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Nomi geografici, un genere difficile

Prendiamo volentieri spunto da un quesito inviatoci dalla gentile professoressa Brunella Sivio: «Desidererei sapere come mai la voce "Elba" intesa come fiume della regione germanica è considerata, nell'Enciclopedia Treccani, di genere femminile». Premessa: chi spera di trovare la regola che sistema tutto, in questo caso non la troverà. Nemmeno possono funzionare furbizie come il pensare “beh, noi abbiamo l'Elba, l'isola, che è femminile, quindi per analogia anche il fiume sarà considerato femminile”. In realtà, i due nomi geografici hanno storie ed etimologie distinte, anche se sono omografi (si scrivono allo stesso modo) e tendono a essere pronunciati allo stesso modo – mentre, in verità, il nome dell'isola toscana dovrebbe essere pronunciato con la vocale tonica chiusa, con la é, insomma, mentre quello del fiume ceco-germanico potrebbe essere pronunciato con la è aperta –. Inoltre, non sarebbe tanto logico dare per scontata una parificazione di genere per via analogica, perché in realtà nell'uso attuale sembra quasi scontato attribuire al nome del fiume, Elba, il genere maschile. Un maschile, tra l'altro, che potrebbe suggerire, in qualche mente ossessionata dalla necessità d'ordine, l'esistenza di una regola che governi l'attribuzione del genere ai nomi dei fiumi e di altre entità geografiche. Noi preferiamo dire che esiste una “tendenza”. Preferiamo dire così non per deludere chi ha bisogno dello schema perfetto, ma per preparare chi legge a casi e distinguo che esistono nella realtà della lingua.
 
Il Bolsena no, il Bianco
 
La partenza è confortante. Infatti, in italiano i nomi delle varie realtà geografiche (mari, monti, fiumi, laghi) di solito sono femminili o maschili a seconda del genere del sottinteso nome della “categoria” cui appartengono, ovvero mare, monte, fiume, ecc. (tecnicamente, questo nome si chiama iperonimo): il (mare) Mediterraneo, il (monte) Cervino, il (fiume) Po, il (lago) (di) Garda. Talvolta, è obbligatorio utilizzare l'iperonimo. Quando? Non è possibile tirare giù elenchi su elenchi. Bisogna vedere caso per caso. Non è possibile, per esempio, dire *il Bolsena, ma bisogna dire il lago di Bolsena. Nella preziosa grammatica compatta Italiano di Luca Serianni (con la collaborazione di Alberto Castelvecchi e Glossario curato da Giuseppe Patota, garzantina 1988), si scrive (cap. II, par. 20) che, come nel caso di lago di Bracciano, che rende antimateria agrammaticale *Il Bracciano, non è possibile dire o scrivere *Il Bianco e bisogna dire o scrivere il monte Bianco. Qui si tocca con mano come la lingua sia in costante movimento. Quando si muove tanto e per un lasso di tempo ragionevole nella stessa direzione, le tendenze – e infine le regole – che la caratterizzano possono cambiare, per quel che riguarda questa o quella singola rotellina dell'ingranaggio. Tornando al nostro monte Bianco, una rapida ricerca tra gli archivi dei principali quotidiani mostra come l'ellissi il Bianco per il monte Bianco sia ormai molto frequente. Tre titoli a raffica ripresi dal «Corriere della sera»: Campione scialpinista muore sul Bianco (18 giugno 2012), Travolti dal ghiaccio, sciagura sul Bianco (13 luglio 2012), L' alpinista scampato alla valanga e la voglia di tornare sul Bianco (14 luglio 2012); nel corpo di un articolo: «Così ai piedi del Bianco torna il Festival delle Nuove Vie, kermesse letteraria promossa dalla casa editrice Liaison» (C. Car., «La Repubblica»,19 agosto 2012, Torino, p. 13); sempre nel corpo di un articolo ma senza… articolo (determinativo): «[si parla del Cervino, ndr] Nessun itinerario verso i 4.478 metri della cima è facile, a differenza di Bianco e Rosa» (Leonardo Bizzaro, «La Repubblica», 23 agosto 2012, Torino, p. 11).
 
La Piave mormorava calma e placida...
 
Facciamo avanti e indietro come i cani da compagnia quando li si porta a passeggiare in montagna e torniamo a ragionare sulla faccenda del genere. La tendenza sopra enunciata è comunque prevalente, vivaddio, e non è cosa da poco; ma le eccezioni esistono. A partire dai nomi delle montagne (o oronimi): la Maiella, la Marmolada, la Grivola. Per proseguire con i nomi dei fiumi (o idronimi). Ce ne sono di femminili, come la Dora Baltea e la Dora Riparia o la Secchia; Bormida si usa sia al maschile, sia al femminile; Piave è maschile soltanto a partire dalla fine della Prima guerra mondiale (ma nei dialetti veneti, la Piau, e nell'italiano regionale più colloquiale è ancora di preferenza femminile). Perché siamo così sicuri che a far da discrimine tra la Piave (prima) e il Piave (dopo) ci sia la Grande Guerra? Nel citato Italiano si ricorda come «per il diffondersi della famosa Canzone del Piave di Giovanni Gaeta (E. A. Mario), e probabilmente anche per influsso di tutti gli altri nomi maschili di fiume, ha preso il sopravvento la forma maschile: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il ventiquattro maggio / […] / il Piave mormorò: 'non passa lo straniero'”».
 
Per Dante Alighieri era l'Albia
 
Alcuni importanti nomi di fiumi stranieri sono femminili: dalla Senna alla Vistola, dalla Loira alla slava Drina. Talvolta il genere del nome che designa lo stesso fiume varia passando di lingua in lingua: «Volga in russo è femminile; femminile è anche in francese; maschile è invece in spagnolo, e comunemente maschile si usa in italiano. Però c’è chi, soprattutto tra gli slavisti, preferisce il femminile: la Volga, come la Moldava». Si potrebbe dire qualcosa di simile a proposito di Elba, nome del fiume che nasce nella Repubblica Ceca e si snoda per la maggior parte del suo percorso in Germania, fino a sboccare nel Mare del Nord. In tedesco, il nome del fiume è femminile: die Elbe. Le radici indogermanica e gallica dell'idronimo rimandano entrambe all'idronimo latino Albis, in cui si riconosce in filigrana l'aggettivo albus 'chiaro, bianco', con riferimento alla trasparenza delle acque (Dante, in Purgatorio, VII, 99, ha Albia per Elba). Sebbene più rare di quelle di genere maschile, le attestazioni di Elba femminile non mancano nella lingua scritta italiana (con evidente eco del genere dell'idronimo tedesco), specialmente in testi che perseguono uno stile sostenuto, di tradizionale decoro formale. L'autorevole DOP (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia), molto attento ai valori della tradizione, dà Elba addirittura  soltanto come nome di genere femminile. Ciò vuol forse dire che dobbiamo inchinarci al cospetto di cotanta togata autorevolezza? No, il nostro uso di Elba (fiume) al maschile è ormai prevalente nella lingua comune – anche se non è così comune, in effetti, nominare quel fiume nelle nostre chiacchiere quotidiane –. Sarà per noi una fonte di arricchimento linguistico, e dunque culturale, sapere che Elba femminile è scelta possibile, seria e rispettosa di una certa tradizione consolidata.
 
Silverio Novelli
 

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Michele Colombo, docente di Storia della lingua italiana all'Università Cattolica di Milano, si è già occupato in più d'una occasione di Chiesa e lingua italiana. Proprio il tema della predicazione religiosa – cattolica – assume un rilievo fondamentale nel breve, nitido, godibile volumetto di 90 pagine che qui si presenta.

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