Da leggere_enigmistica

Claudio Marazzini
Breve storia della questione della lingua

Roma, Carocci editore, 2018

 

«L’atto di nascita della lingua italiana viene tradizionalmente collocato nel 960, l’anno del Placito capuano, antico verbale notarile a cui si attribuisce in maniera più o meno convenzionale il titolo di “primo documento” del nostro idioma». Pertanto «la nostra lingua è entrata […] nel suo secondo millennio di vita» (p. 117).

Di conseguenza, la Breve storia (della questione della lingua) si riferisce a un arco di tempo talmente grande che una sintesi asciutta, lucida ed efficace di un tema che accompagna e accompagnerà gli italofoni da e per moltissimo tempo non poteva che essere condotta da Claudio Marazzini, studioso esperto e attento osservatore della nostra lingua, presidente dell’Accademia della Crusca e ordinario di Storia della lingua italiana all’Università del Piemonte orientale.

Un’idea che l’autore sottolinea sin da subito: la questione della lingua, lungi dal rappresentare un ozio letterario,dovrebbe rivelare la sua centralità nella cultura italiana. Occuparsi dell’italiano di ieri e di oggi significa anche comprendere che il destino della nostra lingua, inteso come bene comune ed espressione di una comunità, è nelle nostre mani.

«Per contrastare l’interpretazione riduttiva dellaquestione della lingua, considerata come un dibattito sulle varie denominazioni fiorentino, toscano, lingua comune o italiano, cioè equiparata a un’oziosa disputa nominalistica, si può ricordare il parere di Antonio Gramsci: Ogni volta che affiora, in un modo o nell’altro, la quistione della lingua, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e l’allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale (Quaderni del carcere, Quaderno 29, § 3)» Claudio Marazzini, Enciclopedia dell’italiano, Treccani.it

Che cosa si intende esattamente con l’espressione questione della lingua? E poi, la questione è sempre stata la stessa nel corso dei secoli? Possiamo ancora oggi parlare di questione della lingua? E in che termini? Domande che sorgono spontanee e alle quali troviamo risposte in questo validissimo compendio.

Procediamo con ordine. «Sotto il nome di “questione della lingua” si indicano tutte le discussioni e le polemiche svoltesi da Dante ai nostri tempi relative alla norma linguistica e ai temi connessi. All’inizio, nel Medioevo e durante l’Umanesimo, si trattò di riconoscere e rivendicare la dignità del volgare, o di negarla, in nome della superiorità del latino. Nel Cinquecento si discusse a lungo sul nome da attribuire all’idioma letterario, se dovesse essere detto toscano, fiorentino, lingua comune o lingua italiana» (p. 9). Certo è che la nostra lingua è nata, cresciuta e si è modellata sui tempi di cui è stata espressione. Così, «dopo il 1861 emerse anche il problema del valore “nazionale” della lingua, intesa come simbolo dell’unità spirituale del paese».

L’autore, dopo aver illustrato La questione della lingua da Dante al Rinascimento (capitolo I), Il “primato” fiorentino (capitolo II), le Idee storico-linguistiche del Settecento (capitolo III), L’Ottocento: puristi, classicisti e romantici (capitolo IV), Lingua e nazione (capitolo V), Regno, Impero e Repubblica (capitolo VI) giunge a La questione della lingua nell’Italia del secondo millennio (capitolo VII), specificando quei punti critici «che sembrano costituire una sorta di nuovissima questione della lingua». Proprio per sottolineare come non sia più possibile rimanere indifferenti, in quanto figli e genitori di una lingua sulla quale è necessario riflettere, non come distanti spettatori ma attivi e responsabili attori del nostro tempo.

In quanto all’attualità del dibattito, Marazzini non usa mezzi termini: «[…] la questione della “norma” che sta alla base della questione della lingua può rinascere e riapparire in forme assolutamente inaspettate» (p.10). Come per esempio la portata dell’uso e abuso dei forestierismi, soprattutto dell’inglese, la svalutazione della lingua nazionale, l’italiano nella scuola.

«Le ragioni per le quali in Italia si è tanto propensi al forestierismo mi paiono le seguenti: manca troppo spesso il senso di identità collettiva che rende uno stato saldo nella coscienza dei cittadini, manca una buona conoscenza della propria storia e della propria lingua tale da restituire il senso di appartenenza alla cultura nazionale». Claudio Marazzini, Il problema dell’italiano? Non lo amiamo abbastanza, Famiglia cristiana.it

Sarebbe forse opportuno partire anche dalla lingua per fare una riflessione più generale su chi sia il vero “nemico” che impedisce o rende più difficile  il mantenimento dell’identità nazionale: lo cerchiamo fuori dai confini, proviamo a bloccarlo con i muri, ma forse dovremmo capire che questo “nemico” sta dentro di noi, che non sempre siamo capaci di prenderci cura di ciò che abbiamo, dalla lingua al patrimonio culturale.

 

                                                                       Margherita Sermonti

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