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Da leggere_Retorica

Gianfranca Lavezzi

Breve dizionario di retorica e stilistica
Roma, Carocci editore, 2017

Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole / mentre il sole fa l’amore con la luna (F. De Gregori, Alice, 1974) p. 17.

Io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai (F. De André, Amore che vieni amore che vai, 1968) p. 24.

Fa piacere citare canzoni così belle per presentare il Breve dizionario di retorica e stilistica, di Gianfranca Lavezzi, che insegna Letteratura e Metrica e stilistica all'Università Pavia.

Perché l’“arte del dire” è di tutti e tutti, consapevoli o meno, sono in grado di dire meglio e in maniera adeguata.

La storia della Retorica è lunga: si sviluppa nella Grecia antica inizialmente come tecnica per costruire un discorso efficace a supporto di oratori, politici o avvocati, e giunge fino ai nostri giorni, meno pragmatica e più legata all’estetica del parlare e dello scrivere.

Il lavoro della studiosa appare assai efficace. Infatti, la nuova edizione del Breve Dizionario è stata ampliata, grazie anche ad un «significativo “ricambio” e aggiornamento degli esempi […]: accanto agli esempi classici tratti da vari autori della letteratura italiana e straniera, il lettore ne troverà molti altri presi dai campi più disparati, da Internet alla finanza, dalla pubblicità alla musica, dal cinema ai fumetti», p. 5.

È importante infatti coinvolgere il lettore per fargli comprendere i significati dei lemmi, magari rivelandogli che il mondo delle figure retoriche e della stilistica non è così ostico né distante, al contrario si trova a portata di mano. Come si afferma nella Premessa, i destinatari di questo breve dizionario sono proprio gli studenti (universitari e della scuola secondaria superiore, insieme con i loro insegnanti) e i lettori appassionati. Non si tratta quindi di un’enciclopedia, ma di un agile strumento «che vuole dare una conoscenza essenziale, ma solida, della retorica e della stilistica» (p.6).

I lemmi sono sinteticamente definiti, in modo conciso e rigoroso. In essi è presente l’etimologia e un’ampia esemplificazione, «tratta, come si è detto, dai testi classici della letteratura ma anche da una cultura più vasta e immediatamente riconoscibile» (p. 5). La riconoscibilità, ovvero il tentativo di far comprendere che la lingua, con i suoi ornamenti, è uno strumento alla portata di tutti e non solo di eletti rètori o della letteratura del passato, credo sia un preciso obiettivo di questo prezioso dizionario.

Torniamo ai “padri” della canzone d’autore italiana. Così, l'anadiplosi («Ripetizione di una parola alla fine di un segmento sintattico e all’inizio di quello successivo» p.17) sarà forse più chiara grazie all’aiuto del cantautore romano e alla sua celeberrima Alice. Anche Fabrizio De André potrà orientarci nei meandri dell’antitesi: «Contrapposizione di due o più concetti attuata attraverso la corrispondenza di parole o segmenti di frase di significato opposto, ossia di antonimi».

Uno studente delle scuole superiori si sentirà certamente più motivato e spronato a comprendere l’ossimoro, scoprendo che questa figura retorica («sintagma che unisce due elementi semanticamente contraddittori» p. 88) si trova anche nel testo di J-Ax e Fedez Assenzio, 2016: Ho scelto la beatitudine dell’eterna dannazione. Così come un insegnante, partendo da un esempio del genere, potrà fare colpo sugli alunni sfoggiando una cultura musicale vicina ai ragazzi, per poi spostare il discorso su Leopardi, magari sull’immenso verso v. 15 dell’Infinito: e il naufragar m’è dolce in questo mare. Strano ma vero, Fedez e Leopardi uniti dall’ossimoro.

«E si può anche passeggiare tra le voci cercando l’ossimoro culturale, l’incontro fra la letteratura più alta e la cultura – in senso lato – di oggi: un incontro che non “svendendo” la poesia per cercare la modernità a ogni costo, ma neppure guardando quest’ultima attraverso un velo di sterile sufficienza, ho voluto rendere democratico e accattivante».

Come a dire: c’è posto per tutti nella nostra lingua e nella nostra cultura.

A pagina 79, la metafora, la figura retorica forse più diffusa, viene esemplificata ad ogni livello linguistico ed è sorprendente trovare Crozza, Petrarca e Battisti nello stesso lemma, per non parlare della nota marca di uno yogurt (Müller, fate l’amore con il sapore – p. 80).

Chi non ricorda Massimo Troisi nel film Il postino, diretto da Michael Radford nel 1994 ed ispirato al romanzo Ardiente paciencia (1985; trad. it. 1986), più noto con il titolo El cartero de Neruda, del cileno Antonio Skàrmeta?

Mario scopre un’altra dimensione delle parole e quindi delle cose, scopre la metafora e si sente un po’ poeta, in riva al mare, insieme con Pablo Neruda. Leggendo qua e là le voci del Breve dizionario, forse non ci sentiremo poeti, ma certamente saremo in grado di scoprire quanto la bellezza della lingua e dell’esprimersi sia nascosta ovunque. Ed è possibile trovarla.

 

 

 

Margherita Sermonti