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Da leggere_enigmistica

Giulia Ciarapica

Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché

Firenze, Franco Cesati Editore, 2018

 

«Internet doveva renderci liberi, democratizzarci, ma il risultato è che ha dato solo libero accesso alle invasioni barbariche [...] la gente non scrive più, tiene blog; invece di parlare invia SMS; niente punteggiatura, niente grammatica, TVTB, IMHO, ROTFL». Giuseppe Antonelli, in una giornata di studio tenutasi all’Università di Salerno nell’aprile 2015, apriva il suo intervento riproponendo queste battute. Poco importa se la citazione è tratta da una serie tv americana (Californication), importa invece ascoltare i nostri pensieri mentre la si è letta. Sono luoghi comuni che sicuramente, per un certo periodo di tempo, hanno influenzato anche noi. Ma, come molti esempi di scrittura ed «evoluzionismo linguistico» del web hanno confermato e continuano a confermare ogni giorno, sulle piattaforme digitali non solo è possibile rilanciare la parola – Franco Carlini in Lo stile del web. Parole e immagini nella comunicazione di rete (Einaudi) parlava di un «poderoso ritorno» – è, soprattutto, possibile fare critica letteraria 2.0. Come? Per fare il cosiddetto #bookblogger non occorre affidarsi unicamente all’improvvisazione, alla velocità delle mode. Lo sa bene Giulia Ciarapica, che nel suo Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché (Franco Cesati, 2018), struttura in ben sette capitoli tutti i passaggi necessari che devono accompagnare il lavoro di chi, in un portale personale e non, si accinge a parlare di libri. Già dalla Prefazione risulta chiarissima la missione: «il book blogger, o blogger culturale, è prima di tutto un lettore e, ancora prima, un osservatore, un “esploratore”». Consolidare questo primo stadio sarà fondamentale per una buona ricezione e, di conseguenza, per una recensione convincente e autorevole.

 

Una idea-di-rete

 

La lettura, che ci piaccia o no, è una attività complessa, e non deve stupirci  il fatto che rifletta l’intero sistema letterario: non un recinto in cui riconoscere le proprietà distintive e basta, ma un atteggiamento che necessariamente rimanda ad altro da sé, insiste sul ritorno. Ecco perché l’autrice pone l’attenzione, sin dalle prime pagine, sugli strumenti della lettura e dell’analisi: seppur «pochi» – si parte sempre con uno scaffale di critica ragionato, con una lista letteraria di carta e del digitale culturale in continua evoluzione – saranno proprio quelli a guidarci in una missione tutt’altro che immediata. Anche la scelta del libro, a seconda dei casi, nasconde una competenza: è vero che non esiste una risposta univoca al «perché proprio quello?», ma accanto alla possibile linea editoriale che dobbiamo rispettare, ai dettagli che ci colpiscono (e che potrebbero colpire l’utenza del mio blog), accanto alle personalissime sensazioni a caldo che ci attraversano dopo aver letto la quarta di copertina, in noi deve essere presente una idea-di-rete per la quale strutturiamo e rendiamo fruibile la recensione. «Scrivere di letteratura oggi, infatti, significa confrontarsi con il web, conoscere e gestire strumenti profondamente diversi». La stessa autrice riporta, a tale proposito, un esempio tratto dalla sua esperienza, ovvero l’idea di #AduaSelfie, diventata virale in poche ore sui social. Il ritratto a metà volto presente sulla copertina del romanzo di Igiaba Scego (Giunti) si prestava, infatti, per una strategia di condivisione molto personale, per tutti i lettori. Ecco che «il messaggio forte, inclusivo, partecipativo di questo selfie (“anche io sono Adua”)» ha contribuito a una promozione visiva che si intrecciava perfettamente al testo pubblicato su blog. È chiaro, però, che alla base di tutto – anche delle strategie comunicative  – sta una attenta lettura critica, una traduzione personale e consapevole del libro.

 

Una verità da sbrogliare

 

L’interiorizzazione parte, allora, da quella che Giulia Ciarapica sintetizza come “Autopsia del testo”, titolo riuscitissimo che apre il terzo capitolo. Centrale, non a caso. Riordinare le idee, rileggere – le fasi sono sempre tre – e sfogliare prima e dopo il lavoro critico permettono, infatti, di scoprire più dettagli all’interno del testo, nonché individuare i «contenitori da riempire con la nostra analisi». Incipit e finale, intreccio e personaggi, tipo di narratore, stile e linguaggio, struttura generale del testo, messaggio finale: l’educazione alla ricerca dell’articolazione del senso, come insegnava Leo Spitzer, passa necessariamente da qui, tra i piani della strutturazione, i dialoghi, le sfumature che uniscono forma e contenuto. E tutto questo, sottolinea più volte l’autrice, è importante per la comprensione di qualsiasi testo o «tessuto», dietro al quale, più o meno nascosta, sta una verità da sbrogliare. I paragrafi ricchi di esempi letterari ci conducono, infine, alla prima e delicata fase di stesura: «sciogliere alcuni nodi rimasti». Per «mantenere intatto lo spirito critico» dobbiamo farci «le domande giuste», ovvero quelle che ci aiutano a fare ordine sulla evoluzione del nostro pensiero e sullo stile da adottare per veicolarlo, che muta in rapporto al mezzo. «È un articolo per un blog, un pezzo per un giornale, per una rivista? Per un video? Da postare sui social?»: ogni livello di comunicazione – «non possiamo sottovalutare la potenza del linguaggio e le forme di espressione» – ha le sue regole, ed è un bene essere sempre allenati a coglierne di nuove in tutti i testi che incontriamo.

 

Abbattere il “muro di testo”

 

La forma è contenuto. Il contenuto è forma. «Trattata la questione dell’organizzazione e del contenuto della recensione, non ci resta che affrontare quella della struttura», una struttura che Giulia Ciarapica definisce «fisica» perché visibile, condivisibile, rintracciabile nella rete. Il paragrafo che chiude quest’altro capitolo centrale ripropone, ancora una volta, un esempio che coinvolge l’autrice in modo diretto: «Se avessi deciso di pubblicare questo estratto come un unico blocco, avrebbe causato un effetto “muro di testo” piuttosto respingente». La riorganizzazione del discorso deve trovare un’armonia con la composizione grafica del blog e con tutte quelle strategie (non solo comunicative) che il supporto ci offre. Ecco che già inserire qualche immagine tra un paragrafo e l’altro – la suddivisione in paragrafi non è mai cosa scontata –, enfatizzare con il grassetto, utilizzare tag o etichette, fare attenzione al mondo SEO per la rintracciabilità nel web non solo permettono di trasformare completamente un testo, ma, oggi, garantiscono alla nostra recensione di veicolare in modo efficace un messaggio. «Il libro», scrive Giulia Ciarapica, «è un oggetto “vivo” e, come tale, soggetto a cambiamenti, evoluzioni, modifiche: anch’esso ha bisogno di stare al passo coi tempi, di adeguarsi alle nuove tecnologie». Il penultimo capitolo “La video recensione” ci presenta, con grande chiarezza, l’universo dei #booktubers, fatto di luoghi, linguaggi, stile, sintesi, schemi e competenze comunicative. Dietro al canale Youtube, infatti, c’è di più. Attraverso delle vere e proprie interviste ad alcuni recensori del tubo digitale, l’autrice ricostruisce le tecniche più gettonate per stendere, ad esempio, una mappa di discorso, oppure, per “creare” un linguaggio adatto al video. Quest’ultimo aspetto, in tutto il libro di Giulia Ciarapica, viene più volte affrontato: come nella scrittura di una recensione, così nella promozione web occorre sempre più riflettere sulla efficienza della nostra comunicazione. Ecco che il «farsi comprendere» non può essere banalizzato nell’utilizzo di una lingua semplice e/o quotidiana. La creatività, la curiosità nei confronti delle continue interazioni digitali, la ricerca di un nuovo codice riflettono un percorso complesso e stimolante. Esattamente come deve essere il lavoro letterario. Perché, anche qui, leggere, come abbiamo visto, non significa solamente leggere. E scrivere non significa solamente scrivere.

 

Beatrice Cristalli

(Giornalista e critica letteraria)