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Da leggere_Nencioni

Gualberto Alvino, Luca Serianni, Salvatore Claudio Sgroi, Pietro Trifone

Per Giovanni Nencioni

(a cura di) Gualberto Alvino; con 35 lettere inedite al curatore

Roma, Fermenti editrice, 2017

Nel 1974 Philippe Petit, funambolo parigino, tese un filo d’acciaio tra le Twin Towers newyorkesi e coronò il suo sogno: restare in equilibrio sull’immensità di Manhattan, tra cielo e terra, dove nessuno aveva mai osato affacciarsi.

La vita, si sa, è un gioco d’equilibrio, proprio come quando si va in bicicletta; occorre sempre evitare di perderlo, procedendo alla giusta velocità. Questo confidò Giovanni Nencioni, storico presidente dell’Accademia della Crusca, a Luca Serianni, all’inizio degli anni ‘80, per giustificargli la vivacità del proprio spirito e la propria sicurezza nell’incedere nonostante le primavere ormai avanzate.

Nencioni, del resto, glottologo e lessicografo di fama internazionale, professore emerito della Scuola Superiore Normale di Pisa, perseguì per tutta la sua carriera – con equilibrio e straordinaria vivacità intellettuale – lo studio della realtà linguistica, che circonda l’uomo con determinatezza e obiettività, costituendo la base della glottologia quale pura scienza del linguaggio.

Questa realtà ricercata da Nencioni, questo “mondo” della lingua, non alberga tuttavia né nelle grammatiche né nei vocabolari, bensì nel grande mercato dei parlanti: fatti linguistici e fatti culturali van di pari passo e c’è uno stretto legame – quasi inscindibile – tra lingua, cultura e popolo, proprio come aveva già intuito il grande psicologo Lev Vygotskij, per il quale il linguaggio non è che una rappresentazione culturale che deriva dall’ambiente sociale, sempre pronto a influenzare tutti gli strumenti che l’uomo via via acquisisce.

Nencioni, pertanto, impostò sempre le sue infaticabili ricerche di studioso e saggista sul linguaggio inteso come “istituzione”, come rete di relazioni culturali e sociali (per dirla con Saussure) che viene gettata all’interno di un variopinto e magmatico continuum di significati (e di significanti), che in questo modo si definiscono.

 

All’opera nencioniana, ma anche alla personalità del celebre studioso fiorentino, è stata recentemente dedicata una raccolta di contributi, Per Giovanni Nencioni, curata con dovizia di dettagli da Gualberto Alvino, filologo e critico letterario di consolidata esperienza, sulla base di un carteggio che lo stesso Alvino e Nencioni ebbero tra il 1993 e il 2003.

La raccolta è divisa in quattro sezioni, contenenti un Ricordo di Luca Serianni, alcune Spigolature nencioniane di Salvatore Claudio Sgroi, i Lasciti di un maestro individuati e assemblati da Pietro Trifone e il corpus costituito dalle 35 missive inedite, a cura di Alvino; alle quattro parti appena ricordate fa séguito un ampio repertorio bio-bibliografico di Giovanni Nencioni, che chiude l’opera scritta a più mani.

Nel Ricordo d’apertura, Luca Serianni tratteggia lo spirito lucido e vivacissimo dello storico presidente della Crusca, il suo impareggiabile acume d’esegeta della lingua letteraria e, soprattutto, la sua lungimiranza di studioso sempre attento allo sviluppo delle tendenze – grammaticali, lessicali e stilistiche – della lingua in movimento.

Nelle Spigolature, invece, Sgroi mette a fuoco la poliedricità del Nencioni linguista: glottologo, storico del pensiero linguistico e instancabile promotore di studi sulla lingua italiana, incardinati su un concetto centrale: lungi dall’esser un codice univoco, la lingua è una realtà in divenire, eterogenea nella diacronia, dinamica e mobilissima nella sincronia.

Quindi Trifone, nei Lasciti, elenca e spiega esaustivamente le numerose formule critiche coniate da Giovanni Nencioni e poi ri-utilizzate da molti, quali - per esempio - le agnizioni di lettura (ovverosia i rapporti tra lingua e stile di autori diversi), il parlato-parlato, il parlato-scritto e il parlato-recitato (in merito ai complessi rapporti tra la lingua parlata, nelle sue varietà, e quella scritta) e l’autodiacronia linguistica (tra l’altro titolo d’un saggio tra i più celebri dello studioso), nella quale parole e stili d’ogni epoca si stratificano e sincretizzano con pari urgenza e dignità.

Tuttavia, come già ricordato, il cuore della raccolta sono le lettere tra Gualberto Alvino e Nencioni, che raccontano di un’amicizia professionale e al contempo pretta e profonda, talora graffiante nel confronto intellettuale e altrettanto feconda nei propositi operativi. Nell’introdurre le 35 missive, Alvino ce la racconta con la misura di un lessico estremamente sorvegliato, quasi chirurgico nel ritagliare con precisione gli argomenti di studio comuni, ma amabile come una carezza nel ricordo delle feconde stagioni condivise.

A partire dal 1996 Alvino s'impegnò in un’ostinata cura dei carteggi tra Antonio Pizzuto (scrittore, storico e letterato poliglotta siciliano), il celebre filologo Gianfranco Contini, la studiosa tedesca Margaret Piller Contini e lo stesso Nencioni: carteggi utilissimi, non in ultimo, all’esegesi dell'opera pizzutiana.

Ora, molte delle lettere del carteggio Alvino-Nencioni, presenti nella raccolta che stiamo commentando, propongono proprio la genesi e la cronistoria di vari altri carteggi, in particolare del rapporto epistolare tra Nencioni e Pizzuto, durato dal 1966 e il 1976 (Caro Testatore, carissimo Padrino, come lo definì il presidente della Crusca) e dello scambio di missive tra Pizzuto e Contini, che il curatore Alvino ebbe modo di chiamare Coup de foudre.

Dunque ricordi pizzutiani, perlopiù, ma non solo: le 35 lettere di Per Giovanni Nencioni sezionano altresì la “lingua dei linguisti” - tema caro a Gualberto Alvino -, nonché gli “strafalcioni” dei letterati universitari, sovente imbrigliati in una sorta di sublingua ridondante e ricca di tante, troppe acrobazie concettuali.

Insomma, quattro studiosi di calibro ci raccontano con efficacia la figura di Nencioni, unica nel panorama degli studi linguistici nostrani e lo fanno con ardore, tecnica, professionalità e una buona dose d’affetto: ne consegue un’opera che celebra senza declinare nel panegirico e rende il profilo di un uomo coltissimo, arguto, infaticabile e raffinato, sia nei modi sia nelle parole.

 

Daniele Scarampi

(Insegnante di lettere, esperto di didattica e di didattica dell'italiano)

 

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

1) G. Nencioni, Appunti di glottologia, Bari, Adriatica Editrice, 1951

2) P. Polidoro, Corso di semiotica per la comunicazione, Uni Teramo, A.A. 2007/2008

3) F.Saussure, Cours de linguistique générale, Paris, Payot, 1922

4) L. Vygotskij, Pensiero e linguaggio, Firenze, Giunti, 1954

5) P.M. Bertinotto, La linguistica ‘dialogica’ di Giovanni Nencioni, Scuola Superiore Normale di Pisa, 2009

 

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