Questo sito contribuisce all'audience di

 

Da leggere_enigmistica

Aldo Onorati

Canto per canto: manuale dantesco per tutti

Roma, Società Dante Alighieri, 2017

 

La forza del poema dantesco è tanta e tale che ogni lettore, quale che sia il suo tempo e il suo spazio, riesce a stabilire con il testo e con Dante medesimo un rapporto stretto e particolarissimo. Chiunque può sentirsi toccato, in un passo o in un altro, e chiunque, specie se lettore in qualche modo professionista, consolida un rapporto che con il passare degli anni si fa sempre più profondo e intimo.

È dunque del tutto naturale che la bibliografia dantesca sia sterminata, e che sia affollata non solo di studi scientifici, ma anche e soprattutto di pubblicazioni estemporanee, dono spontaneo di lettori appassionati.

Questo di Aldo Onorati è un omaggio non solo a Dante (beneficiario da parte del professore anche di altri cospicui segni d’affetto), ma anche ai suoi lettori: Manuale dantesco per tutti è titolo che non lascia fuori nessuno, un po’ come fa il suo e nostro maestro nei confronti dei personaggi, grandi e minimi, della Storia.

 

Il libro si sfoglia e trascorre come una sorta di diario: non solo perché è il viaggio dantesco stesso a procedere per tappe e per visite a singoli luoghi e a singoli personaggi, ma anche perché è l’autore a scegliere di conformarsi a questo andamento e ad assegnare ad ogni canto una sosta di una o due pagine al massimo, aperte spesso dall’indicazione del giorno della settimana, se non anche dall’ora, del Viaggio oltremondano, seguito da note ambientali: «Venerdì santo, 8 aprile. È sera. Un tuono fortissimo ridesta il Pellegrino...» (canto IV), «Ultime ore del venerdì santo, 8 aprile. Siamo al II cerchio...» (canto V), «Sabato 9 aprile; è passata da poco la mezzanotte. Gli avari e i prodighi stanno nel IV cerchio...» (canto VII).

 

Ci si ritrova così, accanto a Dante, ad attraversare paesaggi diversi e ad ascoltare, dalla bocca di personaggi storici o del tutto ignoti parole mai udite prima. Nostra guida personale è la voce dell’autore, che alterna e fonde il testo dantesco alla propria personale narrazione, inserendovi citazioni dantesche, ora in modo implicito («C’è un vento impetuoso che alza nugoli di polvere come la rena quando il turbo spira»), ora in modo esplicito («per descrivere l’ambientazione dei dannati del canto terzo, “quella gente nel duol sì vinta”»), alle quali si dà il dovuto rilievo quando si tratta di espressioni divenute motti e locuzioni stabili del patrimonio linguistico e culturale di ogni italiano («il maestro di color che sanno», «Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole e più non dimandare»).

 

Non sfuggono d’altra parte, dove necessario, essenziali approfondimenti esegetici (come sull’identità di colui che fece il “gran rifiuto”, se Celestino V o forse Ponzio Pilato, come credevano gli antichi) oppure glosse storiche e curiosità onomastiche (Gianciotto, cioè Gianni lo zoppo, e il goloso Ciacco, il cui nome è fatto derivare da ciens ‘colui che chiede’ o da una deformazione di Giacomo) e più ampiamente terminologiche (come nel caso di un ‘falso amico’, per così dire, come lacca, che in italiano antico significa ‘cavità’). E ancora note metrico-ritmiche (come nel caso del verso «tal cadde a terra la fera crudele», di cui si osserva il valore onomatopeico), retoriche (come quando l’autore accenna a una possibile sineciosi, più correntemente nota come ossimoro) e infine più lunghe e discorsive pause descrittive su quadri d’insieme: sui papi della vita di Dante, per orientare il lettore sul serrato susseguirsi di pontificati brevi e spesso burrascosi, sull’architettura del nono cerchio dell’Inferno o dei cieli del Paradiso oppure su personaggi di identificazione dubbia o discussa come Matelda. Il tutto, oltre che poggiato su fondamenta di studi letterari tradizionali (Barberi Squarotti e altri), è distribuito attentamente e omogeneamente nel corso dei canti e delle cantiche, senza mai sostituirsi alla voce narrante: l’autore instaura con il lettore un rapporto che ricorda da vicino quello di Virgilio con Dante, a cui lui si aggiunge come terzo ospite e noi siamo accolti come quarto. Potremmo anche dire, parafrasando, tra cotanto senno.

 

Lucilla Pizzoli

(Università degli studi internazionali – Unint; Società Dante Alighieri)

0