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Da leggere_enigmistica

Ennio Peres

Corso di enigmistica. Tecniche e segreti per ideare e risolvere rebus, anagrammi, cruciverba e altri giochi di parole

Roma, Carocci editore, 2018

Giocare serve. A tante cose. Attraverso il gioco, i più piccoli conoscono il mondo che li circonda, lo esplorano, lo assaggiano, si misurano con esso. Senza bisogno di citare gli studi clinici più recenti, realizzati da importanti università, è intuitivo per tutti considerare l’attività ludica, nei bambini, ma non solo, come un sano e proficuo modo di crescere. Meno scontato, o per lo meno non immediato, risulta invece considerare il gioco linguistico come strumento didattico universalmente riconosciuto. «Uno dei più grandi equivoci cui può andare incontro chi fonda una parte del suo insegnamento sui giochi linguistici è il luogo comune che identifica questa strategia come qualcosa di troppo libero, anarchico, che non porta a “sapere” le cose, quindi in contrasto con quella che dovrebbe essere – secondo questo punto di vista – la missione principe della scuola» (Simone Fornara e Francesco Giudici, Giocare con le parole, Carocci editore, 2015). Tuttavia, già verso la fine degli anni Ottanta del Novecento, Ersilia Zamponi, insegnante di scuola media, convinta assertrice dell’utilità dei giochi di parole, organizzava corsi complementari per i suoi alunni. Questi Giochi di parole vennero raccolti poi in un’opera fondamentale per molti ludolinguisti, I Draghi locopei (come no, anagramma di “giochi di parole”).

Sempre Fornara e Giudici, in Giocare con le parole, si esprimono in modo molto netto sul valore del gioco nella didattica, perché «destrutturare non significa distruggere; piuttosto, vuol dire dare la possibilità a chi apprende di costruire o ricostruire, secondo un atteggiamento di scoperta e ricerca che è il solo modo per educare i giovani e giovanissimi […] a servirsi del proprio intelletto in maniera autonoma, senza la guida altrui, per sviluppare la propria capacità di pensare».

Ennio Peres, di formazione matematico, è giocologo per passione e di professione ed ha elaborato questo Corso di enigmistica per fornire gli strumenti, a chi ne avesse voglia, per «comporre o risolvere questioni ambigue e oscure» (p. 15).

Il gioco stimola attivamente il cervello (nel libro si riportano dati scientifici) dei bambini e degli adulti, non solo quello degli autori  ma anche, com’è ovvio, quello dei solutori. «Un cultore di giochi enigmistici che non intenda limitarsi al ruolo di solutore, ma desideri sperimentare anche quello di autore, avrà l’opportunità di stimolare entrambi i propri emisferi cerebrali» (p. 12).

Ecco quindi una guida approfondita per scoprire come nascono, che cosa sono e come funzionano i giochi enigmistici, che poi si voglia creare sciarade, rebus, lipogrammi, palindromi o cruciverba o semplicemente provare a risolverli, è comunque importante conoscerne i segreti.

Certo, l’affascinante mondo dell’enigmistica, arte che nasce con la storia dell’umanità, propone, se non infinite, numerosissime prospettive dalle quali osservare la nostra lingua, anche per ripensarla e riscoprirla.

Nell’epoca attuale, gli enigmi non si tingono più di tragedia, non ci sono più figure come la Sfinge che si uccidono per disperazione se personaggi come Edipo risolvono indovinelli, poi passati alla storia, come il celeberrimo «Qual è l’animale che al mattino cammina con quattro zampe, a mezzogiorno con due e alla sera con tre?» (se siete interessati, la soluzione è a pagina 16).

Con ogni probabilità, non ci sono più sacerdoti come il prete sardo Giambattista Agnesi che, nel XVIII secolo, immaginò (era cieco) più di mille anagrammi di Ave Maria¸gratia plena.

Oggi, però, è necessario sottolineare che «nelle sue manifestazioni più vulgate, l’enigmistica si rivolge a un pubblico non intellettuale, di alfabetizzazione recente, funzionando come passatempo ma anche come test sulle proprie competenze lessicali ed enciclopediche. Per molti parlanti l’attività enigmistica, anche solo passiva, ha costituito e costituisce, dopo l’uscita dalla scuola, l’unica forma di esperienza metalinguistica della propria vita». Stefano Bartezzaghi, Enigmistica, Enciclopedia dell’Italiano.

Conoscere, quindi, creare, reinventare e risolvere: così la lingua sembra davvero sempre nuova, oltreché, a volte molto divertente. Ne sono un esempio i falsi neologismi (p. 146), ideati da Pietro Gorini: Abate-jour = Lampada a forma di abate, Autoimmobilismo = Sinonimo di ingorgo o Damiciana = Grosso contenitore per il trasporto dei gatti. Più complessi i metagrammi, un gioco ideato da Lewis Carroll che in inglese si chiamava doublets. «Consiste nel cercare di unire due determinate parole, di uguale lunghezza, mediante una catena di altre parole di senso compiuto ottenute cambiando una sola lettera per volta […] SOLE - SALE - SALA - SANA - LANA - LUNA; GATTO - PATTO - PETTO - PÉSTO -  PÈSTE - ?» (la soluzione è a p. 142).

Se il gioco e l’enigmistica, come espressione dell’attività ludica, fanno parte della nostra vita, senz’altro è utile ricordare le parole di Paolo Romano, in un articolo dal titolo molto esplicito Elogio della Settimana enigmistica, che ci fa compagnia da ben 85 anni! («Huffpost», 18 agosto 2016), «la Settimana Enigmistica è, di fatto, un faro per la conservazione della lingua italiana e delle regole logiche che ne presidiano il (complicato) funzionamento. Incastri sillabici, bifronti, anagrammi e l'arte definitoria dei lemmi sono custodi severissimi del pensare bene e del saper leggere con attenzione prima di rispondere. Un punto fermo nel "bla bla" che, per fretta e costrizione dei tempi, impone di avere opinioni e scriverle il prima possibile, magari sui social. Fatto che, senza prosopopea, dovrebbe far riflettere su cosa si vuole intendere per modernità e cosa, sull'altare del tutto e subito, si è disposti a sacrificare della propria identità linguistica».

 

 

 

                                                                       Margherita Sermonti

 

 
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