Da leggere Manganelli

Luigi Matt

Giorgio Manganelli ‘Verbapoiete’. Glossario completo delle invenzioni lessicali

Roma, Artemide, 2017

 

Giorgio Manganelli (1922-1990) è stato scrittore verbapoiete, coniatore di neologismi, creatore, anzi, cosmagogo delle grafie, abile portaparole. La sua prosa espressivista, varia e complessa, si caratterizza infatti per il proliferare di neoformazioni, come quelle appena citate, e per un buon numero di risemantizzazioni: invenzioni lessicali che Luigi Matt ha raccolto e descritto in questo glossario di oltre mille lemmi (“verbamillanta”avrebbe forse detto Manganelli), compilato sullo spoglio dell’intera opera manganelliana pubblicata in volume (non solo di quella letteraria), offrendo quindi il quadro completo della creatività lessicale dello scrittore. Si tratta di un lavoro di grande pazienza e acribia, condotto con la generosa disponibilità del raccoglitore di parole, consapevole che per tracciare bilanci interpretativi serve un’ampia schedatura di partenza (l’elenco delle opere spogliate è alle pp. 17-20).

Per ogni lemma è stata allestita una voce lessicografica, con indicazione di contesti e nota etimologica.

Il lemmario di innovazioni è stato stilato partendo dal confronto con i grandi dizionari di riferimento, e proseguendo con la verifica nell’enorme serbatoio di testi messi a disposizione da Google Libri, strumento che ha «rivoluzionato» il lavoro dei lessicografi e da cui, ormai, non si può prescindere. I neologismi individuati sono spesso parole composte. I procedimenti usati da Manganelli nella sua attività onomaturgica sono descritti da Matt nelle pagine di introduzione: parole ricavate per derivazione o composizione, facendo anche uso di arcaismi e, talvolta, di regionalismi; risemantizzazioni; «sostantivi comuni o popolari con confissi tecnico-scientifici» (ideodotto ‘struttura atta a veicolare idee’); «parole che mescolano elementi appartenenti a lingue diverse, dando vita ad ibridi» italolatini, italogreci, italoinglesi e di altri tipi ancora; infine, episodicamente, originali pseudolatinismi e pseudogrecismi: aquamentum ‘cielo fatto di acqua’ e pornoepiscopos ‘sovrintendente delle prostitute’ (pp. 14-15).

Menziono un curioso gruppo di parole create per animali immaginari. Nell’animaliera (‘raccolta di figure di animali’) di Manganelli troviamo l’agatosauro, ossia il dinosauro buono (dal greco agathòs), il rinoptero, un volatile col naso sull’ala, il leovolo, la microgiraffa e il camelomucca (qui l’etimologia si intuisce): personaggi fantastici che ne ricordano altri della nostra tradizione letteraria, e che si potrebbero raccogliere in un miracolificio della letteratura italiana. Anche gli umani possono assumere fattezze mostruose, come il bambinosauro e il dragouomo. Manca lo stregatto, ma il gatto torna in molte neoformazioni manganelliane, come l’aerogatto, «l’aeroporto di Orly, sommesso e complice come un felino che fa le fusa» (s.v.), o il gattista, adepto al culto dei gatti,che non andrà d’accordo, presumo, con chi si mostra gattofobo. L’aggettivo gattoselvaggio è usato in riferimento a scioperi condotti nel modo più sregolato. Infine, sono registrati i verbi ingattarsi, per ‘diventare gatto’ (lo scrittore si ingatta per verificare la sua «vocazione buffonesca»), e ingattirsi, ‘assumere una tipica posizione da gatto’, ma per quest’ultima forma, come avverte Matt, esistono attestazioni letterarie più antiche nel significato di ‘innamorarsi’ (ricordo l’ingattimento, l’innamoramento furioso, attestato nella prosa di Carlo Dossi). Gli ultimi due verbi valgono inoltre come esempi di parole formate con prefisso in-, ampiamente presenti in questo glossario di invenzioni (oltre quaranta lemmi). Nelle pagine metodologiche introduttive, Matt avvisa che durante la verifica in Google ha escluso i casi di poligenesi, quei casi in cui il motore di ricerca restituiva pochissime attestazioni della parola (una o due) in libri semisconosciuti, o in periodici del passato, fonti che è inverisimile immaginare tra le letture dello scrittore novecentesco, e che quindi risultano ininfluenti «se si assume l’inventività manganelliana come centro dell’analisi» (pp. 11-12).

Elemento produttivo è il suffisso -oso, suffisso che ha attirato l’attenzione della stampa, qualche tempo fa, per il petaloso usato in un compito in classe da un bambino. Tra gli aggettivi di questo tipo coniati da Manganelli, segnalo elegantoso, focaccioso, gangsteroso, preghi eroso e ghiaccioloso, impiegato in riferimento a chi è freddo come un ghiacciolo, mentre, in riferimento a coloro che lo sono ancora di più, Manganelli crea l’aggettivo findus, esempio di passaggio dal nome proprio (quello della nota marca di surgelati) al nome comune. Stessa strategia onomaturgica è usata per le neoformazioni laocoonte, sostantivo che indica chi si dibatte inutilmente, in ricordo della celeberrima statua del Laocoonte stretto nella morsa dei serpenti, e policleto, sostantivo che, dal nome dello scultore greco, è usato nel significato di ‘statua’.

Accanto a parole che sembrano venire dall’avernese (la ‘lingua parlata dai morti’) o dalla lingua di astrofanfani (i ‘fanfaroni del cosmo’), sono attestate risemantizzazioni di parole d’uso corrente, ad esempio, tiramisù nel significato di ‘antidepressivo’, giaculatoria nel significato di ‘serie interminabile’, puntuto per ‘puntiforme’, girotondo, usato come aggettivo, e non come sostantivo, per indicare un percorso circolare. E questi sono solo assaggi del «primo frutto di una ricerca ad ampio raggio sulla scrittura di Manganelli», una «mappatura linguistico-stilistica» che, come Luigi Matt ci preannuncia, «darà luogo in un prossimo futuro ad un volume incentrato sull’analisi delle principali strategie stilistiche attuate dall’autore […] e della loro funzione in rapporto ai contenuti» (p. 7, n. 1).

 

Ludovica Maconi

(Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro”)

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