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Da leggere_enigmistica

Giovanni Adamo e Valeria Della Valle

Che cos’è un neologismo?

Roma, Carocci, 2017

 

Rinunziare o sbandire una nuova parola o una sua nuova significazione (per forestiera o barbara ch’ella sia),

quando la nostra lingua non abbia l’equivalente, o non l’abbia così precisa,

e ricevuta in quel proprio e determinato senso;

non è altro, e non può esser meno che rinunziare o sbandire, e trattar da barbara e illecita

una nuova idea, e un nuovo concetto dello spirito umano.

(Leopardi, Zibaldone di pensieri [2400], 18 apr. 1822)

 

È un piccolo scrigno pieno di pietre preziose, questo agile libriccino scritto da due dei massimi esperti di lessicografia, Giovanni Adamo e Valeria della Valle, che alle parole e in particolare alle parole nuove hanno dedicato tantissimi e imprescindibili approfondimenti. In Che cos’è un neologismo? si trovano le risposte alle domande più frequenti sulle neoformazioni lessicali – che cosa sono e perché si formano? quando e dove nascono? chi può coniarle e come si diffondono? – e sono risposte precise, puntuali e dettagliate, ma scritte in maniera semplice, chiara e di godibilissima lettura. Un piccolo prontuario ragionato che contiene – come uno scrigno, appunto – la storia di ben 972 parole nuove! Tante se ne contano nell’Indice dei neologismi citati che lo chiude e che nei paragrafi che lo compongono sono descritte e classificate in base ai processi di trasformazione, combinazione o cambiamento di significato che interessano gli elementi che le formano.

 

Che cosa sono e perché si formano?

 

I neologismi, chiariscono subito gli autori, sono parole o espressioni nuove che si formano attraverso le regole di formazione proprie del sistema lessicale della lingua e nascono per denominare oggetti o concetti nuovi oppure come gioco linguistico, possono avere anche intento scherzoso, ironico o polemico. Sono neologismi anche le parole già esistenti che assumono nuovi significati (Tullio De Mauro le ha definite neosemie), i termini specialistici e vocaboli regionali o tratti da lingue straniere che passano nel linguaggio quotidiano.

A partire dalla seconda metà del Novecento l’interesse per i neologismi è cresciuto, favorito sia dal rapido progresso scientifico e tecnologico – sia dalle nuove forme di comunicazione internazionale, che li hanno diffusi rapidamente e capillarmente soprattutto attraverso la rete telematica. Si tratta di elementi lessicali di matrice inglese o angloamericana (internazionalismi), presenti soprattutto nell’ambito della tecnologia, dell’economia, ma ormai anche nelle esperienze di tutti i giorni.

 

Quando e dove nascono?

 

La parola neologismo è settecentesca – la forma francese néologisme è documentata per la prima volta nel 1734 – ma indica un fenomeno antico che è quello del rinnovamento lessicale, un processo caratteristico della vita di ogni lingua a cui però da sempre si è guardato con cautela e sospetto, se non addirittura con avversione: tutto quello che devìa dal canone stabilito inizialmente insospettisce. Questo atteggiamento ha accomunato nel corso dei secoli retori e grammatici latini, accademici della Crusca e infine i puristi; proprio nell’Ottocento furono pubblicati numerosi repertori o elenchi di voci da censurare che comprendevano latinismi, barbarismi, dialettalismi e neologismi. Solo nel 1905 è stata pubblicata un’opera con un impianto innovativo: il Dizionario moderno di Alfredo Panzini, che raccoglie, con ricchezza di documentazione e senza pregiudizi, ogni forma o locuzione nuova, anche se talvolta la definisce brutta, deforme, mostruosa o inelegante. Il dizionario di Panzini è il primo di una serie di repertori di parole nuove, che vengono anche oggi raccolte come testimonianza del cambiamento linguistico e sociale.

Non è facile individuare la data di nascita e la paternità di un neologismo, sottolineano i nostri autori, sono diversi gli aspetti da considerare a seconda che si tratti di neoformazioni letterarie, di nuovi termini della scienza e della tecnica, di nuove accezioni di parole già esistenti o di forestierismi e dialettalismi. Il caso che può sembrare più semplice – in realtà neanche questo lo è! – è quello della parola d’autore, ma per quanto riguarda le neoformazioni dei linguaggi settoriali, spesso non è facile scoprire la prima attestazione e lo stesso si può dire per gli slittamenti di significato e per i cambiamenti di funzione grammaticale, così come per i forestierismi e i dialettalismi, dei quali è difficile stabilire il momento esatto in cui passano nel lessico italiano. È dunque necessario riuscire a individuare le prime attestazioni di parole o espressioni nuove candidate a entrare nell’uso vivo della lingua e poi seguirne il percorso e selezionarle per determinarne l’esclusione o l’ingresso nei vocabolari, che sanciscono la definitiva accettazione di un neologismo e provocano, di conseguenza, la perdita dello statuto neologico.

 

Chi può coniarle e come si diffondono?

 

Nella seconda metà del Novecento alla letteratura e alla scienza – culle per eccellenza dell’onomaturgia, cioè della creazione delle parole nuove – si affiancano la stampa quotidiana e periodica, il cinema, la radio, la televisione, l’informatica e le reti telematiche come fonti di produzione e diffusione di parole nuove che veicolano informazioni, notizie, scoperte, mode e tendenze. Molte di queste parole, fanno notare gli autori, sono accolte a pieno titolo nel lessico dell’uso comune; altre restano legate a momenti o periodi determinati; altre ancora entrano nel lessico di una lingua, restano per un breve periodo di tempo e poi scompaiono o rimangono circoscritte ad alcuni ambienti. L’aspetto che sicuramente colpisce di più di una nuova formazione lessicale è l’iniziale difficoltà a riconoscerla come familiare: le neoformazioni sembrano dapprima buffe o brutte e questo è dovuto alla mancanza d’abitudine. Un’impressione che passa con il passare del tempo, perché se il bisogno di denominare oggetti, concetti o fenomeni nuovi è reale, il neologismo attecchirà.

 

Un Osservatorio speciale

 

Una nota finale: il volumetto riporta in sintesi i risultati della ricerca sui neologismi nella stampa quotidiana che due autori conducono dal 1998 e che è confluita nel 2005 nel progetto di ricerca Osservatorio neologico della lingua italiana (ONLI), che si svolge presso l’Istituto per il Lessico intellettuale europeo e storia delle idee (ILIESI) del Consiglio nazionale delle ricerche. Dal 2012 la banca dati dell’ONLI, in costante aggiornamento, è consultabile in rete all’indirizzo http://www.iliesi.cnr.it/ONLI/.

 

Stefania Iannizzotto

(Università degli studi di Firenze)

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