special modo quello scritto: le nuove forme di comunicazione sono parte integrante del mondo dei giovani e addirittura incidono sul loro modo di costruire i rapporti.

In riferimento alla nostra lingua, si parla spesso di impoverimento:  il lessico si riduce, le strutture grammaticali si indeboliscono, la sintassi stenta. Senza entrare nel merito, c’è da dire che il dibattito che si crea intorno a tali trasformazioni, belle o brutte che siano, che ci piacciano o meno, quello sì, si arricchisce in continuazione.

Prova ne sia l’incessante pubblicazione di libri (alcuni di grande successo) che affrontano i problemi o semplicemente le difficoltà di molti italofoni, con l’intento di sciogliere dubbi di ogni genere: dal lessico all’ortografia, dalla costruzione delle frasi all’uso della punteggiatura.

Sgrammaticando. Salviamo l’italiano dalla rete nasce dalla passione per l’italiano dell’autrice, Fiorella Atzori che, pur non essendo un’italianista, come lei stessa tiene a precisare, per anni ha ideato e girato video-pillole sulla lingua italiana, caricandole sul canale YouTube Sgrammaticando. Video lezioni di grammatica e lingua italiana.

Il tipo di utenza di un libro che è la naturale “proiezione” sulla carta di video che girano sulla piattaforma più popolare tra adolescenti e ragazzi è presto individuato. Anche solo dando un’occhiata all’indice (Apo’strofi, Fermate il bullismo verso il congiuntivo, Ci vediamo alla prossima sono solo tre di 49 titoli di capitoli), si capisce subito la fascia di lettori cui è rivolto il volume. Inoltre, l’autrice stessa, nativa digitale, sa bene che «tra scuola e università (e quindi compiti scritti), email, documenti, relazioni per lavoro, stati Facebook e messaggi su WhatsApp, la forma scritta è parte integrante della nostra comunicazione quotidiana» (p.11) e grazie ai nuovi luoghi telematici in molti si cimentano con una spinta comunicativa che, appena vent’anni fa, sarebbe stata impensabile.

L’universo delle questioni affrontate è molto vasto, e spazia dall’uso dei tempi verbali all’ortografia, dagli apostrofi fino alla pronuncia. I riferimenti al mondo dei giovani sono moltissimi, a partire da quelli letterari. E non poteva mancare l’intramontato Moccia: «[…] Io e te, tre metri sopra il cielo. Un’eccezione alla regola, permessa e accettata: Io e te invece di Tu e io. In questo caso quindi può passare… ma ricordiamoci che Io e te è l’unica eccezione e che non sempre l’amore vince sulla grammatica. In tutte le altre circostanze non bisogna dare del te al tu!» (p.35).

Per quanto riguarda gli scivoloni in rete, le esperienze prese in considerazione sono più spesso quelle degli infratrentenni (per lo meno sarebbe auspicabile nel caso qui di seguito illustrato): «la triste storia di questo orrore grammaticale diventato leggenda [#escile ndr] inizia sulla pagina Facebook della modella Emily Ratajkowski, dove masse di educatissimi miei connazionali hanno inventato questo hashtag per invitare la bellissima donna a mostrare pubblicamente le sue grazie senza veli» (p. 49). A seguire, troviamo una rinfrescata sui verbi transitivi e intransitivi.

I capitoli sono semplici, i nodi da sciogliere sono i più frequenti, gli approfondimenti sono brevi e chiari, insomma friendly, per dirla con un gergo informatico caro ai più giovani. Non mancano i riferimenti ai social più utilizzati, quasi per far sentire a casa la fascia di lettori che forse ha più bisogno di essere sostenuta: «Anglicismi come chattare, WhatsAppare o neologismi come messaggiare, o l’ormai ironicamente arcaico smsare […] hanno ormai quasi sostituito la famosa chiacchiera [si parla dell’ortografia di questo vocabolo ndr] faccia a faccia […]. Possiamo sperare di “vederci a fare due chiacchiere” ormai solo tra amici che abitano nella stessa città […]. Quanto a “sentirci per fare due chiacchiere” ormai possiamo scordarcelo: se va bene skyperemo» (p. 80).

Nel frattempo, il  nostro marziano, stanco, preoccupato e sorpreso dalle reazioni – a suo dire “fuori luogo” – dei clienti della libreria, dal trambusto creato dalla sua innocente curiosità, per la fretta di andarsene si è dematerializzato, abbandonando peraltro la sua navetta, e si è rifugiato nel pianeta delle certezze linguistiche, quello del silenzio.

                                                                       Margherita Sermonti

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